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Il quinto elemento è racchiuso in una donna, come il mostro di "Alien", il grande dubbio sulla poetica umanità degli androidi di "Blade Runner" e la canzonatoria avventura di "Nirvana".
Il quinto elemento è, invece, un film unico anche se condivide alcune ambientazioni, molte immagini e altrettanti interventi di personaggi, resi multipli dalla sceneggiatura - intreccio, con i film che l'hanno preceduto, che hanno tracciato una strada, quella, più o meno riuscita, di andare al cinema per far immaginare il futuro.
Luc Besson, il bravo regista francese che con coraggio ha realizzato questo progetto miliardario, ha dichiarato che il pubblico migliore, quello che più si lascia guidare da questo film è quello degli adolescenti, di chi ha quindici anni e molti sogni nel cassetto.
"Loro" - dice appunto Besson - "entrano in una sala cinematografica e non chiedono niente di meglio che divertirsi, che passare del tempo senza annoiarsi, lasciandosi guidare da quelle cose meravigliose che incantano senza accorgersene: le immagini."
L'avvolgente complessità che è dentro tutta la trama, esplode nei colori, nei bellissimi costumi di Jean Paul Gautier e nelle battute di un Bruce Willis poche volte così comico in passato.
La presenza di Milla Joyovich con le sue gambe affusolate, magiche, come e più del suo ruolo fa da riuscito contrasto con una brutalità che non fa male, di cui nessun si lamenta, a cui non è giusto prestare attenzione.
Bisogna ridere e aspettare per godere pienamente del film, ridere delle situazioni e del movimento, aspettare che passino pian piano le due ore che tengono veramente incollati alla poltroncina.
La direzione da seguire per stare bene, con la fantascienza, è che si deve credere alle macchine che volano, che consegnano la cena attraverso la finestra e che fanno andare dove si vuole, senza limitazioni.
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