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La rivoluzione delle immagini ha vinto.
Roberta Torre, la regista di Tano da morire, ne è l'eroina, la Giovanna d'Arco di una hit parade tutta napoletana ma ambientata a Palermo, dove l'autore riscoperto dalla colonna sonora è Nino D'Angelo.
La tragedia viene finalmente presa in giro, schiaffeggiata da questo avanspettacolo filmato, da questa operetta che senza veri protagonisti ma con un cuore immenso, una dimensione perduta, fa stare tutti insieme a cantare.
Bellissime sono le donne di questo film: con i capelli perennemente arruffati, elettrici, i vestiti d'occasione sono le principesse di un kitsch che luccica a tal punto da sembrare chic.
È dimostrato che la fantasia, l'immaginazione, il buon umore possono fare molto contro le malattie più virulente, le contaminazioni più spietate.
Il concetto può essere riportato anche a quel morbo che terrorizza e brutalizza questo nostro Paese.
Un applauso, dunque, a questo bell'esempio di cultura cinematografica e una lunga risata per questo stupendo coro di reale iniziativa sociale.
Un uomo diceva che la mafia non è importante, solo cattiva.
Era Giovanni Falcone.
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