Intervista a Pupo De Luca
di Silvia Gonfloni

Via Gorgia di Leontini, in un isola di verde, Pupo de Luca mi attende davanti al suo villino, sono le 16.00 e la primavera alle porte si fa sentire; un caldo sole riscalda gli splendidi prati e gli alberi in fiore. Ci salutiamo e mi fa accomodare in casa nel suo soggiorno. Mi presenta la sua affascinante metà e il cagnolino Jack inizia a leccarmi la mano. Così, di fronte ad una tazza fumante di thè, iniziamo a parlare di lui...

Silvia: Come è entrato Pupo De Luca nel mondo dello spettacolo, ricorda il suo esordio?

Pupo: Io nasco artisticamente come musicista di jazz, per un breve tempo ho avuto anche un gruppo musicale. Ero un ottimo batterista, ho suonato con gli americani, con i francesi...
Poi assieme ad alcuni amici abbiamo preso un locale, divenuto poi noto con il nome: 'Club Derby', a Milano, la mia città.
Il Derby era un tempio del Cabaret. Infatti fu proprio là che scoprimmo artisticamente attori come Cochi e Renato, Enzo Jannacci, Felice Andreasi e tanti altri, divenuti poi quelli che sono adesso. Per quattro anni sono stato al Derby.

Conobbi poi il grande Tino Buazzelli che mi ha subito fatto debuttare al teatro San Babila, affidandomi un ruolo importante, quello del suo antagonista.
Dopo quella esperienza sono andato a recitare al teatro Stabile di Genova, prima con le compagnie di Squarzelli, Fenoglio e Buazzelli, poi con una mia compagnia teatrale, con la quale vincemmo un premio al 'Festival della prosa' a Palermo, poi sono passato al cinema.

Ho lavorato in oltre settanta films. Molti erano bruttini, ma lavorare mi era necessario per sopravvivere.
In quegli anni infatti, per fortuna, si giravano circa duecento films l'anno, ora invece saranno una ventina...


Quali pellicole ricorda in modo particolare?

Beh, quelli che ricordo più volentieri sono quelli con Carlo Lizzani, erano films davvero importanti, ad esempio: "Banditi a Milano", "La vita di Lutring", "Roma"...
Ho fatto cinque films con Lizzani e sono quelli che ricordo con più affetto. Poi ho lavorato con Dino Risi, Anna Magnani, Monica Vitti e tanti altri.
Un film che ricordo con piacere è "Continuavano a chiamarlo Trinità", con Bud Spencer e Terence Hill... Io interpretavo il terzo ruolo, facevo la parte di un monaco molto simpatico e combattivo. L'ultimo film è stato "Verso sera" di Francesca Archibugi. Ero a fianco di Marcello Mastroianni. Ne ho fatti tanti, tanti davvero.


Che ricordo ha di Marcello Mastroianni?

È stato un attore con il quale ho lavorato veramente bene... L'ho conosciuto per la prima volta a Milano, proprio ai tempi del mio esordio televisivo. Fu proprio lui assieme a Nino Manfredi a presentarmi. Avevamo legato fin da allora. Quando lo rividi sul set, anche dopo tanti anni,  fu molto carino con me, era un uomo meraviglioso. Lo ricordo veramente con affetto.

Adesso invece lei ha una scuola di teatro, all'Eur e proprio a Casal Palocco, quanta soddisfazione le ha dato fino ad ora?

Me ne dà molta, ho scoperto in me questa vena di insegnante, che mi appaga veramente. Tramandare agli altri, soprattutto ai giovani, quello che ho imparato in tanti anni di lavoro mi rende veramente felice e soddisfatto.
Pensi che quando feci "Nero Wolf" lavorai con oltre trecento attori, ero uno dei protagonisti, ma assieme a me c'erano attori del calibro di Gian Maria Volonté, Ferrari, lo stesso Buazzelli.
Fu proprio allora che imparai tutto ciò che si poteva imparare sul teatro, ora è giunto il momento di insegnare l'arte della recitazione alle nuove generazioni.


Sono molti i giovani che si affacciano nel mondo del teatro?

No, non sono molti, anche se ce ne sarebbero nel nostro quartiere, però la loro attenzione è rivolta maggiormente verso le discipline sportive come il nuoto, il tennis ecc.
La cultura è un po’ messa da parte dagli stessi genitori che sono ancora diffidenti verso il teatro...
Infatti, ancora oggi, il cinema e il mondo che gli gira attorno, sono considerati come una sorta di stranezza, quasi come una 'iattura' dalla quale fuggire. L'attore viene spesso visto come una persona particolare, fuori dagli schemi e dal tempo. Quindi sono ancora pochi quelli che si avvicinano al nostro ambiente.

Ho avuto una grande soddisfazione al Liceo Scientifico Democrito, dove per otto anni ho curato un laboratorio teatrale. Qualcuno dei ragazzi che frequentava il laboratorio frequenta ora l'accademia di arte drammatica.

Casal Palocco quindi è una 'piazza' difficile?

Sì, la 'risposta' non è stata granché, sono convinto che riuscirei meglio in un quartiere più popolare, Ostia per esempio, dove c'è più bisogno di fare qualche cosa, dove c'è una grandissima sete di cultura.

Da quanto vive a Casal Palocco?

Sono arrivato nel 1969, sono quasi 30 anni ormai, venni qui direttamente da Milano.

Secondo lei cosa manca a Casal Palocco?

Trovo che non si comunichi sufficientemente. A parte quando c'è un evento sportivo, i cittadini forse non hanno voglia di stare assieme in un certo modo.
Ecco, io non sono un esterofilo ma manca veramente ciò che ad esempio accomuna i residenti delle piccole province americane, dove il vicino ti tiene i bambini quando vai fuori, dove ci si conosce... C'è una diffidenza quasi imbarazzante.


È stato sempre così o i tempi sono cambiati anche per Casal Palocco?

No, all'inizio era diverso, era molto bello, c'erano molti attori come Gazzolo, Walter Chiari, Sordi, avevamo creato una vera e propria comunità nella comunità.
Ora la gente è molto chiusa, va a lavorare, torna a casa, dorme poi ritorna al lavoro...


Qual è il suo hobby preferito?

Le lingue straniere. Sto approfondendo lo studio dello spagnolo.
Mi appassiona e mi affascina poter leggere 'in originale' autori come Garcìa Lorca e Cervantes. Poi spero di poter fare qualche lavoro nei Paesi di lingua spagnola, dove tra l'altro vado tutti gli anni.


Le letture che predilige?

Sin da piccolo ho sempre letto due, tre libri a settimana. Leggevo anni fa gli autori inglesi ed americani, adoravo Hemingway. Poi sono passato agli italiani, Tobino, Cassola...
Praticamente leggo dalla letteratura classica alla saggistica, dalla narrativa ai romanzi, credo di aver letto quasi tutto ciò che c'è da leggere. Mi piace veramente la lettura.
È la prima cosa che consiglio ai miei allievi: leggete di più!


Per concludere, chi nella sua famiglia ha seguito le sue orme nel mondo del teatro?

Tutti e due i miei figli: Daniele e Nicoletta.
A mio avviso sono entrambi molto portati. Daniele fin da bambino cominciò a calcare il palco e subito capii che era un talento naturale, sa anche scrivere molto bene testi teatrali, infatti sia lui che Nicoletta, mi scrivono sceneggiature molto interessanti.
Sono una vera soddisfazione anche se non amo fare il solito genitore che tesse le lodi per i propri figli...


Ringraziamo Pupo de Luca per la sua estrema cortesia e disponibilità e appuntamento alla prossima.

Le interviste

Somm. Apr.'97 - N° 7


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