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L’aria era umida. Lo era sempre in questo periodo dell’anno
quando l’inverno non si decide a dare il colpo di grazia ad un autunno
oramai stanco.
Paolo si rialzò il bavero della sua giacca, senza fretta,
come negli ultimi cinque anni di questi tempi. Aveva smesso da tempo di sognare
ed il clima incerto lo rendeva ancor più triste. Aveva giocato a lungo
con la sua fantasia e adesso, non più alimentata dagli stimoli esterni,
si era assopita in un vortice che era sempre più difficile vincere.
Osservando i mulinelli di foglie secche e cartaccie pensava
a che piccolo ingranaggio era lui, inserito in una mostruosa azienda che
stritolava e fagocitava le individualità costringendolo a sembrare un
automa.
Gli sembrò che i mulinelli mutassero a poco a poco trasformandosi
in gorghi nei quali avrebbe potuto annegare stando semplicemente fermo.
- È bello, - pensò in un barlume di fantasia, mentre
un torpore si stava impadronendo di lui - è bello lasciarsi cullare e
andare incontro al buio della sera su queste fragili e fruscianti onde.-
Li assorto, quasi non si accorse di una presenza accanto
a se. Difficilmente si accorgeva del resto dell’umanita’, che peraltro
considerava inutile e fastidiosa, sempre affannata e non degna di considerazione.
Aveva sviluppato una forma di rifiuto verso le code per la spesa o verso
i mezzi pubblici di trasporto, sempre affollati, puzzolenti; e mai
in orario. Faceva chilometri a piedi pur di non dover affrontare il contatto
fisico. Non che questo gli dispiacesse, cercava di migliorare la sua forma
fisica in modo quasi maniacale e senza risultati, ma in qualche remoto
anfratto del cervello il fatto di essere comunque diverso lo metteva a
disagio.
Qualcosa lo fece sussultare. Non in maniera visibile,
ma avvertì come la sensazione di essere costretto a considerare la realtà
che lo circondava.
Un intenso profumo!
Questo impulso fu trasmesso dai sensi verso il cervello
e man mano che vi si dirigeva, acquistava forza come un ariete medioevale
lanciato durante un assedio.
Grattava via la ruggine accumulata in tanti anni meglio
di ogni altra cosa.
L’esplosione che ne seguì fu silenziosamente assordante.
Non ebbe il coraggio di voltarsi, forse temeva una delusione,
di colpo la polverosa macchina della sua fantasia si rimise faticosamente
in moto.
- Una corriera persa... ma via, che importa.... sono
in viaggio comunque! - fu l’ultimo pensiero coerente che gli venne spazzato
via.
Come un argine cede alla forza delle acque aumentate
oltre il livello abituale, le sue grigie difese di uomo rassegnato cedettero
e si ritrovò in un mondo perso da tempo.
Tranquillità, pace, i colori dell’autunno, anche il
corpo aumentava la sua forza, la sua vigoria, via gli affanni, i pensieri,
gli acciacchi, il sonno. Già, ma non sapeva che era proprio quel sonno
ad occhi aperti a dargli quel senso di benessere. Perse la cognizione del
tempo... lui che non faceva un passo senza controllare l’orologio, rimettendolo
ogni volta. Era mano nella mano con un fantasma positivo.
In una parola: viveva....
Ma ad un tratto via il sogno, via il torpore ed eccolo
ripombare a capofitto nella realtà preso per lo stomaco, come scosso da
un brivido.
Il tempo non si era fermato ma, come invidioso del suo
nuovo stato, aveva camminato con forza doppia ed anche il freddo sembrava
aver raddoppiato i suoi sforzi per infliggergli qualche malanno.
Passò i cinque giorni successivi a letto con la febbre e
i dolori alle ossa maledicendo non la sua salute, della quale ormai non
si preoccupava più, ma la sua paura. Una paura che gli aveva impedito
di voltarsi, quando era ancora il momento per farlo, una sera di alcuni
giorni prima.
Si rammaricava perché almeno avrebbe potuto dare un
volto all’unica cosa che, anche se per un attimo, lo aveva strappato alla
morte.
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