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Le pioggie delle ultime settimane hanno procurato più
di un timore a moltissimi dei residenti dell’Axa, di Casalpalocco e della
Madonnetta, in particolare a coloro che, nella notte tra il 18 e il 19
Ottobre di sei anni fa ebbero la sgraditissima sorpresa di svegliarsi nel
cuore della notte, trovare le loro case allagate e subire gli ingenti danni
causati dall’ondata di acqua e fango riversatasi nei piani bassi delle
loro abitazioni.
A distanza di sei anni, vogliamo ripercorrere quanto accaduto, illustrarne le cause
(a beneficio soprattutto di coloro che sono venuti ad abitare in zona solo da qualche
anno) e soprattutto verificare quali sarebbero le conseguenze di una nuova e violenta
serie di pioggie che dovesse abbattersi sul nostro territorio.
Premesso che l’Axa, e in maggior misura Casalpalocco, sono zone da sempre
ad alto rischio idraulico (fino agli anni ‘30 Casalpalocco e i quartieri limitrofi
erano occupati da una vasta palude, poi bonificata, cui si deve l’origine del nome stesso Palocco,
che in alcuni tratti giace alcuni metri sotto il livello del mare), cerchiamo
di capire come sia stato possibile che tre notti di pioggia abbiano
potuto gettare nel caos più totale centinaia di famiglie.
A nostro avviso, più che di causa specifica si
deve parlare di una serie di concause, alcune prevedibili altre no, che
hanno contribuito al disastro.
Che il Canale Palocco e il Canale dei Pescatori non siano
ormai più in grado di smaltire le acque che, per effetto delle trasformazioni
intervenute con l’urbanizzazione, legale ed abusiva, vi affluiscono in
quantità e maniera notevolmente superiori a quella originaria, calcolate
per servire un territorio a utilizzazione agricola, sono fatti assodati
e incontrovertibili.
A questo va aggiunta l’incredibile quantità di pioggia
caduta in quei fatidici giorni. Nell’arco di 48 ore, dalle 9.00 del 17
Ottobre alle 9.00 del 19 Ottobre le precipitazioni atmosferiche nella zona
raggiunsero i 250 mm (contro una media di 83 nell’intero mese riscontrata
negli ultimi 40 anni).
Se si tiene conto che la media annua delle precipitazioni
nella fascia medio-tirrenica è di 600-800 mm l’anno, ciò equivale a dire
che in due giorni si registrarono più di un terzo delle pioggie che solitamente
si distribuiscono nel corso dell’anno.
Le precipitazioni atmosferiche raggiunsero una intensità
senza precedenti, fiumi d’acqua mista a fango scorrevano nelle vie impregnando
i giardini e penetrando nelle sale hobby, la gente veniva svegliata dai
vicini più apprensivi, che avevano subito i primi allagamenti e
assistevano increduli e impotenti alla crescente massa d’acqua impadronirsi
delle case.
All’una di notte, le strade dell’Axa e di Casalpalocco
sembravano Via del Corso in un Sabato pomeriggio, persone in pigiama e
stivali di gomma si affannavano a cercare di porre un qualsiasi argine
all’acqua, le voci dei primi gravi allagamenti echeggiavano tra i caseggiati
e si improvvisavano i primi soccorsi spontanei a coloro che avevano subito
i danni più gravi.
Cosa era successo ?
A Casalpalocco, l’anomalo
innalzamento del livello del canale Palocco, che avava tracimato dai ponti
esistenti all’interno del quartiere, aveva impedito il regolare deflusso
dei collettori fognari, facendo da tappo idraulico, e le acque così
respinte avevano invaso garage e seminterrati, provocando ingenti danni
a mobili, tappeti, suppellettili e quant’altro racchiuso nei piani inferiori.
Dopo le tre del mattino del giorno del nubifragio, si
era potuto notare un rapido ritorno alla regolarità nel funzionamento
delle fogne. Il livello dell’acqua nel canale Palocco, a riprova della
ottima efficienza del sistema fognario consortile, si riabbassò
e le fogne ritornarono a pompare.
All’Axa si ripetette il fenomeno già verificatosi
nell’ottobre ‘87, quando le acque della zona agricola a monte del Metro
Drive e delle zone adiacenti, non contenute nel fosso laterale della Colombo,
si riversarono sulle strade insieme al fango.
La situazione, nella zona di Via Eschilo, si aggravò anche perché la Cooperativa
Un Tetto, per la realizzazione dei passi carrabili che servivano alle abitazioni,
aveva intubato un canale a cielo aperto, senza il preventivo permesso né
del consorzio di Bonifica di Ostia e Maccarese né del Consorzio Axa, cerando una strozzatura
nel deflusso delle acque che, convogliate nel sottopasso di Via Anacreonte,
sarebbero dovute andare a defluire nel canale laterale della C. Colombo.
L’acqua, o meglio la fanghiglia, raggiunse, in alcuni casi, anche i due metri di altezza.
I danni, in alcune abitazioni, ammontarono a svariate decine di milioni. Cataste di
masserizie, rese inservibili dal fango, furono ammassate nei giorni seguenti sul ciglio dei
marciapiedi e il viavai dei mezzi di sgombero dell’AMNU, dei Consorzi di Amministrazione
e di alcune ditte private si susseguì ininterrotto per le settimane successive,
così come le proteste di chi, in una notte, aveva visto volatilizzarsi i sacrifici di una vita.
La richiesta di risarcimento danni presentata dal Consorzio
dell’Axa nei confronti del Comune di Roma (per la cattiva manutenzione
dei fossi di raccolta delle acque piovane, laterali alla C. Colombo e alla
Via di Acilia) e nei confronti del Consorzio di Ostia e Maccarese (per la
cattiva manutenzione dei fossi percolatori) e della Cooperativa Un Tetto (per la costruzione
di un muro in cemento armato che, a mo' di diga, faceva confluire tutte le acque del terreno
demaniale nella cunetta all'angolo tra via Eschili e Via Anacreonte intasandola irrimediabilmente)
non sortì effetti positivi e nessun risarcimento per le centinaia di milioni di danni subiti
fu mai ottenuto dagli alluvionati.
Fin qui, e a grandi linee, la ricostruzione dei tragici eventi dell’Ottobre di sei anni fa.
Quello che però ci preme sapere è che cosa succederebbe
se tutto questo dovesse verificarsi di nuovo.
Abbiamo pertanto rivolto la stessa domanda al presidente
del Consorzio Axa, sig. Franco Di Pietro, e all’Ing. Gerardo Piccolo, consigliere
e consulente tecnico del Consorzio di Casalpalocco.
"A seguito dell’alluvione del 1990 "vari Enti (Comune
di Roma, Cooperativa L'Agreste, affittuaria del terreno demaniale di Via di Acilia) furono
condannati ad eseguire lavori in base alle indicazioni contenute negli elaborati del CTU
(Consulente Tecnico d'Ufficio)" ci ragguaglia il presidente Di Pietro.
"Al Consorzio AXA fu ordinato di ripristinare il canale di guardia adiacente
la Via Eschilo, tra l'altro non di sua proprietà; la costruzione di una vasca di sedimentazione
in cemento armato a monte della Cooperativa Un Tetto; la manutenzione dell'attuale tubazione
adiacente la Via Anacreonte mediante la realizzazione di pozzetti di ispezione.
Alla Cooperativa L'Agreste, invece, la realizzazione di scoline adeguate per numero e dimensioni,
per convogliare le acque discendenti nel terreno agricolo demaniale verso il fosso della Cristoforo Colombo.
A tutt’oggi gli unici ad aver ottemperato siamo stati noi del Consorzio Axa, che abbiamo realizzato la vasca
di sedimentazione e la pulizia del canale adiacente la Via Eschilo, nonostante non siano nel
frattempo mai pervenute, anche se più volte richieste, le indicazioni del perito del tribunale.
"Da allora la situazione non è cambiata
assolutamente. Pertanto se dovesse ripiovere in quella maniera ci allagheremmo di nuovo".
Anche l’Ingegner Piccolo concorda con il presidente Di Pietro. Anzi è, se possibile,
ancora più pessimista: "In effetti al momento attuale la situazione è, a ben guardare,
addirittura peggiorata. Le nuove opere di urbanizzazione, dal 1990 ad oggi hanno
ulteriormente ridotto la capacità di assorbimento dell’acqua del territorio e, comunque,
fino a quando non si provvederà ad integrare con interventi radicali, che tengano
conto della mutata destinazione del territorio, la rete dei canali della
nostra zona, Casalpalocco, come anche i quartieri limitrofi dell’Axa, della
Madonnetta e della zona Italcable) sarà in continuazione sotto la minaccia
di allagamenti.
I 2 miliardi di fondi stanziati nel 1990 dalla Protezione
Civile, grazie anche all’interessamento del presidente del Consorzio di
Casalpalocco, on. Gustavo De Meo, per l’adeguamento del fosso laterale
della C. Colombo sono stati appaltati solamente nel Settembre 1996 mentre
sembra che sia stato finalmente approvato l’adeguamento del ponte di attraversamento
della C. Colombo del Canale Palocco finanziato con fondi comunali, il che
comporterà l’aumento, da circa 20 ad almeno 60 metri cubi al secondo,
della portata del canale stesso.
Fortunatamente Ottobre è passato e con esso il maggior pericolo di precipitazioni abnormi.
Non resta che augurarci che per il prossimo Ottobre i lavori siano stati completati.
"È quanto si augura anche la redazione di Zeus: non vorremmo essere costretti a festeggiare
il primo anno di pubblicazione della rivista in una rivoluzionaria edizione
su carta plastificata galleggiante.
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