Intervista a: Vincenzo Nardiello
di Silvia Gonfloni

Lo chiamano "Eyes of Ice", occhi di ghiaccio, un soprannome che incute un certo timore; ma nonostante ciò Vincenzo Nardiello si è concesso volentieri alla nostra intervista, mostrando un carattere aperto e simpatico e confermando di essere un degno rappresentante della Noble Art, oltrechè autentico campione.

Dove e quando è nato Vincenzo Nardiello?

Nelle fredde terre della Germania, a Stoccarda l’11 giugno 1966.

Vincenzo, quando hai cominciato a praticare la boxe?

Me lo ricordo ancora come se fosse ieri; avevo circa 8 anni e mezzo, quindi molto giovane, ma già sentivo di avere il pugilato nel sangue.
Infilare un paio di guantoni e salire sul ring è sempre stata la mia passione.

E chi altri in casa ha la tua stessa passione?

Il primo della lista è sicuramente mio padre Raffaele, che ha una palestra a Dragona, poi ci sono i miei fratelli Giovanni e Massimo che tra l’altro è diventato insegnante per i dilettanti, poi ci sono io ma questo è abbastanza evidente.

Vincenzo, toglici una curiosità, come nasce e chi ti ha dato il soprannome Eyes of ice?

Beh, questo soprannome, cara Silvia, è stato gentilmente coniato da un tuo collega della carta stampata, il signor Torromeo del "Corriere dello Sport-Stadio".

Ricordi il tuo primo incontro e come finì?

Certamente, non potrò mai dimenticarlo. Avevo 17 anni e finì con una vittoria prima del limite: sono stato il primo pugile ad essere stato imbattuto in Italia da dilettante, una gran bella soddisfazione, soprattutto perchè in questo sport le insidie sono moltissime e se non sei a posto sia a livello fisico che mentale rischi di prenderle.

A questo proposito, si dice che la boxe sia uno sport troppo violento e pericoloso, tu cosa ne pensi?

Rispondo con le statistiche alla mano: il pugilato ha un tasso di mortalità che lo colloca tra l’11° e il 12° posto rispetto ad altre discipline sportive, segno evidente che alcuni episodi sono stati spesso strumentalizzati ai danni del pugilato, sport troppo spesso bistrattato.

Vincenzo, c’è forse un tono polemico nelle tue parole?

No, assolutamente! Nessuna polemica, è la realtà.
Oggi in Italia il calcio è lo sport nazionale, quello più seguito, mentre per la boxe il boom di interesse si è registrato intorno agli anni ‘60; ora siamo in fase di recesso per la boxe soprattutto perchè gli interessi economici sono focalizzati su altre discipline e voi sapete benissimo che se mancano gli sponsor tutta l’attività ne risente, boxe compresa.
Nelle palestre, inoltre, i praticanti sono sempre di meno a differenza di altri paesi come Germania, Inghilterra e USA.

Si parla spesso di Vincenzo Nardiello come di un pugile sfortunato. Cosa ci dici a tal proposito?

Sai, cara Silvia, la fortuna è importante nella vita e quando ti accorgi di non essere poi così fortunato ti prende lo sconforto, ma è proprio allora che devi riprenderti, devi tirar fuori la volontà, il carattere, la passione per questo sport, ma serve soprattutto che la voglia di autoaffermazione non si assopisca mai...

Vincenzo, cosa comporta il successo?

Sicuramente avere successo fa piacere. Ma bisogna saperlo gestire, stare attenti, mai abbassare la guardia, come con il tuo avversario, altrimenti rischi di finire al tappeto e poi è dura rialzarsi.

Voltiamo pagina, parliamo della tua famiglia.

Sono felicemente sposato da cinque anni con Katia, ho due splendidi figlioletti, Emanuele di 4 anni e Valerio, l’ultimo gioiello di famiglia, appena nato. Viviamo alla Madonnetta.

Tua moglie ha paura quando sali sul ring?

Beh, sicuramente un po’, anche se ormai si è abituata ad essere la moglie di un pugile. È la mia prima tifosa insieme a tutta la mia famiglia.

Come mai "occhi di ghiaccio", cresciuto ad Ostia, decide di vivere alla Madonnetta?

Purtroppo Ostia, almeno in questi ultimi anni, è caotica, mentre la Madonnetta riesce a concederti ritmi di vita più tranquilli.
Inoltre per Ostia viene fatto troppo poco. Prendiamo ad esempio la pineta, che è considerata uno dei "polmoni" più importanti d’Italia, vive nel completo degrado e non è assolutamente salvaguardata: prostitute, barboni, carcasse d’auto...

E cosa propone allora Nardiello?

Penso che, essendo una risorsa ambientale fondamentale, debba essere maggiormente tutelata, .............., allestendo passeggiate all’interno della stessa pineta, attrezzandola con bagni, insomma strutturandola maggiormente con servizi accessori.

Un’ultima doverosa domanda: il tuo prossimo impegno?

Quello più imminente è il mondiale dei medio-massimi.
Mi sto allenando intensamente alla palestra "Luciano Sordini" di Fiumicino in vista di questo appuntamento, che rappresenta per me una tappa fondamentale.

"Ice", regala un saluto ai tuoi tifosi-lettori di Zeus.

Un caldo abbraccio dal vostro "Ice" a tutti i lettori di Zeus, ci vediamo a bordo ring, spero per festeggiare...

Le interviste
Somm. Giu. '97 - N° 9


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