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Prove generali per il nuovo lavoro, dei Mathilda Mothers,
domenica 8 febbraio 1998 al Drive in Cafè.
Luca (voce e chitarra), Silvio (basso), Jean Marc (tastiere),
Gianluca (chitarra solista) e Francesco (batteria), in occasione della
loro performance, ne approfittano per parlarci un po’ dei loro progetti
futuri.
Dopo sei anni di vita e cinque lavori all’attivo, tra
cui la colonna sonora del film di Giulio Base, "lovest", tornano a stupirci
con un nuovo progetto che si preannuncia molto interessante.
Luca ci sostiene
che il nome è ancora da decidere, del resto non è mai facile
trovare il nome giusto ad un neonato, soprattutto quando le mamme sono
cinque.
Comunque il nome più probabile sembra essere "Embryonic
Cuts", che ha un nonsocchè di familiare, e che fa pensare ad un
noto "Fluido Rosa" d’altri tempi. Del resto i nostri eroi non hanno mai
nascosto le loro influenze barrettiane e del britpop psichedelico degli
anni 67/70.
Tra i progetti live, potrebbero esserci delle buone probabilità
di vedere i Mathilda Mothers impegnati, da marzo, in una serie di concerti,
tra cui il più ambizioso, un progetto, all’Akab di Testaccio che
rievocherebbe i grandi light show, dei Pink Floyd, con proiezioni d'immagini
mute del gruppo sugli edifici fuori del locale.
Sempre Luca ci parla della
volontà, del gruppo, di voler coinvolgere nei loro concerti, band
emergenti che non trovano molte opportunità di potersi esprimere
nei locali, o che non trovano spazi appropriati per dare sfogo alla loro
espressione musicale.
Infatti, è proprio di questo che abbiamo discusso, più in particolare,
con i M.M.: la mancanza, sul nostro territorio, di punti di aggregazione
per promuovere lo spirito creativo di tutti quei giovani musicisti che
non trovano spazi ed attrezzature di sostegno sufficienti per suonare e
farsi conoscere, dai più appassionati.
Del resto i M.M. ne sanno qualcosa, visto che una band così particolare trova
maggiore notorietà altrove, che non nell’ambito territoriale in cui vivono.
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