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Piccola e grande distribuzione, uno scenario in rapido mutamento:
nel 1987 erano i piccoli negozianti a 'farla da padroni' nel panorama commerciale
del 'Belpaese', controllando il 72% del fatturato. Attualmente, la nascita
e l’espansione dei supermercati li ha relegati al 39,8% contro il 53% dei
supermercati e il preoccupante 7,1% rappresentato dagli ipermercati che
vendendo di tutto a prezzi molto convenienti che però; hanno finito
per stravolgere il regime concorrenziale che fino ad oggi ha regolato la
sopravvivenza dei diversi settori di vendita al dettaglio.
Solo nella nostra circoscrizione, nel corso dell'ultimo
anno e dopo la parabola discendente iniziata nel 1993, più di mille,
tra licenze artigiananali e commerciali, sono state riconsegnate direttamente
alla Camera di Commercio a testimonianza della gravità della situazione.
Quanto hanno pesato i molteplici, nuovi balzelli che attanagliano sempre
più il terziario e l’astrusa burocrazia, che finisce con l'impedire
lo sviluppo di nuove attività, ostacolando nel contempo i vecchi
operatori che sono costretti a "chiudere bottega"?
Il tutto senza considerare la gravità rappresentata dal triste fenomeno dell'usura,
che colpisce il nostro territorio per un valore totale simile a quello registrato in tutta Roma nel 1996.
Gli affitti troppo alti, la concorrenza sleale, l'abusivismo
commerciale e forme nuove di vendita al pubblico: dalle aste televisive,
ad Internet, alla vendita porta a porta, certamente abusiva ma svolta in
maniera fin troppo costante.
Le proposte degli operatori tese a cercare
di migliorare una situazione fin troppo sottovalutata, sono giunte alle
varie Istituzioni, e la risposta non è tardata: sono stati istituiti
i numeri verdi anti usura, quelli per la segnalazione dell'abusivismo commerciale,
ma alle richeste delle varie associazioni dei consumatori e a quelle della
Confommercio e della Confesercenti, sembra non seguire un concreto impegno
per andare incontro ad una situazione che attualmente non trova sbocchi.
Certo, la liberalizzazione dell'orario delle attività e l'auspicato
delle tasse comunali su insegne e tende esterne possono in parte contribuire.
Ma certo non rappresentano l'auspicabile panacea, il vero e proprio miracolo
che occorrerebbe per sbloccare la recessione che frena uno dei settori
trainanti dell'economia italiana.
Cosa ne pensano allora tecnici, operatori e politici
del Disegno di Legge collegato alla finanziaria, presentato dal Ministro
per il Commercio, Industria e Artigianato Bersani, che prevede la liberalizzazione
delle licenze e degli orari commerciali - con alcune esclusioni rappresentate
da edicole e tabaccai - seguendo una scia culturale prettamente americana
volta a riconsiderare totalmente il commercio nel 'vecchio continente',
giunto alle porte del terzo millenio?
Secondo l'Ufficio commercio della XIII Circoscrizione
non c'è ancora nulla di definitivo che possa essere commentato,
"C'è comunque bisogno di nuove regole per consentire una ripresa
del settore!" ha commentato un addetto...
Carlo Barretta, consigliere circoscrizionale del Pds e presidente della Commissione
Commercio della XIII, ha affermato: "Non sono un tecnico, ma sono indubbiamente favorevole
ad un disegno di legge che mi sembra senza alcun dubbio innovativo.
Primo perchè pone regole chiare e precise e poi perchè,
al contrario di quanto detto dai giornali e da alcuni membri 'di categoria' piuttosto
allarmisti, non mi sembra che contenga norme che possano generare una vera e propria
liberalizzazione come si vuole far credere.
Questa proposta potrà aiutare i commercianti per tre motivi: sblocca finalmente
le licenze contingentate; inserisce i giovani all'interno di un mercato finora elitario;
tutela gli operatori esistenti in quanto sono previste defiscalizzazioni per opere
di ammodernamento strutturale, per l'acquisto dei macchinari e vantaggi
per l'imprenditore che potrà assumere i lavoratori a costo zero.
La legge può addirittura divenire un deterrente per la grande distribuzione
poichè i piccoli imprenditori possono 'allargare' la propria attività
diventando, se uniti con altri operatori, veri e propri avversari delle
grandi catene commerciali.
La liberalizzazione è comunque un processo ineludibile: non si può imbavagliare l'economia.
Credo ad ogni modo che, se sorgeranno problemi tra Governo ed associazioni, dovrà
aprirsi un dialogo costruttivo con gli operatori per non vanificare quanto di buono
è stato fatto fino ad oggi a sostegno del piccolo imprenditore commerciale".
Pier Paolo Zaccai consigliere circoscrizionale di An boccia la legge Bersani porché:
"per com'è stata formulata, è molto pericolosa e rischia di danneggiare in
modo preoccupante le attività commerciali preesistenti, depotenziandone il valore".
Ettore Baldi, vicepresidente dell'Ascom e membro della
maggiore associazione commerciale dell' entroterra, l'AssoAcilia, "rimanda
a Settembre" la legge: "Non c’è stato secondo noi - dice l’autorevole
esponente dell'Ascom - il necessario approfondimento della conoscenza della
situazione attuale del commercio. Il Governo, infatti, senza aver consultato
le associazioni di categoria, che avrebbero potuto invece aiutare il legislatore
nella sua formulazione, ha proposto una legge rivoluzionaria di un sistema,
che, sebbene non del tutto negativa, necessitava di una maggiore concertazione
tra le parti. Ad esempio non si è tenuto conto adeguatamente dell'eterogeneità
che distingue il nord e il sud d'Italia dove il commercio
e il comparto dei servizi hanno sviluppi e necessità molto diversi.
Non sono stati studiati gli effetti che può generare una liberalizzazione
delle licenze incontrollata: dalla scarsa professionalità dei nuovi
operatori, all'intera revisione che occorrerà fare circa il sistema
dei contratti di affitto che attualmente si basa su alcuni presupposti
oggettivi che potrebbero via via venir meno fino a scomparire per creare
un nuovo sistema incontrollabile.
Purtroppo credo che, per poter rendere meno negativi gli effetti di questa legge, si
dovranno apportare alcune modifiche ricorrendo, ancora una volta, alla formulazione di
norme transitorie che la possano 'aggiustare'.
Intanto confidiamo nella speranza di non andare
ad un muro contro muro con il Governo, considerando che non apporterebbe
nulla di buono per la categoria e per l’economia dell'Italia."
Fausto Busato, commerciante del centro commerciale Le
Colonne, di Via Bocchi ad Acilia, rimpiange che l’iniziativa non sia stata
adottata prima: "Ho atteso per mesi la licenza commerciale per la mia attività,
nel contempo mi sono sobbarcato l’onere di pagare puntualmente il contratto
d' affitto delle mura, senza poter ammortizzare la spesa poichè
non potevo vendere la merce in mancanza di un’autorizzazione che non arrivava
mai.."
Ma con le nuove regole cosa cambierebbe per gli addetti
al controllo sulle attività commerciali?
Lo abbiamo chiesto a Michele Del Prete, vigile urbano in servizio al XIII Gruppo.
"Senza dubbio all'inizio avremmo qualche difficoltà d’applicazione poichè
la legge in effetti, pur essendo specifica, può lasciare adito a diverse
interpretazioni, ma con un’adeguata e tempestiva preparazione, i vigili
urbani assolveranno i loro compiti di controllo così come sempre
è stato."
E per i consumatori invece?
Secondo la prof.ssa Caterina Raganella "gli orari dovrebbero essere flessibili ma
razionalizzati e, per chi lavora, dovrebbe esserci maggiore possibilità di far
compere nelle ore di 'libertà': una persona che non vuole necessariamente recarsi al
supermercato per acquistare carne, pesce o pane, dovrebbe avere la possibilità di
rivolgersi al macellaio, al fornaio ecc. Ma se queste attività sono chiuse dalle 13
alle 16, come deve fare chi è esente dall'orario di lavoro proprio durante quelle ore?
Se parliamo invece dei negozi di ferramenta, la cui chiusura avviene il sabato pomeriggio,
viviamo un vero paradosso: come fa a curare la propria casa chi lavora tutto il giorno ed
è libero solamente il sabato pomeriggio e la domenica?
Un altro esempio sono le farmacie, un servizio necessario la cui chiusura mette in crisi
soprattutto gli anziani.
Durante la turnazione, infatti, gli sportelli sono chiusi.
Quindi mi trovo pienamente d'accordo con il Ministro ma aggiungo che la
riforma degli orari dovrebbe comprendere anche gli uffici pubblici.
Per quanto riguarda la liberalizzazione delle licenze, credo che la libera
concorrenza non possa nuocere nessuno e sia una garanzia di qualità
che tutela noi consumatori."
Gilberta Bellucci, casalinga, è dello stesso avviso,
anche se i presupposti sono diversi da quelli di una donna che lavora con
orari rigorosi. "Anche se nel corso della giornata posso approfittare di
un considerevole tempo libero, sono lieta che si stia cercando anche in
Italia di ammodernare la situazione poichè, avendo viaggiato in
molti Paesi del Mondo, mi sono resa conto della nostra arretratezza in
ambito commerciale."
Per i nuovi imprenditori, come Antonella, 36 anni, disegnatrice
di moda che per 'arrotondare' il mensile vende i propri capi - in forma
abusiva - "door to door" ad amiche e conoscenti , il giudizio sull’iniziativa
del Governo è senz’altro positivo: "Finalmente posso pensare ad
aprire una vera e propria attività commerciale, avvalendomi di normative
vigenti per altro in quasi tutta Europa da molti anni."
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