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"Ce l'ho fatta!" Così gridò al microfono della Rai sul ring di Montecarlo pochi istanti dopo aver conquistato il titolo mondialeWBC il 15 dicembre 1990. Da quell'incontro, vinto ai punti contro l'argentino Walter Matteoni, Mauro Galvano è diventato il "Rocky del Colosseo". Lui, però, non urlò il nome di Adriana come fece il Rocky Balboa cinematografico, ma quello di Maria, sua moglie, con la quale è sposato da sei anni e dalla quale ha avuto due meravigliosi bambini: Domenico, il primogenito (porta il nome del fratello del campione del mondo, scomparso all'età di 16 anni in un incidente stradale) ha 3 anni e mezzo, la secondogenita, Gaia, ha invece 1 anno e mezzo. Mauro Galvano è nato e cresciuto a Fiumicino, dove vive tutt'ora e ha avviato un'attività commerciale.
Mauro, come nasce l'amore per la boxe?
Avevo 16 anni, fui spinto da mio padre e cominciai ad allenarmi in una palestra di Dragona con Raffaele Nardiello. Tutto cominciò per gioco, fin quando capii che ero portato per questo sport e divenne allora una gran passione. Anni e anni sul ring alternati da momenti di grande entusiasmo ad altri in cui avevo voglia di mollare tutto. L'ho fatto più volte, ma poi era troppo forte la voglia di riindossare i guantoni.
Il mio primo incontro risale all'81, al cinema Giardino di Nettuno, e vinsi ... da lì la rovina (una risata, scherza ovviamente). Sempre lo stesso anno divenni campione nazionale Novizi, venendo premiato come miglior pugile. Poi tutta la trafila, i campionati regionali, interregionali, la 2^ serie e poi la 1^ , quindi ancora il campionato nazionale assoluto, campione italiano nell'82, medaglia d'argento nell'83 e due ori nell'84 e '85, tanti incontri internazionali. Nell'86 il debutto da professionista, era il 26 febbraio e salii sul ring senza maglietta, senza protezioni sul viso ... e lì cominciai a piacere alle donne (una forte risata) In quell'incontro vinsi per KO alla 4^ ripresa, ero a Cosenza. Nell'87 pareggiai per il titolo nazionale e l'anno dopo lo persi per un solo punto. Nel '90, nel posto a mio avviso più bello del mondo, Montecarlo, conquistai il titolo mondiale. Fu un bellissimo incontro, lo ricordo come fosse ieri... (lo dice con emozione, una gioia inconfondibile) poi tanti altri incontri fin quando, il 15 marzo 1997 ho lasciato e attaccato i guantoni al chiodo ... (un silenzio pauroso che dura qualche secondo)
Perché hai maturato questa scelta a soli 33 anni?
La paura, quella che ti prende quando non hai più la giusta concentrazione; per combattere hai bisogno di allenamenti duri e non puoi permetterti di pensare ad altro...
Non hai nostalgia del ring?
Del ring sì, moltissima. Dell'ambiente per niente, mi ha deluso, ti sfruttano finché gli fa comodo, ti strumentalizzano ... Io sul ring ci sono sempre salito trascinato dalla passione per questo sport, che non significava di certo una lotta feroce. Dovevo colpire di più ed essere colpito di meno, significava misurare la mia abilità. Oggi non mi alleno più, da quando cioè ho staccato i fili... (si intravede la nostalgia, che maschera immediatamente con una battuta) Che si vede? (lo fa mostrando la pancia, ma sa che è ancora in ottima forma fisica).
Da sei anni hai un ristorante molto raffinato a Fiumicino, in via del Serbatoio. Come ti sta andando?
È un'attività che mi dà molte soddisfazioni, certo non come la boxe (nel frattempo mostra orgoglioso le foto dei suoi successi e gli articoli di giornali a lui dedicati, tutti appesi nel locale). Mi aiuta mia moglie. Mi piace starci perchè amo socializzare e, finito il mio lavoro, come posso esco con i miei amici, in modo particolare con Gaetano, anche lui ristoratore.
Mauro Galvano, 34 anni e tante soddisfazioni. Hai ancora un sogno nel cassetto?
(non ci pensa un attimo) La voglia di combattere ancora ...
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