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Mi chiedete se il 23 novembre è stata una giornata particolare ? Beh direi proprio di si, visto che la mia sveglia domenicale ha fatto un salto indietro di quattro ore!
Scherzi a parte, il motivo di quest'attentato al sonno era, in effetti, più che valido considerando che mi sarei dovuto trovare, insieme ad un altro centinaio di persone, fra giovani del centro (di formazione giovanile madonna di Loreto) e adulti della parrocchia di san Carlo da Sezze, alle 10 in punto a Foligno, per celebrare una messa; evento che avrebbe sancito ufficialmente l'inizio del nostro gemellaggio con quella diocesi, ed in particolare con la parrocchia del duomo san Feliciano.
A rendere ancor più significativo l'avvenimento, era poi la coincidenza con la solennità di Cristo re, giorno nel quale, un anno fa, Domma (don Mario per noi ragazzi) subì l'ormai famosa aggressione.
Coincidenza o meno, questo per noi significa molto ; vuol dire sperimentare veramente che morendo (incidente di Domma) si risorge e s'incontra la vita (che per noi è questa richiesta d'intervento in Umbria).
Bene, torno subito alla cronaca della giornata, perché penso sia il miglior modo per trasmettere le sensazioni che stanno accompagnando questa nostra avventura (e che speriamo presto non rimanga solo nostra: chi ha orecchi intenda...).
Una cosa mi ha colpito profondamente mentre entravamo a Foligno: ognuno cercava il segno della devastazione.
Una casa crollata... niente.
Qualche bella crepa sulle mura, almeno... no neanche il segno. E qualche calcinaccio qua e là ? No, no, niente. In questa caccia al disastro, solo i più attenti scorgevano qualche traccia, qualche rara transenna sotto i palazzi: edifici che tra l'altro mostravano un'ottima cera.
Al di là di questo comportamento più o meno "teleguidato", è vero che anch'io ho avuto la stessa sensazione la prima volta che mi sono recato a Foligno.
"Ma il terremoto, dov'è?" mi sono chiesto.
Ed è la stessa sensazione che ci ha accolto al nostro arrivo a messa (in ritardo, naturalmente...): persone distintissime, ragazzi sorridenti con le loro belle chitarre ; ed il fatto che si celebrasse in un tendone non stupiva di certo noi che abbiamo avuto un capanno per chiesa per più di 10 anni.
La stessa impressione è stata confermata al momento del pranzo, che c'è stato offerto in una grande sala di un modernissimo istituto per frati: un ottimo pranzo (primo, secondo, dolce, frutta e vino) per cento persone... i terremotati in realtà sembravamo noi!
Ma eravamo veramente di fronte ad un terremoto?
Se la risposta deve essere affermativa, comunque il terremoto ci sembrava silenzioso ed invisibile... ma decisamente presente!
Ed abbiamo avuto modo di capirlo chiaramente nei tre momenti più forti della giornata: la passeggiata per Foligno, con i ragazzi della parrocchia, la riunione dei responsabili e la visita che molti di noi hanno fatto al campo del centro storico.
Si è chiarito così che è vero, il terremoto è "invisibile": i palazzi, in effetti, appaiono integri ma, al loro interno, dal terzo piano in su non sono agibili ed ovviamente neanche gli inquilini dei piani inferiori vi abitano più.
Il terremoto sembra anche "silenzioso": è vero, non abbiamo sentito nessuno lamentarsi.
Ma anche questo si è chiarito visitando il campo che, prima, ospitava tutta la cittadinanza; poi chiunque aveva i mezzi si è sistemato, lasciando i problemi (extracomunitari, anziani, disagiati di vario genere) a lamentarsi lì, lontano dalle case, dove nessuno li sente...
Efficace è stata una definizione della situazione data da Giovanni, un seminarista del luogo: "Il terremoto ha fatto saltare il tappo da una fogna e ciò che conteneva, si è riversato per le strade; anche prima il suo contenuto era presente, solo che non si vedeva e non se ne sentiva l'odore. Ora si vede, si sente ma si fa finta di niente."
E così nascono e si amplificano le divisioni: un centro storico che per una parte si riattiva, mentre un'altra è ghettizzata nel campo; negozi non lesionati che continuano ad operare tranquillamente, mentre a dieci metri ci sono colleghi senza più lavoro; parrocchie e chiese lesionate, comunità disperse, vicino ad altre che continuano serenamente la loro pastorale ordinaria.
Questo, ci hanno detto, è adesso Foligno; ed è qui che ci hanno chiesto di intervenire.
Così, anche l'intervento, come il terremoto, dovrà essere "silenzioso ed invisibile"; non avremo mai la soddisfazione, quasi fisica, di vedere una casa ricostruita, un paese restaurato. No, bisognerà mischiarci insieme a loro, discretamente; forse, meno si vedrà, più significherà che stiamo "costruendo"; soltanto che, invece di una casa, forse vedremo sorgere una comunità.
Per fare questo, bisogna soprattutto esserci, più che fare.
Ed, infatti, viene chiesto un lavoro a lungo termine, una presenza costante, ostinata direi, per almeno un anno.
Un gruppo di noi partirà fra poco per una settimana, per sondare il terreno.
Ma per rendere l'impegno continuativo ed efficace, ovviamente una parrocchia da sola non può bastare.
Sarebbe bello invece, oltre che necessario, se tutta la nostra zona si mobilitasse e questo momento di sofferenza diventasse un'occasione per sperimentare l'unità.
E perché queste non rimangano solo parole, vi lascio dei recapiti telefonici, a cui potervi rivolgere per dare la vostra adesione od avere informazioni ulteriori.
Allora, a presto !
Gianni 50912920; Emiliano 50914811; Parrocchia san Carlo da Sezze 5212470; Centro 5215520
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