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Martedì 9 giugno: Pierfrancesco Caratelli, il presunto attentatore di don Mario Torregrossa, viene assolto in 1° grado.
La motivazione della sentenza sarà depositata fra tre mesi, ma si tratta di una sorta insufficienza di prove.
Caratelli aveva confessato, quindi don Mario lo aveva riconosciuto. Sembrava un verdetto scontato.
Ma i giudici non l'hanno pensata allo stesso modo e la delusione, non solo dei parrocchiani, è notevole: dunque il responsabile è ancora in giro e la paura che ci riprovi è forte.
Qualcuno si chiede: come mai nonostante 18 mesi di indagini non si è scoperto niente?
Vorrei tranquillizzarlo. Non è l'unico caso: sulla strage di Ustica stanno indagando non da 18 mesi ma da 18 anni ...
Intanto stanno accadendo cose dell'altro mondo.
A don Mario che aveva detto di aver perdonato, cristianamente s'intende, il suo presunto assalitore ha risposto, conclusosi il processo, lo stesso Caratelli, che ha dichiarato di aver perdonato don Mario...
Una domanda nasce spontanea: se Caratelli è stato scagionato perché la sua confessione non è stata ritenuta valida, se qualcuno lo ha spinto a confessare o gli ha estorto la confessione, come mai quel qualcuno non è stato a sua volta indagato?
Non sono un esperto di diritto processuale ma, a prima vista, qualcosa non quadra.
L'attentatore di don Mario rimarrà uno dei tanti misteri di cui è contornata la giustizia italiana, fatta di uno sproposito di leggi in mezzo alle quali i migliori avvocati riescono sempre a infilare qualche cavillo?
Oppure indagheranno, indagheranno e magari uscirà fuori che don Mario si è dato fuoco da solo?
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