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Già dal nome rivela una naturale predisposizione al rebus e alla particolarità: in effetti l'Axa (da Azienda per Agricoltura, dove il "per" si è tramutato nella "x" che sa tanto di straniero) risulta ai meno attenti un quartiere enigmatico e dalla "misteriosa" localizzazione.
Fiore all'occhiello della Capitale, dovrebbe invece essere facilmente riconoscibile, vuoi per l'invidiata dimensione a misura d'uomo, vuoi per la cura con la quale è stato conservato dagli amministratori che si sono succeduti alla guida del rispettivo Consorzio.
Delimitarne i "confini", facendo un giro in macchina, è semplicissimo: dove iniziano buche, allagamenti e sporcizia finisce il Comprensorio.
Eppure, sfogliando tra le pagine di quotidiani o riviste locali, capita troppo spesso di leggere di "rapine all'Axa in un discount di via Pralina", di "nuove costruzioni in via Purificato, all'Axa", di "riapertura del drive-in di Casalpalocco".
L'ultima è del mese scorso: con stupore abbiamo appreso di essere stati vittime di "abusi edilizi ... ai quali... non si dà poi seguito che porti alla realizzazione dei servizi necessari" e dei "guai di zone come Infernetto, Axa e Stagni, per finire a Dragona e Dragoncello (sic!)".
Facile sensazionalismo, i tragici effetti di qualche bicchiere di troppo o hanno spostato il nostro quartiere senza che ce ne accorgessimo?
Se è infatti comprensibile intuire i motivi per i quali negli annunci immobiliari vengono vendute case in zona "Axa - Malafede", non si può non rimanere sconcertati nel vedere accomunate realtà distanti anni-luce e accorpate strade di quartieri, magari confinanti ma gestiti da Enti diversi, da parte di chi, non venendo dal Tufello o dai Parioli ma operando in ambito locale, dovrebbe conoscere il territorio e fare più attenzione a ciò che scrive o pubblica.
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