Le mille facce della droga

di Luca Leonardi

Avere un amico che si droga è qualcosa di estremamente sconfortante.
Il fatto che decida di distruggersi la vita da solo, senza che qualcun altro si premuri di farlo al posto suo, dà a chi potrebbe cercare di aiutarlo un senso di inutilità e frustrazione.
Spesso e volentieri lo vedi comportarsi come una persona normale, finchè il suo irrefrenabile desiderio non gli prende la testa e per lui non esiste altro che soddisfare il suo insano bisogno.
Allora farebbe mille chilometri pur di trovare quello che cerca, e in quei momenti ti rendi conto della tua inutilità e di quanto tutto sia relativo.
Ho provato molte volte a dirgli di smettere, di non farsi del male e provare a lasciarsi curare, ma la tossicodipendenza mina profondamente la forza di volontà di chi ne è vittima, ammesso e non concesso che chi si droga la voglia di smettere ce l'abbia veramente.
Lui mi risponde che non fa del male a nessuno, che non gliene frega niente e che "senza" non riesce a stare.
Sembra tranquillo quando lo dice, ma è molto nervoso.
D'altronde la droga, come qualsiasi altra forma di dipendenza - fisica, psicologica o economica che sia - rende nervosi perché, rendendoci schiavi, ci toglie la libertà di decidere autonomamente, di ragionare.
Anche per questo ho provato e riprovato in tutti i modi a dire al mio amico di smettere.
Ma non c'è verso di togliergli quella dannata sigaretta dalla bocca.

Gli editoriali

Somm. Sett.'97 - N° 11

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