Botte piena e moglie ubriaca
di Luca Leonardi

Si discuteva qualche giorno fa tra amici sulle caratteristiche degli italiani.
Bell'argomento, ci si può andare avanti per giorni.
Pregi tanti, inutile elencarli, un difetto però ci trovava tutti d'accordo: siamo un popolo di sognatori che fatica ad accettare i sacrifici, tranne quelli degli altri, e pretende di avere la botte piena e la moglie ubriaca.
E si faceva qualche esempio. Abbiamo un debito pubblico di cui vergognarci nel mondo e dobbiamo risanarlo al più presto.
Per entrare in Europa, per liberarci di una zavorra che impedisce qualsiasi politica di sostegno pubblico all'occupazione e fa sì che i nostri tassi di interesse siano i più alti fra i Paesi più industrializzati, penalizzando gli investimenti produttivi delle aziende.  Chi dovrebbe risanarlo ?
Chiaro, gli altri! Perché noi vogliamo il debito pubblico risanato senza che ci tocchino pensione e sanità, e senza che si aumentino le tasse.
Anzi, possibilmente senza neanche pagarle.
Ci piace avere il Giubileo nel 2000 e vorremmo che ci assegnassero e Olimpiadi del 2004: nuove opportunità di lavoro nel campo turistico; infrastrutture di cui, terminati gli eventi sopracitati, potrebbero godere per decenni i cittadini romani; Roma al centro dell'attenzione mondiale.
Ma le nuove linee metropolitane, le strade, gli svincoli o l'eventuale villaggio olimpico dovrebbero costruirsi da soli, senza che si aprano quei fastidiosi cantieri che aumentano il traffico costringendoci a tornare a casa con un quarto d'ora di ritardo dal nostro ufficio in Centro.
Quel Centro dove l'aria è sempre più inquinata, ci irrita la gola e fa lacrimare gli occhi ma dove vogliamo andare, sempre e comunque, con la nostra comoda auto.
Perché è giusto che autobus e metro le prendano gli altri.
Il direttore dell'ufficio pubblico che rilascia certificati a un mese dalla richiesta, si lamenta delle lettere che impiegano dieci giorni a percorrere 100 chilometri.
E l'impiegato delle Poste Italiane, azienda che il mondo ci invidia, a sua volta non si capacita del perché le telefonate che riceve dall'Inghilterra siano più chiare di quelle che riceve dalla cugina che gli abita di fronte.
Quella stessa cugina che si lamenta delle interferenze sulla linea mentre è appena tornata dalla palestra, anche se magari ufficialmente ha l'influenza e ha lasciato i suoi alunni con la supplente.
Il giorno che, avendo miracolosamente acquisito quel senso e quell'educazione civica che la scuola si guarda bene dall'insegnarci da piccoli, capiremo che l'Italia non è la somma aritmetica di 57 milioni di splendidi egoisti, avremo forse aggiunto alla lista dei nostri pregi quello più importante.

Gli editoriali

Somm. Nov. '96 - N° 2

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