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Il 29 settembre, nell'imminenza della campagna elettorale,
il Consiglio Comunale di Roma ha approvato anche il Piano Particolareggiato
44 "Madonnetta" afferente un'area di 70 ettari delimitata dal lato ovest
di Via di Macchia Saponara, da Via dei Pescatori, Via di Macchia Palocco,
dal Consorzio Stella d'Argento e dall'insediamento 53 bis Palocco.
Questo fondamentale strumento urbanistico dovrà recuperare una zona già
da molti anni prevalentemente edificata, rappresentando un esemplare caso
di endemico abusivismo di edilizia residenziale, certamente ispirato dalla
contiguità ai due maggiori Centri sorti a stralcio del Piano Regolatore,
ma in virtù di apposite ed onerose convenzioni con l'Amministrazione capitolina.
Per giungere all'indispensabile delibera che sancisce riconoscimento
ed avocazione al patrimonio comunale le varie Giunte succedutesi nelle
stagioni della Tolleranza, di Tangentopoli, poi, finalmente, del Rigore..., hanno impiegato oltre 10 anni.
Sicuramente nella XIII Circoscrizione,
con i suoi 7 piani ed il maggior tasso di edilizia spontanea della città
(con le aree non perimetrate ed ancora non recuperabili), il territorio
da risanare e pianificare è considerevole, ma il tempo occorso è stato davvero interminabile.
Ripercorrere l'estenuante iter procedurale sarebbe
noioso per i lettori e poco gradito agli interessati. È opportuno però
sapere almeno che, dopo progettazioni assegnate nel tempo ad urbanisti
esterni e varie rivisitazioni dell'U.S.P.R.G., il piano definitivo è
stato adottato nel '93 e pubblicato l'anno seguente.
Nella stesura definitiva
risultavano salvaguardate tutte le costruzioni in sanatoria, mentre tra
la quasi totalità dei terreni rimasti liberi e soggetti ad esproprio
erano ricompresi addirittura quei pochi recentemente edificati con regolare
concessione perché interclusi.
Dopo i tre anni dedicati al vaglio
dei ricorsi sono stati accolti ovviamente quelli relativi a questi ultimi
lotti, mentre sono state rigettate tutte le osservazioni riguardanti quelli
non convenientemente pregiudicati.
L'approvazione finale del piano ha procurato
sollievo e piena soddisfazione a quanti hanno già costruito perché
scongiura per sempre improbabili rischi, riconoscendo ulteriore legittimazione
al loro operato e conferendo finalmente dignità urbanistica al quartiere.
Purtroppo l'esultanza degli abitanti contrasta
con la delusione - per taluni indignazione - di quasi tutti i lottisti
che, rispettando la legge, non hanno edificato. Infatti tutti i loro appezzamenti
sono stati assegnati d'autorità ad un Comprensorio soggetto a convenzione
dove saranno accorpate sia le volumetrie di spettanza che le aree destinate
ad uso pubblico.
In considerazione del 25% di terreni liberi da acquisire
gratuitamente al Comune, in ossequio agli standard previsti per destinazione
d'uso collettivo (verde pubblico, parcheggi e servizi), tale provvedimento
ha implicato il "coinvolgimento" di un numero di proprietà da espropriare
ben superiore alle effettive necessità di utilità pubblica,
anche perché, essendo l'operazione a costo zero per l'Amministrazione
municipale, gli espropriati s'indennizzeranno solidalmente in proprio,
dovendo ognuno obbligatoriamente cedere al succitato Comparto il suo lotto
per riaverne la cubatura su di un altro imprecisato, della stessa superficie,
ma...in triplice compagnia.
Omettendo considerazioni morali e di giustizia
sociale scaturite dall'evidente e comodo principio discriminatorio applicato
e dal sacrificio imposto esclusivamente ad una minoranza ligia a beneficio
di quanti dal piano alcun onere avranno, è presumibile una futura,
doppia anima del quartiere. L'innesto d'un nuovo, articolato nucleo su
un tessuto urbanistico consolidato beneficerà oltremodo questo,
valorizzandolo anche in virtù delle opere di urbanizzazione già
previste a carico del costituendo Consorzio (cui gli attuali residenti
non faranno capo).
In quanto poi agli interventi di residua riqualificazione ambientale
lo strumento attuativo non esplicita precisi termini e impegni da parte del Comune.
Questi, ben consapevole dell'assunto che se la legge
è uguale per tutti (validità erga omnes...), non tutti sono
uguali davanti alla legge, nonché del geniale espediente che evita
l'equo indennizzo, ha attenuato la palese ingiustizia d'un p. p. redatto
a carico soltanto degli "inedificatori", riconoscendo loro un aggiuntivo
premio di cubatura non residenziale su altre aree sacrificali per ovviare
alla mancanza di attività commerciali ed artigianali.
È di tutta evidenza quindi come la valutazione venale delle aree condizionate,
in virtù dell'acquisita, duplice (!) destinazione edificatoria,
ne venga addirittura accresciuta.
Per qualche indignato il valore intrinseco
del proprio terreno non ha prezzo, ma di fronte all'interesse collettivo
i sentimenti soccombono miseramente.
Dopo troppi anni di attesa ora anche il tempo assume un valore determinante
in tutto ciò che consentirà di recuperare al più presto quello perso.
Il Consorzio Madonnetta '95 (Via Lanzi ang. Via P. Vitale), ispirato, coordinato e presieduto dall'arch.
Antonio Cascarano (tf 5210805) sta raccogliendo le adesioni ai 5 sub-comparti
che diverranno esecutivi al quorum del 75% , ai sensi art. 28 L. 1150/42.
L'iniziativa e la competenza del detto professionista forniscono una sicura
garanzia a ciò che rappresenta un percorso obbligato e senza attuali
alternative, se non l'intervento "sine die" del Comune per una sconsigliabile
procedura d'esproprio ad una quotazione ben minore.
Per l'auspicabile successo dell'impresa sarà imprescindibile la convinta e fattiva partecipazione
di tutti i soci, tendendo altresì al superamento della sperequazione
di fondo e di una deprecabile doppia identità all'interno della stessa comunità locale.
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