Drive In '72
di Paolo Sessi

Un sonoro 'Stasera si va al Drive In... ma sì! Quello sulla Colombo!' mi colpisce quando meno me lo sarei aspettato.
È un tardo pomeriggio, sto giocando da solo ad una delle mie innumerevoli battaglie tra soldatini di plastica, sono immerso nell'elaborazione di una complessa strategia per accerchiare le truppe del nemico, che poi sono sempre io, e non ho prestato troppa attenzione al fatto che mio padre è rientrato dal lavoro.
Il nome non mi è nuovo; devo averne sentito parlare vagamente in aula, dai miei compagni di scuola, come di un luogo dove si possono vedere films restando comodamente seduti nella propria macchina, parlare, agitarsi senza disturbare nessuno.
Subito mi viene in mente che da poco abbiamo una Fiat 850 celestino chiaro nuova fiammante dove non posso letteralmente toccare nulla, smetto di pensare al mio assedio senza soluzione e comincio a fantasticare su questo nuovo argomento.
'Com'è possibile - penso tra me e me - entrare con una macchina in un cinema e sentire le parole stando chiusi dentro? E la puzza degli scarichi? E se devo correre al bagno?'.
Mi vengono in mente i vagoncini delle montagne russe del Luna Park dell'EUR che ho visto qualche giorno prima ma che non ho potuto prendere per via del fatto che sono troppo piccolo.
Carosello resta un limite invalicabile per tutte le mie serate e la sola idea di fare un poco più tardi mi entusiasma e mi inorgoglisce.
Consumo la cena quasi in trance tra mia madre che si informa preoccupata se il film è adatto ad un bambino della mia età e mio padre, lì a rassicurarla, che già pregusta la possibilità di passare la serata nella sua macchina. Il film è di Walt Disney e parla di un pazzo maggiolino parlante di nome DuDù o qualcosa di simile. A me non interessa poi molto che film sia, basta la novità a riempirmi di euforia e di mistero.
Il viaggio, illuminato dalla luna quasi piena che appare e scompare tra i rami dei pini ai lati della strada, ha un non so che di avventuroso. Le ombre giocano con i visi dei miei genitori nascondendo o evidenziando ora l'uno ora l'altra ora nessuno dei due e già da lontano scorgo trepidante le prime luci dell'ingresso. La discesa verso quel luogo di favola mi fa sembrare il tutto come un enorme campo di atterraggio per nere astronavi spaziali tipo quella con cui sto giocando adesso.
Finalmente si entra!
La vista di tutte quelle automobili arrampicate su strane gobbe di terra mi fa pensare ad un convegno di tanti insetti scuri ipnotizzati dalla luce dello schermo. Ad un tratto il miracolo! Un potente fascio di luce anima le immense immagini del film ed io sono catturato in un attimo. Il mistero di come avrei fatto a sentire il sonoro viene risolto da uno scuro altoparlante agganciato al finestrino della macchina che diffonde gracchiando musica e dialoghi.
Silenzio, il film è iniziato.
Mi sto veramente rilassando anche se ho un sonno terribile e la morbidezza del sedile posteriore mi invita ad assecondarlo.
'Non devo cedere... non posso avere sempre sonno... sono grande, io...'.
Ad un tratto mi risveglio di soprassalto e scendo dalla macchina con uno scatto come se fossi stato punto da qualcosa.
Sulle prime non mi rendo conto di come sono riuscito a scendere senza far alzare mia madre che siede davanti ma appena stirate le gambe comincio a guardarmi intorno con un senso di disagio crescente.
Vedo sempre le macchine appollaiate su quei buffi collinotti spelacchiati ma le loro forme, i loro colori sono diversi e le persone che le abitano sono altre. Tutto sembra proiettato nel futuro e la musica che a tratti mi colpisce non è certo quella del mio mangiadischi.
Mi volto verso lo schermo che mi appare fortunatamente immutato ma il film che si sta proiettando non è quello per il quale siamo venuti fin qui. Anche se non riesco a sentire il sonoro, questo è pieno di sbalorditivi effetti speciali, di tanto movimento e sangue dappertutto.
Mia madre aveva ragione nel dire che un bambino della mia età non dovrebbe vedere certe cose ma stranamente non ne vengo spaventato come le altre volte.
Infine mi volto verso la macchina dalla quale sono sceso così rapidamente. Ho un attimo di smarrimento nel vedere che vicino a me non c'è la Fiat 850 celestino chiaro tanto cara ai miei genitori ma la nuovissima Ford KA blu metallizzato di un mio amico che mi aveva invitato per questa serata.
Mi osservo lentamente e non ho più gli immancabili pantaloncini corti che tanto mi davano vergogna davanti alle persone né i relativi sandaletti neri con i buchi ma al loro posto indosso pantaloni lunghi, scarpe chiuse e una camicia a righe verticali.
Capisco che il film è finito ed è un peccato non averlo visto come si doveva.
'Ma insomma ti muovi o no?! Vuoi passare qui l'intera serata... Svegliati aho! - mi fa gentilmente l'amico mentre sono avvolto da una nuvola di polvere e gasolio.
'S-Sì .... arrivo! - rispondo un po' incerto -.... m-mi ero perso in un sogno.

I Racconti di Zeus
Somm. Ott. '97 - N° 12
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