Intervista a Marco Del Vecchio
di Silvia Gonfloni

Marco Del Vecchio: calciatore professionista di ottimo livello, da tre stagioni protagonista nell’A.S. Roma dopo stagioni trascorse nell’Inter.
Tra un allenamento ed una partita ci ha aperto le porte di casa sua, rivelandoci qualcosa di se stesso...


Da Milano a Roma. Come ti sei trovato?

Benissimo, Roma è una città straordinaria, il clima è stupendo e poi la gente è affettuosa, calorosa, un impatto più che positivo.

Perché hai scelto di vivere all’Infernetto?

Trovo che Casalpalocco, l’Axa, l’Infernetto siano dei posti bellissimi, molto tranquilli, privi del caos della città, dove puoi permetterti più privacy e quindi sia io che mia moglie abbiamo deciso di venire a vivere qui.

Circa un mese fa hai fatto il grande passo, il matrimonio. Chi è tua moglie?

Sì, è vero, mi sono appena sposato, mia moglie si chiama Sara, ha la mia età, 24 anni, quando l’ha conosciuta mi ha colpito un po’ tutto di lei, mi sono trovato immediatamente molto bene al suo fianco e poi abbiamo deciso di coronare il tutto con il grande passo.

Che importanza dai all’amicizia?

Molta. Anche se credo che i veri amici possano essere uno al massimo due, parlo delle persone di cui puoi fidarti veramente.

Sei amante della vita mondana?

Certo, mi piace molto. Come posso vado a divertirmi con gli amici, anche se la mia professione mi obbliga un po’ con gli orari, ma è giusto che sia così, bisogna lavorare duramente se si vogliono ottenere buoni risultati.

Chi era Marco da piccolo e chi è oggi Marco Del Vecchio.

Da piccolo ero piuttosto vivace, giocherellone, molto socievole e con il sogno di diventare un calciatore. Praticavo l’atletica e mi piaceva, ma l’interesse era il calcio.
Oggi invece Marco è un esaurito (ci scappa una risata).
No, scherzo, oggi sono più maturo ma sempre con la voglia di divertirmi, di stare in compagnia come posso, di scherzare e perché no di starmene in casa.


Un pregio e un difetto.

Sono testardo. Questo credo sia il mio pregio e il mio difetto allo stesso tempo. Quando voglio una cosa la ottengo a tutti i costi.

Musica, cinema, libri.

La musica mi piace tutta, di ogni genere purchè sia orecchiabile, per quanto riguarda il cinema mi piacciono i film thriller, d’azione, insomma il genere che non mi faccia addormentare in poltrona.
I libri invece non li leggo, ne ho letti abbastanza a scuola...


Un consiglio a tutti quei bambini che da grandi vorrebbero diventare calciatori.

Fare tanti sacrifici sia per arrivare e sia quando si è già arrivati. Bisogna lavorare molto, con impegno e costanza.
E poi prendere almeno un diploma di licenza superiore perché non si sa mai... dovesse andar male ...(sorride).


È d’obbligo a questo punto la parentesi calcistica: dove può arrivare questa Roma?

(Non ci pensa un attimo) Molto lontano se continua così. Abbiamo una squadra molto compatta, un allenatore molto bravo, e poi la fortuna di essere sostenuti da un pubblico unico.

Il primo gol in questo campionato è firmato Marco Del Vecchio e ti dà diritto ad un premio particolare: che emozione hai provato e a chi hai dedicato il gol.

Il gol lo ho dedicato a me stesso, alla fine dello scorso campionato non ho fatto molto bene ma quest'anno ho avuto un buon inizio ed il gol me lo sono dedicato per ricaricarmi...
Un gol importante per la Roma e per me. Per quanto riguarda il premio da anni in palio, 1000 bottiglie di vino, non ho più saputo niente e non ho più ricevuto niente (ride).


Ci stringiamo la mano e mi sbrigo a togliere il disturbo a Marco e Sara, ringraziandoli per la gentile ospitalità e augurandogli un futuro sempre migliore.

Le interviste
Somm. Nov. '97 - N° 13


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