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Alzi la mano chi è soddisfatto di come vanno le cose in Tredicesima circoscrizione.
Si faccia avanti chi è contento della pulizia del quartiere, dello stato della viabilità, dell'offerta turistica, degli uffici amministrativi.
Il Lido, così com'è, non si può nasconderlo, è quasi vergognoso.
Non si può accettare che alla vigilia del 2000 si debba impiegare più di un'ora per percorrere poco più di trenta chilometri, quelli che separano Ostia dal centro di Roma: neanche nei paesi del Terzo Mondo, con le strade di terra e sassi, si registrano certi tempi.
I trasporti pubblici, poi, sono in ritardo di un secolo rispetto al resto d'Europa.
Per non parlare dell'arredo urbano: una giungla di insegne abusive, strade che si allagano alle prime piogge e asfalti che si sgretolano come biscotti in una tazza di latte, giardini abbandonati e marciapiedi ridotti a discariche a cielo aperto.
Non credo, però, che ci siano particolari colpe degli amministratori che, in fondo, le provano tutte: Rutelli o Fini, Mandrake o la Fata Turchina, alla fine ha poca importanza..
Il problema è un altro. Il problema è l'impossibilità, da parte del Comune, di gestire un territorio sterminato e una popolazione di circa due milioni di persone, prestando attenzione alle differenti esigenze di ogni quartiere.
Una situazione a cui si deve aggiungere la classica tattica del divide et impera adottata da chi governa per evitare che la schiera degli oppositori sia troppo forte.
Ecco, così, che assistiamo al ridicolo fenomeno dello sdoppiamento della città: due associazioni balneari, due premi culturali, e due zone ben distinte (la fascia costiera e l'entroterra) che puntualmente si fanno la guerra.
In queste condizioni, mi auguro che siano tutti d'accordo, non si va da nessuna parte. Non si cresce. Non si migliora né la città né la vita dei suoi abitanti.
Dunque, nonostante le numerose e giustificate perplessità, è necessario, credo, attivarsi per far sì che Ostia e il suo entroterra guadagnino una totale autonomia di gestione, più forte di qualsiasi grado di decentramento amministrativo.
Forse è una soluzione stagnante da cui nemmeno i più ottimisti vedono una valida via d'uscita. Con il Comune autonomo gli amministratori dovranno impegnarsi e si spera che non avranno più tempo per disquisire a lungo sull'esecuzione dell'Inno di Mameli prima delle sedute consiliari.
Non ci saranno più giustificazioni e i cittadini, ad ogni tornata elettorale, avranno modo di promuoverli o bocciarli.
E soprattutto, chi avrà perso la battaglia non potrà staccarsi o andarsene, ma dovrà combattere ancora, e in maniera propositiva, per conquistare al primo appuntamento utile la "cabina" di comando.
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