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Piccolo preambolo: vedere in diretta la serata di premiazione degli Oscar è, per un amante del cinema, simile a quello che prova un tifoso di calcio il giorno del derby. Si sente che anche senza si vive benissimo, che si possono vincere gli scudetti e diventare immortali anche senza esserselo aggiudicato.
Totò non ha mai vinto l'Oscar, così come Alberto Sordi e decine di altri, specie europei.
Fino a qualche tempo fa era uno scandalo che non lo avesse mai vinto Steven Spielberg, poi è diventata un'abitudine e ora nessuno più se lo ricorda.
A Federico Fellini l'hanno dato alla carriera, un anno prima della morte, fu molto contento di raccogliere quell'onoreficenza, ma ne sapeva il limite.
In una saletta della parrocchia di San Timoteo un gruppo di ragazzi del Cineclub Palocco (e qualche infiltrato) ha sperato nella conquista degli Oscar per Roberto Benigni. Modestamente ero fra loro, e questo è il resoconto giurato di come è andata la serata.
Tornando alle nostre piccole cose, non sono mai stato così vicino al Dorothy Chandler Pavillion come quest'anno.
La consegna del premio, se non più ambito, meglio pubblicizzato nella storia del cinema era un pretesto, qui c'era da impadronirsi d'un pezzo d'America e come molti italiani ho tifato, ben felice di farlo. Pizzette fredde e birra calda, come nella migliore delle serate, hanno allietato la visione degli improbabili vestiti delle amatissime star, i collegamenti alla faccia del satellite, gli auguri fuori gara di una lunga schiera di invidiosi. Mai come quest'anno, forse, è stato preparata una vittoria, si è sperato come con un mondiale di calcio, con le olimpiadi.
Roberto doveva vincere. E con lui doveva tornare con lo scalpo del suddetto Steven Spielberg tutto il nostro piccolo cinema italiano, la coda di occasioni mancate e film mai fatti.
Si parla di questo e di mille altro, mentre si decidono le coppie del biliardino e i primi premi minori cominciano a sorridere e ringraziare la mamma e la patria. Cedo dopo il "miglior attore non protagonista" e un po' me ne vergogno, perché il divertimento aveva preso il sopravvento sul tifo e mi era passata la nausea-Joe Black che si era impadronita del mio stomaco.
Al telegiornale ho visto la camminata sulle poltroncine e le belle lacrime di Sophia Loren, sui giornali sono stato sommerso dalle informazioni - come tutti voi - su chi ha fatto cosa, come e perché.
Vincenzo Cerami non è stato premiato e a me dispiace, proprio perché a questo maledetto Oscar credo come in un derby.
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