Pratica di Mare, l'antica Lavinium
di Daniele Pietrini

Questo mese faremo un viaggio alle origini del mito di Roma, a due passi dal nostro territorio: un itinerario poco noto ma di grande suggestione.
Pratica di Mare è un piccolo, delizioso borgo che sorge a circa 4 km. dalla costa, svoltando a sinistra sulla litoranea poco prima del Villaggio Tognazzi.
Il suo fascino deriva dal fatto che il suo fondatore sarebbe nientedimeno che Enea, il mitico troiano la cui stirpe avrebbe originato Roma.
Vuole la leggenda che egli, sbarcato più o meno dove oggi c'è il bagno Lo sbarco di Enea (fino a qualche anno fa ritrovo preferito dei nudisti), morso da gran fame, inseguisse per ben 4.400 metri una grossa scrofa che continuava a sfuggirgli; solo quando questa si fermò su un colle per dare alla luce trenta porcellini, il nostro eroe

riuscì a raggiungerla e ucciderla.
In quel punto decise poi di fondare una città, che dal nome di sua moglie Lavinia prese il nome di Lavinium. Oggi Pratica di Mare occupa soltanto quella che in antico era l'acropoli, mentre nella vallata sottostante si sviluppava la città con le sue case, le terme e i santuari.
Ma non sono solo le suggestioni del mito che rendono questo borgo degno di una visita. La semplicità delle poche case, l'intimità dei vicoli e della piccola piazza, la fama della mozzarella di bufala e dei suoi ristoranti, lo rendono un luogo in e frequentato, assai più di notte che di giorno.
Bellezze artistiche nel senso classico sono per la verità assenti. La chiesa, anche se all'esterno lascia intravedere origini medievali, all'interno risulta di aspetto moderno (oggi è usata soprattutto per i matrimoni).
Il palazzo Borghese, più castello che dimora gentilizia, è affascinante ma scarsamente visibile per le massicce mura che lo cingono. Resta comunque la suggestione di un villaggio che ha saputo conservare, a due passi dalla metropoli, un'atmosfera antica e fuori dal tempo.
Da non perdere, oltre alla mozzarella di bufala, una sorsata dell'acqua (buonissima e terapeutica, dicono) che sgorga dal fontanile dietro la chiesa.
Espletati tutti gli obblighi del buon turista (non ci vuole molto, per la verità), si potrà dare un'occhiata ai ruderi archeologici che sorgono di fronte all'ingresso del paese. La prima cosa da vedere è il piccolo ruscello Numicus, oggi molto più prosaicamente detto Fosso di Pratica, che si attraversa venendo dalla Litoranea.
A dire il vero non c'è nessun rudere, ma merita una visita perché qui la tradizione vuole che sia morto Enea.
Dice Dionisio di Alicarnasso che dopo una battaglia tra Latini e Rutuli, "non essendo da nessuna parte visibile il corpo di Enea, alcuni ne dedussero che fosse stato trasportato dagli Dei, altri che fosse perito nel fiume, presso il quale avvenne la battaglia", cioè il Numicus.
A ricordo di questo evento venne eretto un santuario, detto Heroon di Enea, di fronte al quale sorgevano 13 are. Le origini del complesso risalgono almeno al VI sec. a.C., e funzionò sicuramente sino al III a .C.
Ancora oggi sono ottimamente conservati i 13 altari, mentre dell''heroon' non restano che le fondamenta.
In giro per la città si trovano anche resti di una villa imperiale, di un impianto termale e di un santuario di Minerva dove Enea avrebbe riposto i Penati di Troia.
Data la sua importanza storica, di Lavinium parlano molti autori classici: Tito Livio, Appiano, Cassio Dione, l'anonima Origo Gentis Romanae, il succitato Dionisio di Alicarnasso, Plinio il Vecchio, Virgilio e altri autori meno noti. È con la loro compagnia che sarebbe opportuno aggirarsi nell'antica città, per integrare quello che gli scarsi ruderi non sono riusciti a tramandarci.
La visita è possibile farla con una richiesta alla Sovrintendenza, tel. 06/3265961 - 32659632, che provvederà ad aprire i cancelli della proprietà privata in cui sono inseriti i ruderi.
Una gita in mezzo alla natura, fuori dai circuiti tradizionali e capace di riportarci al fascino e al mistero del Lazio preromano, il tutto a due passi da casa nostra.

ZEUS E DINTORNI

SOMMARIO APR. '99 - N° 29
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