Dio, dammi un asso!
di Simone Navarra

Il giocatore è un animale in pena, è uno che è in continua attesa della mano che risolve tutto, del salto di qualità che cambia una vita che non va nel verso giusto.
Matt Damon non ha proprio la faccia del giocatore, perché questa deve avere i connotati del perdente anche nel momento della vittoria.
Per prendere il piatto, conquistare la medaglia d'oro, fare il rush finale bisogna rinunciare sempre a qualcosa.
Rounders è un remake, un rifacimento non troppo fedele di un grande film interpretato alla grande da Steve McQueen, che in fatto di vita spericolata, di sconfitte e cicatrici della vita è molto più credibile di quello che viene definito da molti giornali d'oltreoceano come il "genero ideale d'America".
Con Steve McQueen cambiava una cosa fondamentale, il finale. Lì si perdeva, qui si vince, lì c'era la verità e con essa schiaffi, pugni e via soffrendo, qui un mondo dove la tentazione è simpatica e scanzonata.
Gli anni '90 - che grazie a quello in cui si spera per l'asso stanno finendo - sono l'esaltazione di sofferenze che si possono vedere, sfiorare, ma mai e poi mai sentire veramente.
La comunicazione si è impadronita della realtà e l'ha fatta diventare un'altra cosa.
Immagini belle, patinate, lussuose senza essere lussuriose fanno da cornice alla storiella solita del bravo ragazzo traviato da cattivi compagni di strada, che si batte per la bella di turno, per il futuro e per il mondo ammalato.
Rounders è passato nelle sale senza impressionare, lasciando in bocca il sapore di precotto: colpa di tante cose, comunque tre o quattro se ne possono salvare.
Una di queste è la prova che offrono gli avversari, gli amici, i consiglieri e i guai su due piedi che si muovo attorno al protagonista.

Le recensioni
Somm. Apr. '99 - N° 29

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