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Non saranno in molti, all’Axa e a Palocco, a strapparsi i capelli.
Sembra che, dopo quattro rapidi calcoli, Ostia abbia puntato sulla creazione di un Comune autonomo di Ostia-Ostia Antica, escludendo i cittadini dell’hinterland della XIII circoscrizione dalla consultazione referendaria che ne dovrà sancire la costituzione.
Sostanzialmente non cambia niente: con o senza l’entroterra sarebbe comunque stato il Comune di Ostia, la novità sta nella chiarezza e nella lucidità della proposta, che sgombra il campo da molti equivoci.
Il primo dei quali è quello che, dal futuro Comune che avrebbe sostituito l’attuale XIII, ci avrebbero guadagnato tutti.
Perfettamente lecita la richiesta di autonomia dei lidensi, che hanno tutti i loro validi motivi per guardare al futuro Comune di Ostia con speranze ben riposte, ma anche più che giustificato il desiderio di chi crede che gli affari, perché di affari si tratta, si facciano in due.
Sono dispostissimo a cambiare idea se e quando qualcuno riuscirà a dimostrarmi i reali vantaggi che i nostri quartieri avrebbero dal costituire la periferia di Ostia anziché quella di Roma: dai discorsi e dagli articoli degli “addetti ai lavori” (politici, giornalisti, semplici interessati) questo punto viene sfiorato solo vagamente, non andando al di là delle solite frasi fatte e della visione del “Comune di Ostia” come della Madonna di Lourdes, che solo a invocarla può produrre chissà quali miracoli.
Una futura XIII Circoscrizione formata da Axa, Casalpalocco, Infernetto, Madonnetta, Acilia e Malafede risulterebbe molto più omogenea nella composizione, negli interessi da perseguire e nei problemi da risolvere.
E, dopo anni di politica “in riva al mare”, si inizierebbe a intravedere qualche reale intervento di miglioramento dell’entroterra.
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