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Non è la prima volta che si parla della scuola materna di Via Bepi Romagnoni. Consentitemi di tornarci su, spero, per l'ultima volta.
La scuola, costruita dieci anni fa ma mai ultimata, subì lo stop dei lavori a causa di un contenzioso legato alla legge antimafia (la società costruttrice non aveva tutte le carte in regola). Chiaramente, come succede sempre in Italia, la struttura fu abbandonata, svuotata di tutto, furono rubati anche gli infissi, gli interni imbrattati con scritte razziste e croci uncinate. In questi anni la scuola è apparsa come il monumento allo spreco e alla stupidità umana.
Il CdQ ha più volte denunciato lo stato di abbandono della struttura pubblica. Ci siamo anche rivolti al Gabibbo che, puntualmente, ha mostrato a Striscia la notizia la situazione di degrado in cui versa l'edificio.
Ed ecco attivarsi i professionisti dell'occupazione.
Dopo vari tentativi, da circa un anno l'edificio è stato occupato da due famiglie. Probabilmente è stato chiuso un occhio per ragioni di opportunità, della serie "se mandiamo via questi, altri ci si rimettono dopo una settimana".
Ed arriviamo ad oggi. Tutto è pronto per ristrutturare l'edificio: soldi stanziati, progetto approvato. Da ottobre si aspetta l'inizio dei lavori. Sembra, siamo a marzo '99, che tutto sia pronto. Alleluia!, viene da gridare.
Finalmente tutte quelle giovani famiglie che vivono nel nostro quartiere, anch'esso giovane, che hanno avuto il coraggio di mettere al mondo figli in un paese a crescita zero, troveranno risposte concrete ai propri bisogni: con una scuola materna nel quartiere si eviteranno gli esborsi, talvolta veramente onerosi, di rette scolastiche alla materne private, spesso distanti dalle proprie abitazioni.
Tutto risolto allora? Ma quando mai!
È sorto il problema dallo sgombero dell'edificio (poi risolto).
E siamo alla "legalità" e solidarietà".
Il ripristino della legalità in Italia non è così semplice. Burocrazia, scarico di responsabilità, leggi, leggine, ordinanze, firme, controfirme e, infine, solidarietà la fanno da padrone. Sorge pertanto un problema non indifferente: che ci facciamo con le famiglie che occupano l'edificio? Si salvi chi può, arriva la demagogia!
Nel rispetto delle regole è necessario avvisare che entro 5 giorni si procede allo sgombero.
Che non è proprio semplice: forze dell'ordine, urla, spintoni, strilli e così via. Le famiglie in questione saranno sistemate presso alloggi pubblici o case popolari e il cerchio si è chiuso: pronti per la prossima occupazione. Alla faccia di quella povera gente che si è messa in lista di attesa legalmente e che da tanti anni aspetta un alloggio.
Alla faccia di quelle famiglie che aspettano le aule della materna e sperano che questi ritardi non contribuiscano ad ostacolare l'inizio del prossimo anno scolastico.
Alla faccia di chi mantiene questo Paese con le proprie tasse, rispettando regole e legalità. Comunque, sembra che tutto sarà risolto entro il mese di marzo. Sembra (non si sa mai).
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