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"Ben vengano le iniziative per il rilancio del litorale. Purché nessuno tocchi il nostro orticello.".
Sembra essere questo il principio, tanto ipocrita quanto intollerante, che anima i cittadini, gli imprenditori e i comitati di quartiere di Ostia e del suo entroterra.
Già, perché a parole sono sempre tutti d'accordo nel promuovere manifestazioni e kermesse per il rilancio e la valorizzazione culturale e sociale del territorio.
In pratica, invece, non appena qualcuno alza un dito nel loro quartiere o vicino alle loro attività commerciali, non perdono tempo e organizzano clamorose forme di protesta che, puntualmente si trasformano in "guerre di religione".
Di esempi ce ne sono a iosa: guerre contro i decibel delle discoteche in riva al mare, guerre contro le mostre-mercato dei libri organizzate dal Comune a Ostia e ad Acilia, guerre contro i camper per l'assistenza ai tossicodipendenti, guerre contro l'Air Show, guerre contro le isole pedonali o le arene cinematografiche estive.
Guerre, guerre e ancora guerre per la gioia di politici e giornalisti.
I primi, infatti, aldilà del merito e a seconda dell'opportunità del momento, si schierano a favore o contro la protesta senza però, quasi mai, proporre una soluzione.
I secondi, come avvoltoi, si gettano tra i contendenti amplificando i dissapori e aizzando gli animi.
I cittadini, infine, pensano solo al loro tornaconto personale: se amano la discoteca, ad esempio, se ne fregano di quei poveri cristi che vivono nella zona e non riescono a dormire o, al contrario, se vogliono dormire non tollerano la presenza delle discoteche e "se ne fregano" di quei poveri cristi delle esigenze di migliaia di giovani.
A volte, ad arbitrare la situazione , ci sono leggi che però, non è una novità, vanno sempre interpretate e quindi quasi mai soddisfano le parti.
Altre volte, invece, non ci sono neanche le leggi: si tratta esclusivamente di opportunità o di scelte politiche decise dagli amministratori per tutta la città.
E allora ecco che ci si può imbattere in personaggi squallidi che affermano candidamente: "Credo che si giusto che la società aiuti i tossicodipendenti, però non vicino a casa mia".
Certo sarà difficile trovare qualcuno che dica il contrario, ma è anche vero che far parte di una città non significa soltanto godere dei suoi pregi ma anche saper accettare, e dividere equamente, i suoi difetti.
Non è con intolleranza e personalismi, infatti, che si può sperare nella crescita socio-culturale e nel rilancio turistico della XIII circoscrizione.
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