Ocalan: ospite "fisso" all'Infernetto
di Silvia Gonfloni

È durato circa due mesi il soggiorno all'Infernetto del leader curdo Abdullah Ocalan.
Il suo arrivo in Italia risale ormai al 21 novembre dello scorso anno: per lui una residenza all'interno di una villa-bunker, su tre piani, in via Malè al civico 90.
Con lui, per tutto il tempo, anche alcuni suoi collaboratori, uomini e donne.
Giorno e notte Ocalan è stato sotto la stretta protezione delle forze dell'ordine: agenti della Digos, poliziotti, tiratori scelti, e carabinieri che hanno assicurato la vita di "Apo" (zio), che quotidianamente trascorre le ore guardando la Tv, (specialmente le emittenti turche), scrivendo e parlando al telefono.
Alcune volte gli è concesso anche di fare esercizi fisici, ovviamente sempre dentro la villa.
Più volte in questo periodo di tempo era stato detto che Ocalan, era pronto per essere trasferito.
Tutte false partenze, però, perché il leader curdo ha trascorso nel verde dell'Infernetto il Natale, Capodanno ed Epifania.
Certo a lui non è dispiaciuto. Anzi.
Più dispiaciuti sono stati i giornalisti, i fotografi e i cameramen (italiani e turchi) "costretti" a vivere da novembre a due passi dalla villa, accampati alla meglio all'interno delle proprie macchine di giorno e di notte (compresi i festivi) in attesa di qualche eventuale "mossa".
Meno dispiaciuti, ma piuttosto infuriati, buona parte dei vicini di Apo, costretti a girare con il documento alla mano per essere riconosciuti al momento dell'entrata e dell'uscita dalla propria abitazione, anche se la massiccia presenza di forze dell'ordine ha fatto diminuire sensibilmente il numero di furti, rapine e scippi nel quartiere.
Oggi all'Infernetto tutto è comunque tornato alla normalità: sabato 16 gennaio Ocalan ha chiesto di andare via dall'Italia.
Detto e fatto. Ocalan è stato accompagnato all'aeroporto di Ciampino, da lì con un volo, forse militare, ha raggiunto un'altra destinazione, ancora top secret.
Che fine avrà fatto il leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (il famoso Pkk, sorto nel 1978) definito dalla Turchia un "terrorista".
E terminerà mai lo stato di guerra tra turchi e curdi? In 14 anni di scontri armati tra Pkk ed esercito turco, si sono registrati circa 30.000 morti.
Tutti scontri mossi da interessi economici: oro bianco, petrolio e tabacco, presenti in gran quantità sul territorio rivendicato da un popolo, quello curdo, abituato a vivere una guerra continua.
E la pace, a quanto pare, sembra ancora molto lontana, se non impossibile.
L'Italia, con il caso Ocalan, ha assunto un ruolo fondamentale per la cassa di risonanza fornita ai diritti del popolo curdo.
E nella storia di quel popolo finirà anche l'Infernetto: chissà che Via Malè, un giorno, non venga ribatezzata Via Abdullah Ocalan.

Pianeta Infernetto
Somm. Gennaio '99 - N° 26

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