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Il Tredicesimo gruppo dei vigili urbani di Roma, come tutti sanno, ha sede sul lungomare Paolo Toscanelli di Ostia e negli ultimi anni è stato guidato dai comandanti Camillo Pica, Giulio Caioli e, da pochi mesi, dal nuovo dirigente Rolando Marinelli.
I vigili ai suoi ordini sono circa 250: poco più di 160 uomini e un'ottantina di donne.
Davvero pochi per una popolazione, quella della XIII, che dalle ultime stime sfiora, almeno d'inverno, i 250mila residenti.
Già, perché d'estate la situazione peggiora notevolmente: Ostia, infatti, supera la soglia di un milione di presenze giornaliere mentre tra ferie, riposi e malattie l'organico dei vigili urbani si riduce di almeno il trenta per cento.
Così quei pochi "pizzardoni" che restano nell'entroterra (Axa, Palocco e l'Infernetto) li si vede, e neanche sempre, solo in caso d'incidenti.
A chiunque verrebbe da dire: "Poverini, chissà quanto devono lavorare per mandare avanti la baracca".
Ma purtroppo quei poverini si contano davvero sulla punta delle dita: i centralinisti della sala operativa alle prese con le innumerevoli segnalazioni dei cittadini, alcuni coordinatori che tentano di far funzionare il reparto e alcuni singoli che, per un sempre più raro senso del dovere, fanno tutto il possibile e a volte anche l'impossibile.
E gli altri? C'è chi li avrebbe visti passeggiare da un bar all'altro; c'è chi avrebbe "pizzicato" il vigile nel box all'incrocio municipale intento in appassionate letture; c'è chi si sarebbe imbattuto in vigilesse che durante il servizio ne approfittano per entrare e uscire dai negozi o chi, per parlarci, sembra abbia dovuto aspettare che terminassero una simpatica telefonata privata al cellulare.
Tutti vigili "virtuali" che poi si ricordano di fare il loro dovere all'improvviso, prendendosela, a volte anche con arroganza e maleducazione, con il primo che capita per poi tornare ai loro "impegni".
Non ci si meraviglia più, quindi, di vedere in giro per Roma i conducenti dei carri attrezzi girare come squali per le strade, fermarsi davanti a una macchina posteggiata irregolarmente e chiamare al cellulare il vigile di turno che arriva trafelato, e magari con i baffi ancora sporchi di cappuccino, pronto a redigere il suo integerrimo verbale.
Ma chi controlla gli scansafatiche? Ma chi multa il vigile che non fa il suo dovere?
È giusto che in una città-giungla come Ostia, dove anche le più banali regole sono puntualmente disattese (vedi strisce pedonali "trasparenti", doppie e triple file d'auto costanti, e cartelli pubblicitari selvaggi), ogni tanto ci sia qualcuno che venga "bastonato" con multe da 500mila lire (un quarto di uno stipendio medio!) per aver superato il limite di velocità sulla Cristoforo Colombo di appena qualche chilometro?
E il comandante dei vigili urbani, qualche volta, si fa un giro per le strade a vedere come lavorano i suoi uomini? Presto glielo chiederemo.
Una delle ultime vittime, lo avrete sicuramente capito, è stato il sottoscritto che conosce benissimo (vedi Saette di Zeus di settembre) l'antico broccardo "DURA LEX SED LEX".
Ma ora un'ultima domanda sorge spontanea: quando è stata coniata questa massima esistevano già certi vigili urbani?
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