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Caro commissario Lucio,
ho incontrato nella mia lunga carriera di ricercatore criminale molti casi particolari, che hanno fatto trasalire la mia povera moglie e che spesse volte ho risolto per pura fortuna.
Questo che le vado a illustrare è uno dei più intricati che ho mai avuto il dovere di indagare.
Lui - Michael Douglas - è un uomo d'affari come se ne incontrano pochi nella vita, di quelli che ne leggi le gesta sui giornali, che sono ammirati da tutti, uomini e donne.
Lei è un gioiellino di ragazza e anche se ha un nome impronunciabile - Gnwieth Paltrow - ha classe da vendere, sorrisi che stendono a cinquanta metri di distanza e un posteriore tanto bello che vien voglia di morderlo.
L'altro - Viggo Mortensen - è un lavorante come lo siamo tutti, che il colpo della sua vita l'ha fatto nascendo con una bella faccia e guardano di traverso la moglie del padrone.
Come nell'Amante di Lady Chatterley è il sottoposto che dà inizio all'intrigo, al doppio e triplo gioco che toglie il fiato.
La storia è tutta in questa confusione continua di ruoli, tra buoni e cattivi, belli e brutti, giusti e malvagi.
Il coraggio in questo caso non sembra una virtù ma un accidenti che capita a chi non ha l'accortezza di lasciare chiusa una porta, di dimenticare che la propria consorte ogni tanto durante la settimana sparisce.
Ricorderò sempre, caro commissario, i minuti finali con tutte quelle rivelazioni che quasi non ci capivo nulla.
L'atmosfera alla Basic Instinct, non trasgressiva ma hitchcockiana al punto giusto, rende omaggio a un classico del cinema da cui è liberamente ripreso.
Gli accusati sono stati tutti degli ottimi attori, ma questo non sò quanto deponga a loro favore visto che agivano su uno sfondo che poco imponeva.
Il contorno, insomma, era mancante come in un pranzo a poco prezzo.
Con osservanza,
Tenente Colombo
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