|
Patapumfete è una bella onomatopea, una di quelle parole che spiega un rumore come screek o smack.
I fumetti ne sono pieni, il linguaggio comune anche.
Nell'accezione che abbiamo il piacere di presentarvi è invece uno splendido spettacolo teatrale.
I testi e la regia sono del mai tanto amato Dario Fo, Stefano Di Pietro e Alfredo Colombaioni sono invece gli unici interpreti.
Sono abbigliati come due clown d'annata, di quelli che sognava e disegnava spesso Fellini, hanno le movenza tipiche di chi con una caduta, con un passo falso ad arte, fa ridere vecchi e bambini, giovani e meno giovani senza la presunzione di far vedere la sua faccia, nascondendosi dietro ad una maschera.
Quando abbiamo avuto il piacere di vederli, al teatro Dafne nella prima domenica di novembre, erano a viso scoperto, senza trucco ma la sensazione è che anche quello fosse un manufatto posticcio, creato dietro le quinte per solleticare di più lo spirito.
C'è la satira, come in ogni spettacolo comico che si rispetti, c'è lo sbeffeggiamento dei vizi capitali, la messa in disordine di qualsiasi cosa capiti a tiro.
Fanno ridere e lo fanno bene, senza volgarità, con gusto.
Gli auguriamo il successo, che in questo mondo fatto di elettricità è un passaggio televisivo, una prima serata con l'Auditel in agguato.
Forse loro però non ci starebbero, e così i molti fortunati che li hanno visti non possono far altro che parlarne, che promuoverli come si faceva con le compagnie di giro, con gli zingari poeti.
Ogni piazza un pubblico nuovo, ogni piazza una battuta diversa, ogni piazza un Buttiglione di mezzo.
|
|