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La politica locale è cambiata e la cittadinanza è smarrita.
È la conclusione a cui sono giunto in questi ultimi mesi quando finalmente sono riuscito a tirare le fila di tutta una serie di constatazioni, interrogativi e pensieri sui compiti, o meglio sulle funzione, che dovrebbero avere i politici locali, quelli circoscrizionali, quelli insomma alla base della piramide istituzionale.
A scatenare la mia serie di riflessioni a catena, come al solito, è stata l'osservazione della vita di tutti i giorni, della gente che ho incontrato, degli amici e dei conoscenti con cui ho scambiato quattro chiacchiere.
Sempre più spesso, infatti, in questi ultimi tempi mi sono ritrovato ad essere fermato per strada, al bar, in edicola o al ristorante da persone che mi rivolgevano domande per me davvero inedite: un commerciante mi chiede come deve fare per ottenere l'occupazione del suolo pubblico per i tavolini del suo bar, una donna di mezza età, invece, in quale ufficio deve recarsi per avere la carta d'identità, e ancora un anziano vicino di casa mi implora di aiutarlo a inserire il nipote nel mondo del lavoro o almeno di spiegargli quali sono le struttura pubbliche che lo possono aiutare, mentre un pendolare non riesce a darsi una spiegazione come mai Ostia sia così mal collegata con la Capitale.
Tutte domande nuove per il sottoscritto. Tutte domande che fino a un anno fa nessuno mi aveva rivolto.
Come mai? Che cosa è successo? Che cosa è cambiato?.
Io certamente no, o almeno non sono cambiato a tal punto da giustificare un atteggiamento così diverso da parte della gente nei miei confronti. E allora?
E allora sono giunto alla mia conclusione: è cambiato il modo di fare politica sul territorio.
Oggi, infatti, la maggior parte dei consiglieri circoscrizionali che la Tredicesima ha scelto alle ultime elezioni hanno cambiato atteggiamento rispetto alle passate legislature: meno disponibilità, pochi incontri, meno comizi.
Oggi, da sinistra a destra senza troppa distinzione, dedicano molte delle loro energie a dissertare tra di loro sui massimi sistemi, su progetti faraonici e a lunga scadenza, su questioni generali e legate alla realtà del nostro territorio soltanto da un filo sottile.
Così, volenti o nolenti, è come se avessero trascurato quello che è il loro primario compito cioè essere l'anello di congiunzione tra la popolazione e le istituzioni.
È come se una pubblicazione a carattere locale facesse articoli sul presidente americano e sui suoi "alti e bassi" piuttosto che affrontare i temi e le vicende di cronaca del suo territorio.
In passato, forse, si è pensato soltanto a risolvere le emergenze che di giorno in giorno si presentavano sul litorale senza preoccuparsi di programmare, di pianificare il futuro.
Oggi, però, si esagera nell'altro senso.
E allora, non sarebbe meglio se i "nostri" politici locali si dedicassero ai piccoli grandi problemi quotidiani dei "loro" cittadini lasciando ai rappresentati del governo, del parlamento e poi della regione, della provincia e del Comune la programmazione e lo studio dei grandi progetti?
Non sarebbe più funzionale se i rappresentanti circoscrizionali anche dopo le elezioni continuassero a girare tra i banchi dei mercati e nelle corsie degli ospedali, a frequentare i mezzi pubblici e a passeggiare nelle pinete ridotte in discariche?
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