La necropoli di Porto
di Daniele Pietrini

Per arrivare alla necropoli di Porto non c'è nemmeno il cartello: trovare una delle 'città dei morti' più intatte dell'antichità non è semplice, ma ne vale la pena, perché questa piccola area archeologica è forse più suggestiva degli scavi di Ostia Antica.
L'ingresso è gratuito (tutti i giorni tranne lunedì, dalle 9 alle 18) e d'estate è anche attiva una bella iniziativa per portatori di handicap: visitate guidate, con carrozzelle e percorsi attrezzati.
Dunque, fate attenzione: percorrendo il viale dell'Aeroporto di Fiumicino in direzione di quest'ultimo, al secondo semaforo bisogna girare a destra, in via Cima Cristallo; qui, la prima strada a sinistra, un diverticolo che si inoltra tra campi di melanzane, conduce all'ingresso degli scavi.
La necropoli deve la sua eccezionale conservazione al fatto che, sorgendo in riva al mare, è stata ben presto ricoperta dalla sabbia che l'ha preservata dalle devastazioni successive.
Tutte le tombe appartengono ai cittadini del porto di Traiano, in prevalenza greco-orientali, che si sono serviti della necropoli dal II al IV sec. d.C.
Quelle più belle sono le più antiche, a forma di piccola casa, che sorgono a sinistra a un livello inferiore rispetto alla strada (che fu rialzata perché, allora come oggi, l'area è soggetta ad allagamenti nei mesi invernali).
Le camere sepolcrali sono coperte a volta o a tetto e hanno quasi sempre le pareti dipinte o decorate a stucchi; nelle pareti vi sono le nicchie con le olle cinerarie protette da una lastrina di vetro, che forse serviva a rendere visibili le ossa.
Eccezionali sono i rilievi in terracotta che ornano le facciate di alcune tombe, con effigiati i mestieri dei proprietari; non si perda, a sinistra dell'ingresso, quello di un'ostetrica raffigurante una scena di parto.
Il rilievo è notevole perché è l'unica scena di questo tipo che ci è giunta dall'antichità: pare che, dopo di essa, il parto sia stato raffigurato per la prima volta solo nel XVI sec., dopo 1200 anni.
Nel 1931, all'indomani della loro scoperta, questi rilievi vennero trafugati, ma sono stati fortunosamente recuperati; oggi sono esposte delle copie.
Nessuno dei personaggi qui sepolti è un nobile: si tratta quasi esclusivamente di commercianti senza alcun blasone o gente poverissima, per i quali l'unico segno di riconoscimento erano le anfore conficcate a metà nel terreno e forate inferiormente, in modo che si potessero gettare libagioni al defunto (attualmente sono state tutte ricoperte).
Notevoli poi le strane sepolture a forma di cassone che spuntano qua e là dal terreno: sarcofagi semicilindrici in muratura e rivestiti di calcestruzzo, unici in Italia, di cui si hanno esempi solo in Africa settentrionale.
Girando per la necropoli non si perdano le fini mostre in laterizio che decorano le facciate delle tombe, i mosaici in situ o rialzati alle pareti, gli elementi architettonici quali lesene, cornici e finestre perfettamente conservati, i rilievi con i mestieri antichi: l'acquaiolo, il mercante di grano, il chirurgo, il fabbro ferraio ecc.
Si dia un'occhiata anche al celebre mosaico con una delle rare rappresentazioni dell'antico Faro di Ostia, che si trova al termine della strada d'ingresso (la Via Flavia): le navi che vi approdano e la scritta in greco, 'Ode pausilupos' ('Così cessa ogni dolore'), ammoniscono che gli uomini trovano nella tomba, come le navi nel porto, il riposo da tutti gli affanni.
Oltre questa sepoltura ancora nulla è stato scavato: ma, assicurano gli archeologi, quanto riportato alla luce è solo una minima parte dell'antica necropoli.
Una minima parte che comunque andrebbe adeguatamente valorizzata: non tanto nella manutenzione, che è ottima (forse troppo, visto che molte cose sono nascoste al pubblico), quanto in un minimo di segnaletica.

Zeus e dintorni
Somm. Ott. '98 - N° 23
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