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La preside Adriana Coccarello ha vinto.
I primi giorni di Agosto, con cinquantasette dettagliatissime pagine di sentenza, il Tribunale Amministrativo del Lazio le ha dato ragione accogliendo il ricorso contro il suo trasferimento, ordinato per una non ben precisata incompatibilità ambientale, dal liceo Democrito di Casalpalocco ad un'altra scuola di Subiaco.
Ora potrà tornare a guidare l'istituto di via Prassilla tra la gioia di alcuni collaboratori e di molti genitori degli alunni e la rabbia di quei professori che avevano fatto di tutto per farla allontanare.
La Coccarello ha però vinto, per sua sfortuna, soltanto una battaglia che fa parte di una guerra la cui fine, al momento, sembra molto lontana: dopo la "mazzata" del Tar, infatti, il ministero della Pubblica Istruzione è deciso ha presentare un contro ricorso che, ovviamente, potrebbe rimettere tutto in discussione.
Tutto cominciò, in molti lo ricorderanno, a dicembre del 1997 quando un nutrito gruppo di genitori degli studenti del liceo Democrito scrisse una lettera al ministero della Pubblica istruzione per protestare contro il trasferimento della preside che a loro parere, invece, era in grado di far funzionare a dovere la scuola dei loro figli.
La lettera di quei genitori, senza mezzi termini, sosteneva che dietro il trasferimento della preside Adriana Coccarello c'era il neanche troppo occulto operato di un manipolo di professori stanchi di essere oppressi dalla preside di ferro e dai suoi comportamenti "antisindacali".
Quella lettera arrivò anche alle redazioni di giornali e televisioni e in breve divenne una sorta di "caso nazionale": da una parte Adriana Coccarello, una sessantunenne piemontese con una vocina da nonna di Cappuccetto Rosso, la precisione del Furio di Carlo Verdone e la grinta del Rocky di Silvester Stallone; e al suo fianco alcuni fedeli collaboratori del Democrito e molti "accaniti" genitori degli studenti.
Dall'altra diversi professori, alcuni dei quali rappresentanti sindacali, appoggiati da altri genitori degli alunni e ovviamente dai sindacati, Cgil in testa.
Da che parte stia la ragione è difficile saperlo con certezza e soprattutto non spetta a noi dirlo.
Spetta, invece, ai giudici che dovranno soltanto far rispettare la legge.
Una legge come al solito dura per chi perde, ma, come recita un antico broccardo, sempre la legge.
E la preside Adriana Coccarello, codici alla mano, al momento se la ride.
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