Il teatro "romano" di Ostia Antica
di Daniele Pietrini

Riconoscete il monumento di questa foto? Probabilmente no, anche se molti di noi d’estate ci vanno a vedere concerti, spettacoli e opere teatrali.
È il teatro romano di Ostia antica, o almeno l’“originale”.
Ciò che vediamo oggi è infatti un falso, ricostruito negli anni ’20 per volontà dell’arch. G. Calza e su progetto dell’arch. De Vico.
La ricostruzione è sicuramente fedele, ma gli elementi su cui si basò furono davvero pochi.
Le gradinate sono state realizzate ex-novo, nonostante la loro perdita totale: la cosa all’epoca suscitò molto scalpore.
Lo storico Gerkan sostenne che da quel momento il teatro di Ostia antica non avrebbe più fatto parte della storia dell’arte romana, mentre il Calza rispose che il restauro era stato fedelissimo e avrebbe consentito il riuso della struttura come nell’antichità: già nella primavera 1927 andarono in scena le prime rappresentazioni classiche.
Un vero e proprio restauro ‘turistico’ quindi, a uso e consumo delle grandi masse che quotidianamente visitano gli scavi.
Anche così, il teatro non è ancora quello antico: la cavea può contenere circa 2300 spettatori, cioè 1000 in meno di quello originale; manca completamente il terzo e ultimo ordine di gradinate, un tempo sormontato da colonne di cipollino ora rialzate dietro la scena; gli unici avanzi di questa, tra cui tre belle maschere, sono rimontati sopra un muro di tufo.
A uno sguardo attento il teatro appare subito frutto di un recente restauro: troppo squadrate le linee, troppo perfetta la sua conservazione rispetto a ciò che lo circonda: dove sono i segni del tempo?
Eppure pochi, tra quanti visitano il teatro, sanno di trovarsi di fronte a un’opera del 1926: molti credono davvero di star ammirando un monumento antico.
Di questo edificio, caso più unico che raro, conosciamo il nome dell’architetto: un certo Valerio Ostiense, attivo a Roma sotto Augusto (I sec. a.C./ I sec. d. C.).
La particolarità del teatro è che, anziché essere scavato sul fianco di una collina, fu eretto direttamente in pianura.
All’epoca di Settimio Severo venne ingrandito, e a questa ricostruzione fa riferimento il restauro del Calza.
Alla fine del IV sec. d. C. l’orchestra venne modificata per poter ospitare spettacoli acquatici; poi, alle soglie dell’abbandono di Ostia, gli ultimi abitanti lo trasformarono in fortezza contro le incursioni di barbari e pirati.
Dopo, più nulla.
Veniamo ora agli oggetti ritrovati durante lo scavo: nella scena si scoprirono un elmo, frammenti di statue e decorazioni di mobili antichi, tutto in bronzo; nascoste sotto il pavimento di una delle tabernae (i negozi sotto le arcate), trenta monete antiche e gioielli d’oro; in un’altra taberna calchi e modelli di statue classiche, come se vi fosse stata una scuola di scultori; dentro un’arcata, un grande bronzo dell’imperatore Commodo, murato nella calce; un’altra arcata era piena di scaglie di marmo: la bottega di un marmista.
Ovunque statue, iscrizioni, armi e stucchi: uno di questi è ancora visibile nella volta (ricostruita) dell’ingresso principale.
I pezzi più preziosi sono conservati nel vicino museo degli scavi: un gioiello piccolo ma preziosissimo, pieno di capolavori.
Per il teatro invece bisogna accontentarsi della ricostruzione, fedele ma ingannatrice, degli archeologi del ventennio.

Zeus e dintorni
Somm. Lug. '98 - N° 21
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