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È imminente la presentazione della proposta di risoluzione da approvare in Consiglio Circoscrizionale che detterà le linee guida e gli indirizzi tecnici per la redazione dei piani attuativi previsti dalla deliberazione 58/97 di riqualificazione delle coste, consentendo di avere norme chiare e certe per il rilascio delle concessioni di ristrutturazione e manutenzione delle costruzioni attualmente presenti sul litorale.
Gli indirizzi che i Verdi propongono come prioritari all’interno della risoluzione sono essenzialmente: il ripristino delle visuali attualmente occultate da recinzioni e murature di separazione del lungomare dalle concessioni; la riduzione delle cubature non essenziali per le finalità per cui è stata rilasciata la concessione, nel rispetto dei vincoli presenti e della normativa di P.R.G. che individua l’arenile come zona N (verde pubblico); l’accorpamento delle cubature e la disposizione delle cabine ortogonalmente al mare; la realizzazione di varchi
tra gli stabilimenti in misura proporzionale all’estensione delle concessioni, che creino tratti liberi di arenile, per riequilibrare l’eccessiva presenza di concessioni rispetto alle spiagge libere; la riconversione delle strutture in muratura, obbligatoria in sede di rilascio di concessione di ristrutturazione, che preveda l’uso esclusivo di legno e materiali ecocompatibili finalizzati all’armonizzazione delle stesse con l’ambiente; la valorizzazione e il potenziamento del verde come elemento essenziale caratteristico del lungomare e all’interno delle concessioni e la sostituzione delle attuali pavimentazioni con l’obbligo di piantumazione di essenze compatibili con l’ambiente ed in proporzione con le superfici occupate.
Lo spirito e la finalità di tali proposte è sbordinata da un lato ai principi stabiliti dal Piano Paesistico Territoriale in materia di rispetto delle visuali e dall’altro alla necessità di ricondurre i volumi attualmente realizzati a livelli consoni a quanto previsto dalle L. Reg. 49/84., che impone un indice di edificabilità di un m³ per 1000 m² di territorio compreso nella fascia costiera dei 300 metri, considerando comunque che quanto enunciato dalla legge Galasso (431/85) resta una disposizione cui deve far riferimento ogni altra normativa regionale o comunale.
È interessante notare quanto riportato dalla sentenza del Consiglio di Stato 114/76 che riassume con parole efficaci il senso di questa risoluzione:
a) i beni demaniali e quindi le spiagge devono sostanzialmente
essere destinati ad un uso pubblico;
b) qualsiasi concessione a privati per la gestione di arenili deve
essere concepita al solo scopo di favorirne un utilizzo pubblico
nel rispetto della salvaguardia ambientale.
Concludo con la speranza che Ostia possa un giorno somigliare sempre più alle altre città italiane ed europee dove, nel rispetto della libera fruizione del mare, le attività commerciali e turistiche sono distribuite principalmente all’interno o a ridosso del lungomare e non sull’arenile, consentendo così la valorizzazione di tutto il territorio e a noi cittadini turisti la libertà di poter passeggiare vedendo il mare, o se vogliamo, girare per le vie interne tra vetrine e ristoranti magari aperti fino a tarda sera.
Paolo Stellino - consigliere Verdi in XIII
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