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Questa volta in fatto di monumenti Zeus offre ai suoi lettori una chicca poco conosciuta: il sarcofago detto di Acilia, ma in realtà rinvenuto “in località Palocco” durante lavori di aratura nel 1950.
È un sarcofago eccezionale, uno dei più grandi che ci siano rimasti, anche se conservato solo nella sua parte sinistra: basti pensare che le figure sono alte 1,20 m., mentre tutto il sarcofago senza coperchio raggiunge 1,49 m.
Sin dai primi sguardi, gli esperti della Soprintendenza si resero conto di trovarsi di fronte a un monumento fuori dal comune, sicuramente la tomba di un personaggio importante, probabilmente un imperatore o almeno un alto personaggio della sua corte.
Il sarcofago, di forma ovale, è ricavato da un unico blocco di marmo greco e ricorda la forma della tinozza in cui veniva ammostata l’uva, il lenos, con chiaro simbolismo dionisiaco; la particolarità dei sarcofagi di questa forma era che la decorazione girava e si sviluppava ai lati, anziché chiudersi nei limiti della facciata principale, come era nella tradizione latina. Questo tipo di sarcofago risale senza dubbio al III sec. d.C., età a cui ci riporta anche l’acconciatura dell’unica testa di donna rinvenuta; in questa epoca dunque deve essere vissuto l’alto personaggio cui era destinata la tomba.
Di lui, come della sua consorte, non ci è purtroppo rimasto il ritratto: la sua figura si interrompe all’altezza del mento, la-sciandoci ammirare solo una barbetta a pizzo.
Tutte conservate sono invece le figure della parte sinistra, tra cui spicca un giovanetto la cui testa è sicuramente un ritratto, circondato da uomini barbuti atteggiati a filosofi: è intorno al questa figura giovanile che ruotano tutte le interpretazioni.
Qualcuno sostiene che fosse un imperatore del III sec., Carino (282-285), e che il sarcofago contenesse le sue spoglie: altri con più attendibilità parlano di un caesar, cioè il figlio di un imperatore destinato a succedergli sul trono di Roma.
Il ritratto fa pendere l’attribuzione verso Gordiano III, nipote degli imperatori Gordiano I e II, proclamato caesar dal senato all’epoca degli imperatori Balbino e Pupieno e imperatore dall’esercito alla morte violenta di costoro, all’età di 14 anni; esercito che due anni dopo gli avrebbe tolto la vita per sostituirlo con Filippo, detto l’Arabo.
Se l’adulescens Gordiano III è il giovanetto raffigurato a sinistra, chi era la figura centrale cui era destinato il sarcofago? Forse qualcuno dei quattro imperatori che, volente o nolente, l’aveva preso sotto la sua protezione; oppure, visto che di qualcuno si conosce già la tomba e di altri si hanno ritratti non barbuti, qualcuno della famiglia dei Gordiani (pare fosse la gens più ricca dell’epoca), probabilmente il padre, morto all’epoca della nomina del figlio a caesar.
Appurato questo, resta da stabilire perché il sarcofago fu ritrovato laddove fu ritrovato, cioè “ad Acilia, in località Palocco”, visto che nessuna costruzione sepolcrale esisteva nelle adiacenze: l’ipotesi è che esso venne asportato dal suo luogo originario e smarrito sulla via di una calcara (quei luoghi dove il marmo antico veniva trasformato in calce); ciò spiegherebbe anche il carattere mutilo dell’opera. In ogni caso i Gordiani avevano proprietà disseminate in tutta Roma, e non è escluso che ne avessero una in zona.
Al di là di tutto questo, resta il fatto di trovarsi di fronte all’opera di un’artista eccezionale, o almeno al prodotto di un’eccellente bottega di marmorari, come ci testimoniano il virtuosismo delle amplissime toghe, l’uso del trapano nelle chiome agitate, la potenza dei volti e la compostezza dell’insieme.
Per vedere tutto ciò bisognerà però aspettare il 28 giugno, quando il Museo Nazionale Romano riaprirà i suoi battenti a Palazzo Massimo e il sarcofago di Acilia tornerà finalmente a essere visibile.
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