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Ovvero quella di vivere, invadente ed un po’ irriverente, d’un seme portato dal vento che non rinuncia ad essere pianta e del fico selvatico che vuol continuare a crescere fra le tegole di un tetto spiovente della chiesa Scala Coeli al complesso abbaziale delle Tre Fontane.
Di contro una forza umana particolare: quella dell’annosa ostinazione di chi, meccanicamente, agisce per schemi ed abitudini, disdegnando facili varianti o utili alternative.
“Quel cassonetto, anche se uno solo, è di mia pertinenza ed io coerentemente vado soltanto a quello.
Perché fare sette, dico ben sette, metri in più per usare gli altri due cassonetti più disponibili quando il mio è traboccante?
Che colpa ho io se da questo lato della strada ce n’è solamente uno ed i miei vicini lo impegnano così tanto?
Io lo lascio in bilico o di lato il mio bel sacchetto e qualcun altro ci penserà!
E poi che fastidio quegli inviti apposti sul cassonetto e appiccicati pure sull’asfalto per un ambiente più pulito.
Io mica sporco, sono gli altri che non puliscono!”
Col giusto senso delle cose viene alla mente la recente sciagura in Campania.
Tanti ora malediranno quella montagna. Ma quella c’è sempre stata.
Sotto di lei l’uomo è venuto dopo.
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