Palocco: aumenta la cubatura
del Centro Anziani
di Silvia Tocci


Maggio '97: i residenti di Casal Palocco montano su tutte le furie dopo il parere positivo espresso dal Comune di Roma riguardo la costruzione di una casa di cura per anziani su uno degli ultimi 'pratoni' presenti nel comprensorio.
Il lotto di terra, situato nella congiunzione tra Viale Alessandro Magno e Via Timocle, infatti, in base alla convenzione stipulata nel 1960 tra il Comune e il neonato consorzio Palocco, sarebbe destinato alla esclusiva costruzione di edifici di culto religioso o per attività di servizio sociale.
I residenti, abituati a vivere in quasi assoluta tranquillità, iniziano a raccogliere le firme per impedire una cementificazione dannosa per l'ambiente e per la stessa qualità della vita nel quartiere: "A cosa serve l'edificazione di una casa di cura quando all'Infernetto ce ne sono già a sufficienza?
Perché si vuole rovinare una zona già urbanisticamente completa?"

Sono le rivendicazioni della maggior parte dei cittadini.
Grazie a un’interpretazione incomprensibile delle normative contenute nel piano regolatore da parte dell' Avvocatura generale del Campidoglio, i costruttori hanno ottenuto una contestata licenza edilizia.
Luglio ‘97: il Consorzio e gli stessi cittadini infuriati iniziano un lungo contenzioso con il Campidoglio e la protesta inizia ad animare sempre più gli incontri tra politici, tecnici e cittadini disperati.
Nonostante le diffide inoltrate dall'amministrazione consortile e le minacce preoccupanti di alcuni tra i cittadini più facinorosi che "consigliano" ai costruttori una repentina marcia indietro sul progetto, i lavori hanno inizio.
Dicembre '97: dopo che i solai sono stati posti in opera e i ponteggi allestiti, non si vedono più muratori e la struttura rimane incompleta fino a poche settimane fa.
L'interruzione dei lavori aumenta non poco il malcontento dei residenti limitrofi al lotto, preoccupati di vedere innalzato di fronte alle proprie abitazioni un altro eterno 'scheletro'.
Maggio ‘98: dimenticate le proteste e le inutili raccolte di firme, i lavori riprendono a ritmi elevatissimi.
Speriamo se non altro che finiscano in fretta e che i costruttori rispettino le linee-guida del progetto autorizzato dal Campidoglio in base alla connotazione urbanistica del nostro quartiere, anche se tutto lascia presupporre la sopraelevazione dell’intero complesso.

La Casa di Cura
Somm. Mag. '98 - N° 19

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