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Non finisce qui l’odissea per Francesco Guzzardi, il 60enne dipendente Alitalia di Acilia che nell’aprile del ‘92 intentò causa al Comune di Roma per farsi risarcire una ruota ed un cerchione che aveva rotto incappando in una buca del manto stradale in via di Casalpalocco.
Ebbene ora, dopo che il Giudice di pace il 20 dicembre scorso ha riconosciuto il suo diritto ad essere indennizzato, il Campidoglio è ricorso in Cassazione.
Il Comune non vuole pagare i danni all’immagine, dovuti a Guzzardi secondo la sentenza. Ovvero uno dei due milioni e settecento mila lire che è stato condannato a sborsare complessivamente.
E questo vuol dire che la battaglia legale intrapresa, e fin qui vinta, da Guzzardi, è ancora lontana dall’avere fine.
Ma andiamo per gradi. Proprio sullo scorso numero di Zeus, Guzzardi, raccontando la sua singolare vicenda, disse che si sarebbe aspettato di tutto dopo sei anni di battaglia, anche che “il Comune, a questo punto, vada ad appellarsi in Cassazione”.
“D’altronde - spiega di nuovo oggi il combattivo cittadino alla nostra rivista - era facile immaginarlo. Quanto può costare, infatti, ad un ente pubblico ricorrere agli avvocati, intentare processi, fare ricorsi?
Pressappoco nulla. Tanto paghiamo noi (i cittadini beffati!) con le nostre tasse.
Io, invece, - continua - ho potuto iniziare la mia causa, tra la sfiducia dei miei stessi familiari (mio figlio stesso me l’aveva sconsigliato), solo perchè mi sono potuto avvalere di un bravo professionista, l’avvocato Michele Gioia, che si è prestato spontaneamente ad aiutarmi. Ma certo queste fortune non capitano a tutti”.
Che cosa farà, ora, Guzzardi? Continuerà la sua sfida alla elefantiaca burocrazia amministrativa oppure si arrenderà?
“Non bisogna arrendersi mai, specialmente quando ci sono in gioco dei sacrosanti diritti. Tuttavia adesso per me sarà difficile andare avanti.
Le spese processuali per la Cassazione sono elevate.
L’avvocato Gioia non può continuare a seguirmi.
Dovrei cercare un altro legale disponibile. C’è il rischio, per il comune cittadino, infatti, che per cifre come questa, non particolarmente elevate, debba imbarcarsi in spese sproporzionate rispetto alla posta in gioco.
Per ora, poi, sono abbastanza soddisfatto.
Il Comune non vuole pagarmi i danni all’immagine? Forse la mia immagine non vale un milione di lire? Non mi importa quanto si reputi possa valere la “mia immagine”.
Una cosa è sicura, infatti: se qui c’è qualcuno che ha perso la faccia, quello non sono io ...”.
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