Larte del comunicare
di Silvia Tocci

Vivono nel nostro territorio, sono quasi tutti giovanissimi, hanno tanta voglia di arrivare.
Sono alcuni giornalisti che, salpando dal porto, purtroppo ancora immaginario, del mare di Ostia, dopo lunghe gavette sui molteplici giornali attivi sul litorale, sono approdati a testate giornalistiche ben più note.
Cominciamo con Stefano Vladovich de Il Giornale, che ha iniziato la sua carriera professionale su Metropolit, continuando poi con Il Giornale di Ostia.

Stefano, cosa consigli ai giovani che vogliono intraprendere la carriera di reporter?
In questi ultimi anni, c'è stato un grande interessamento verso il giornalismo, da parte soprattutto dei giovanissimi, i quali, però, non hanno le idee ben chiare su ciò che significhi realmente svolgere questo tipo di lavoro. Il giornalismo non è un mestiere dal quale si può pretendere di avere riconoscimenti immediati, e comporta enormi sacrifici, avvolge tutta la vita di chi lo esercita, occorre entrare nell' ordine di idee che non è possibilie 'staccare la spina', avere tempo certo per sè e per i propri affetti. Oltre a questo esiste l'enorme dubbio sul futuro che incombe su questa professione, non c'è mestiere più lontano dal cosiddetto posto fisso. Quindi consiglio di tentare questa carriera solo chi è veramente motivato.

Un altro tra i nostri corrispondenti è Andrea Bozzi, giovane ma con una già lunga storia professionale alle spalle, che lo ha portato a collaborare attualmente con L'Unità. Ha al suo attivo esperienze radiofoniche e in altri giornali locali, come Il Giornale di Ostia e televisive come Teleradio Ostia ed è direttore responsabile del nostro Zeus.

Andrea, quali pecuniarità della tua professione ti piacciono maggiormente e quali ti infastidiscono?
Naturalmente ciò che mi attrae in modo particolare è quello che dovrebbe essere insito nel compito del giornalista, rendere cioè un servizio utile ai lettori, a chi quindi si affida alla tua capacità di interpretare gli avvenimenti cogliendone gli aspetti veramente essenziali ed importanti, testimoniando al meglio la realta dei fatti. È stimolante il continuo mettersi alla prova con se stessi e con gli altri. Ma esistono lati non così esaltanti: dal mio punto di vista, infatti, l'eccessiva competitività che a volte si crea tra gli altri colleghi, porta soltanto a risultati negativi per se stessi e per gli utenti dell'informazione. Peggio ancora, avere il dubbio che dopo quasi dieci anni di duro impegno, costante ed appassionato, non si ha una minima sicurezza economica.”

Per Alessia Marani, entrata in campo con Il Giornale di Ostia nel 1993 a soli vent'anni, per arrivare alla collaborazione con La Voce di Roma (l'inserto de La Stampa) e, dal Luglio 97, con Repubblica, abbiamo in serbo una domanda che concerne il suo stesso essere donna.

Alessia, come riesci a conciliare gli affetti e la vita privata con l’impegno che richiede il giornalismo?
“È molto difficile far combaciare il tutto, anzi a volte è più facile rinunciare a qualcosa che insistere nel voler far coincidere ogni cosa.” risponde Alessia con trasparente rammarico.
E ancora più fastidioso è quando ti accorgi della preferenza che viene accordata ai maschietti al momento di assegnare articoli “importanti”.

Un altro rappresentante dei nostrani talenti della comunicazione è Davide Desario, “svezzatosi” anche lui al Giornale di Ostia. Dal trampolino di Gianni Sepe è poi passato alla radio e quindi ha seguito il suo collega Marco D’Amico a Duilio Litorale e contemporaneamente è approdato al Messaggero, sul quale tuttora scrive alternando il suo impegno con la direzione di Canale 10 News, il TG di Teleradio Ostia. A lui abbiamo chiesto una opinione sulla tutela della privacy.

Come per la politica, ogni Paese si ritrova la stampa che si merita... Secondo me gli editori e i giornalisti cercano soltanto di accontentare il pubblico con quello che esso chiede.
Il difficile sta nel capire qual è il limite da non sorpassare, cercando di evitare di dare informazioni gratuite che non giovano né al lettore né al giornalista stesso.

Enzo Bianciardi
, oggi a Il Tempo, al quale è approdato dopo numerose esperienze con altre testate del calibro de Il corriere dello sport e Il Messaggero, si lamenta dell’eccessiva concorrenza tra aspiranti giornalisti.

Gli editori stanno sfruttando l’ampia offerta di giovani disposti a lavorare gratis. Solo pochissimi fra questi però arriveranno ad essere giornalisti professionisti.

Infine la domanda d’obbligo per ogni buon giornalista. L’abbiamo posta ad Alessandro Fulloni, collaboratore del Corriere della Sera, dopo altre esperienze in testate del li-vello di Paese Sera e l’Indipendente.

Alessandro, come ti procuri le notizie e come ne controlli la veridicità?
Solitamente le fonti sono sempre le stesse: commissariati di Polizia, caserme dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, ASL, ospedali, uffici stampa delle segreterie politiche. A volte un buon giornalista riesce a ricavare le notizie dalla strada di casa propria...
È fondamentale verificare sempre le proprie fonti per non incorrere in antipatici inconvenienti...

Chi volesse dunque intraprendere questa impegnativa ma affascinante carriera può trarre insegnamenti da quanto dichiaratoci da chi ha fatto di una passione un vero e proprio scopo di vita. Con la disponibilità e la sincerità dimostrataci, gli intervistati testimoniano quanto il giornalismo diventi per chi lo esercita un sistema di vita che influenza costantemente la personalità e i modi di essere e pensare. In bocca al lupo quindi a chi, dopo aver ben analizzato le proprie motivazioni, abbia intenzione di tentare questa strada.

Notizie varie
Somm. Nov '97 - N° 13
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