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24 novembre 1996...... mattina...... domenica.
Squilla il telefono: “...un pazzo è entrato in chiesa e ha dato fuoco a Domma...”.
Il silenzio, lo sgomento, la corsa al S. Eugenio.
È una mummia insanguinata dietro a un vetro.
Lui non se lo ricorda, ma ci ha chiesto di metterci in cerchio e di recitare un Padre Nostro, dopodiché ci ha benedetti.
Nonostante tutto pensava ancora a noi.
Come può un amore così vasto non farci sperare nel miracolo?
Seguono ore interminabili durante le quali si prega, ci si consola a vicenda e si aspetta un cenno da parte dei medici.
Ormai è buio, esce un dottore e prevede: “Ci vorranno almeno due mesi per poter dire se sopravviverà...”.
Cosa? Due mesi? È inimmaginabile.
I mesi furono di più. Il coma terapeutico per non fargli sentire l’insopportabile dolore, la tracheotomia, le operazioni alla pelle, i chiodi alle ginocchia e ai malleoli, le flebo e il vetro, quel vetro dietro al quale ci siamo accalcati per giorni e giorni soffrendo ad ogni colpo di tosse, sperando ad ogni respiro.
Messe, canti, rosari al Divino Amore tutte le sere, i ragazzi e i più grandi che si scambiano i turni di assistenza per non lasciarlo solo neanche un minuto. Tutti a rivolgere il cuore al cielo chiedendo il miracolo.
E il miracolo c’è stato.
13 settembre, eccolo di nuovo fra noi, fra i ragazzi del “Centro di Formazione Giovanile Madonna di Loreto - Casa della Pace”, Centro per il quale ha speso una vita, ragazzi per i quali darebbe la vita.
Lo so, sta su una sedia a rotelle, ha la faccia piena di pomata cicatrizzante, è dimagrito 2000 chili, parla piano e piange ad ogni respiro di commozione, ma è qui, è tornato.
Dio quanto abbiamo aspettato questo momento.
Quella sera di novembre ci parve di sprofondare in un buio abisso senza fondo, e ora siamo qui, la giornata è radiosa, il cielo si può bere da quanto è limpido, e il sole lo saluta e gli dà il benvenuto insieme allo striscione che Martino, Alessandra, Juan, Maria Luce, Stefania, Mariangela e tutti gli altri ragazzi hanno voluto appendere sopra la casa dell’accoglienza, prossima dimora per Domma.
“...noi sappiamo che dopo la morte si risorge,... mi dovrete sopportare ancora...”, le sue prime parole della sua nuova vita.
Abbiamo cantato, ci siamo presi per mano, come al solito, come abbiamo sempre fatto e come continueremo a fare perché il cuore ora è allegro e loda il Signore ringraziandolo per il miracolo che ci ha dato il privilegio di poter vivere sulla nostra pelle, nella nostra anima.
C’è commozione negli occhi di tutti, ci sono brividi che corrono lungo la schiena seguendo le curve del cuore e delle lacrime di gioia.
Ieri sera Domma non voleva una simile accoglienza, voleva rientrare in sordina, senza clamori e senza applausi.
Ma come fai a contenere i giovani quando amano?
È lui che ci ha insegnato ad amare e i ragazzi gliel’hanno ricordato. Sono cresciuti in questi mesi, sono cresciuti dentro.
Domani ci sarà la messa, ci sarà una marea di gente, ci saranno pure i giornali e la televisione, ci sarà la festa nel pomeriggio e la cena la sera, ma a noi non importa niente di tutto questo, l’importante è che ci sia Domma.
Oggi hanno sepolto una santa dall’altra parte del pianeta, chissà che anche noi non siamo stati testimoni del ritorno di un santo fra la sua gente.
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