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Parte prima (da Zeus n° 8 - Maggio '97)
Che cosa hanno in comune uno scienziato del sedicesimo secolo e uno degli anni 2000?
La risposta è semplice: entrambi erano esperti navigatori su Internet.
Si servivano cioè magistralmente dell’informatica.
Se non ci credete, c’è in proposito una storiella...
Uno strano incontro (parte prima)
Due persone si incontrano all’angolo di una strada. Una di loro dà un dollaro all’altra che, appena ricevuto il dollaro, ne estrae un altro dalla sua tasca e lo dà in cambio alla prima persona. I due poi si salutano e se ne vanno. Ciascuno ha dato e ricevuto un dollaro, entrambe sono arrivate all’angolo della strada con un dollaro e ritornano indietro possedendo un dollaro.
Non sono né più ricche né più povere rispetto a prima di incontrarsi.
Uno strano incontro (parte seconda)
Altre due persone si incontrano. Una di queste esprime una propria idea e l’altra persona, dopo aver ascoltato, esprime a sua volta il proprio punto di vista.
Tutt’e due poi si salutano e se ne vanno per la loro strada.
Ciascuna ha dato e ricevuto un’idea, entrambe sono arrivate all’angolo della strada possedendo un’idea, ma entrambe se ne vanno avendone due e sono così diventate più ricche rispetto a prima.
Cosa c’entra questa storiella con Scienza ed Informatica?
C’entra molto. Il cuore di questa storia è che l’informazione è un bene che si moltiplica nei contatti fra le varie persone, mentre con il denaro non accade necessariamente la stessa cosa.
Per lo sviluppo delle idee nella ricerca scientifica, il trattamento delle informazioni e la loro trasmissione sono sempre stati un elemento fondamentale di evoluzione proprio per questo effetto moltiplicatore e l’informatica, che studia appunto l’elaborazione delle informazioni e la loro trasmissione, nel tempo è sempre stata fortemente correlata con i progressi della scienza.
Cronache dal passato
Due o tremila anni fa, la conoscenza da parte di un singolo individuo di una serie di relazioni sistematiche di causa-effetto, specie nel campo medico, lo faceva automaticamente promuovere a stregone della tribù, se il livello di socialità del gruppo era molto basso, o a primo mago di corte nel caso di strutture sociali più complesse (come ad esempio quelle dei Romani o degli Egizi).
Il sapere rimaneva confinato gelosamente in gruppi ristretti di persone, che traevano potere personale e posizione sociale dalla loro conoscenza.
I sacerdoti egizi si tramandavano, con una infinità di rituali e di precauzioni, i segreti di una buona medicina a base di estratti naturali che oggi si possono leggere magari nell’allegato “salutista” di un qualsiasi quotidiano.
Oppure si pensi che uno degli argomenti custoditi gelosamente dalla setta dei pitagorici nella Magna Grecia era la capacità di calcolare la radice quadrata dei numeri!
Proprio quella che nessuno ora ricorda come calcolare a mano, ma che tuttavia ci è stata insegnata in seconda o terza media.
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Parte seconda (da Zeus n° 9 - Giugno '97)
Un forte impulso allo sviluppo della comprensione dell’universo che ci circonda (uno dei tanti termini possibili per scienza) fu dato quando le persone riuscirono a tramandare le loro idee (e le loro conoscenze) su ciò che li circondava al di là del tempo della propria vita e soprattutto a gruppi di persone molto più numerosi di quelli che si potevano contattare con la tradizione orale.
La parola scritta e poi il libro costituirono già un importante veicolo di propagazione del pensiero, anche se, sino al quindicesimo secolo dopo la nascita di Cristo, i libri erano scritti a mano e la loro diffusione era ancora enormemente limitata appunto per la fatica richiesta a produrre anche una singola copia.
Nel quindicesimo secolo, l’invenzione della stampa consentì la creazione di strumenti di propagazione delle idee ad un costo molto più basso, almeno rispetto al costo di un bravo copista medioevale che andava comunque rifornito di carne e vino durante la riproduzione dei 20-30 libri che riusciva a copiare nell’arco della sua vita.
La possibilità di stampare dei libri ebbe un effetto enorme sulla storia dell’umanità.
Oggi potremmo dire che fu il primo abbassamento sostanziale dei costi dell’hardware necessario per poter propagare la conoscenza.
Notate bene, al secolo dopo si fa risalire la nascita del pensiero e del metodo scientifico più moderno! Coincidenza?
La possibilità di veicolare le proprie idee a persona mai conosciute e che mai si sarebbero conosciute, tramite la carta stampata fece aumentare la dimensione e l’importanza del dibattito scientifico come strumento di verifica delle idee sulla struttura dell’universo.
Come se per gli stregoni dell’antichità ci fosse stata l’opportunità di frequentare più assiduamente (anche se non via modem) gli stregoni della tribù vicina per confrontare e scambiarsi pozioni e rimedi.
Nei secoli che seguirono l’invenzione della stampa, il libro assunse un’importanza fondamentale anche per la trasmissione dell’informazione scientifica, innescando un processo di botta e risposta fra vari studiosi circa i temi di ricerca più svariati.
Libri, (e libretti), che a loro volta promuovevano altri libri in risposta e così via.
Tutto sommato una specie di chat-line d’epoca, in cui i vari scienziati si muovevano con collegamenti da qualche bit al giorno (anziché i 14 o 28 mila al secondo degli attuali modem).
I libri stampati furono così per certi versi quello che Internet è oggi, una fonte di possibile conoscenza diffusa molto più velocemente e a costo molto più basso di quanto accadeva in passato!
Ed oggi?
Oggi quando pensiamo ad uno scienziato ci è facile pensare ad una versione di Archimede Pitagorico (quello di Paperino e zio Paperone per intenderci) che lavora con qualche isolato aiutante a costruire qualche strano macchinario.
Magari ogni tanto immaginiamo qualche booom nella sua stanza.
Questa però, è stata più o meno la situazione della ricerca scientifica fino ai primi anni del Novecento: grandi geni che lavoravano in solitudine (Leonardo, Cartesio, e via così), o al massimo in coppia (Pierre e Marie Curie) per scoprire fatti dell’universo che ci circonda.
Ma allora c’erano appunto i libri! Oggi nell’era delle telecomunicazioni non è più così. Quando oggi dite scienza e scienziati dovete immagi-nare laboratori, cioè posti dove lavorano anche venti, trenta o più persone superspecializzate, con strumenti di lavoro molto complicati e molto costosi.
Spesso i laboratori hanno una strumentazione che è possibile trovare in pochi altri posti sul pianeta. Le reti di telecomunicazione e le reti informatiche, Internet in primis, consentono, indipendentemente dalla lontananza, di comunicare i risultati di un esperimento da una parte all’altra del mondo in tempi brevissimi e sono molto diffuse situazioni tipo: acquisizione dei dati in un posto (mettiamo Roma) ed elaborazione dei dati in un’altro anche lontano (per esempio Sidney).
Dunque il rapporto tra scienza e informatica è sempre stato di reciproca spinta al progresso.
Come si è visto la tecnica di trasmissione delle informazioni è sempre stata un elemento peculiare per lo sviluppo della scienza, ma viceversa è anche vero che l’interesse degli uomini di scienza per la raccolta e lo scambio di maggiori informazioni ha dato un forte impulso al progresso tecnologico della elaborazione e della comunicazione delle informazioni.
Non a caso la comunicazione tramite posta elettronica è stata percepita subito come un enorme vantaggio da parte di tutti gli scienziati del mondo. Internet prima di diventare il fenomeno che è oggi è stata usata dalle reti universitarie; ed il linguaggio html (il papà del WWW ) è nato nell’università, al centro di ricerche nucleari di Ginevra.
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Parte terza (da Zeus n° 10 - Luglio '97)
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