Il Castello di Giulio II
di Michela Sepe


Il Castello di Giulio II, che si erge ancora così imponente in tutto il suo splendore, non poteva mancare all’appuntamento con Zeus e...dintorni.
La costruzione del borgo fortificato appartiene all’Alto Medioevo.
Intorno alla Rocca che portava il nome di Gregoriopoli, dal suo fondatore papa Gregorio IV (827-844), si formò spontaneamente un centro abitato a ricovero della residua popolazione di Ostia, allontanata dalle cadenti strutture della città sottoposta al flagello della malaria e dei pirati saraceni.
Presto la cittadinanza si munì di un fossato e di una cinta muraria e, nel Tardo Medioevo, papa Martino V (1417-1431) a difesa dell’antica Gregoriopoli erisse una torre che, forse però, era già in rovina nel 1460.
Allora rimase inglobata, ancora è oggi visibile, dal piano del terrazzo di fronte al torrione del nuovo castello di papa Giulio II.
Il progetto originario del castello è variamente attribuito a Giuliano da Sangallo o a Baccio Pontelli, architetto fiorentino il cui nome è inciso nell’arco di ingresso del cortile interno.
Poiché la vicina chiesa di Sant’Aurea è sicuramente opera di Baccio Pontelli, chiamato a lavorare ad Ostia tra il 1461 e il 1463, è probabile che lo stesso architetto sia stato anche l’esecutore materiale della fabbrica del castello, su progetto del Sangallo, durante l’episcopato ostiense di Giuliano della Rovere, poi pontefice col nome di Giulio II.
Il castello di Giulio II è un monumento fondamentale per la storia dell’architettura militare.
Il progetto su pianta triangolare rappresentò per l’epoca, infatti, un’importante innovazione che comportò l’eliminazione di uno dei due classici lati piani delle rocche tradizionali a favore di un solo bastione contro i due torrioni rotondi negli altri angoli.
È questa una testimonianza esemplare del passaggio da tipo di rocca a quello di forte.
Subendo nel tempo diversi assalti, alcuni dei quali particolarmente deleteri, il castello assolse egregiamente alla funzione di fortezza a presidio della grande ansa tiberina fino al 1577 quando, a seguito di un’inondazione, il corso del Tevere cambiò direzione girando verso il mare per seguire, da allora in poi, l’odierno percorso.
Nel XIX secolo il castello, ormai da tempo non più utilizzato come fortezza, venne adibito a prigione per i forzati, impiegati come manodopera nell’estrazione del sale dalle saline di Ostia e, in un secondo momento, nei primi scavi sistematici della città romana.
Infatti, tra la fine del secolo scorso e gli inizi del nostro, nel castello furono raccolti i primi materiali provenienti dagli scavi ostiensi.
Il restauro dell’architetto Italo Gismondi, poco prima della II Guerra Mondiale, permise, tra l’altro, la completa apertura al pubblico del castello.

Zeus e dintorni
Somm. Mag. '97 - N° 8
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