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L'atteggiamento di uno studente nei confronti della Scuola è stato sempre caratterizzato da una certa diffidenza: momenti sia pur necessari che lo distolgono dal suo principale obiettivo, il divertimento.
Da parte loro gli insegnanti, pur desiderosi di svolgere il loro compito in un clima di massima comprensione e collaborazione, trovano gli studenti assai restii a familiarizzare.
Quanto sopra vale per le materie tradizionali e non certo per il Bridge, nuova materia scolastica introdotta tre anni or sono in alcuni istituti campione; da allora la diffusione del Bridge nella Scuola si è estesa a macchia d'olio in tutta Italia tanto da avere la partecipazione nel Campo Scuola di Paestum di quest'anno la partecipazione di oltre 2000 studenti in rappresentanza di oltre 110 istituti di primo e secondo grado.
Il Mini-Bridge, così come insegnato a scuola, agisce da ottimo catalizzatore favorendo la ricerca di un'intesa fra docente e studente, il sorgere di nuovi e potenti stimoli tali da permettere il recupero didattico di studenti svogliati ed apatici, lo sviluppo di una attività logica di analisi e di sintesi da parte della totalità.
Il Bridge, inteso sia come gioco che come disciplina scolastica costituisce una materia speciale capace di insegnare all'allievo studente un metodo di apprendimento formidabile in grado di fargli affrontare le altre materie con uno spirito di indagine nuovo e con aumentato profitto abituandolo al rigore del metodo scientifico e a prendere decisioni basate analizzando fatti ed informazioni logiche in suo possesso.
Il Bridge, la cui Federazione è stata recentemente affiliata al C.O.N.I., può essere visto sia come sport che inizia ad un gioco sociale con proprie regole sia come materia che riguarda non il corpo bensì la mente mantenendola desta e viva in quanto abitua a:
- osservare i fenomeni e quindi ad analizzarli a fondo per poi decidere la tattica e la strategia da adottare per pervenire alla soluzione ottimale del problema incontrato;
- confrontarsi con se stessi e con gli altri, fornendo riscontri e paragoni immediati e precisi in una disciplina che, lasciando poco spazio al capriccio della fortuna, premia l'abilità di esecuzione e la esattezza delle decisioni che derivano dalla conoscenza delle regole del gioco.
I ragionamenti che il Bridge invita a fare sono assai simili a quelli che la vita propone; le decisioni prese possono essere sbagliate ma nel Bridge è possibile correggerle senza traumi.
Ne deriva un notevole vantaggio per chi tali esempi propone e per coloro cui sono proposti in quanto fra i due si crea una solida base di intesa.
L'attore di questa trasformazione nei rapporti docente-studente è indubbiamente il docente divenuto "precettore" dopo essersi impadronito della metodologia di insegnamento che la Federazione Italiana Gioco Bridge ha predisposto per lui avvalendosi dell'apporto di valenti psicologi e pedagoghi.
Il metodo riveste infatti un'importanza fondamentale: la lezione deve essere proposta come gioco e non deve costituire un nuovo impegno di studio aggiuntivo a quello che già la scuola comporta.
Ciò che occorre sollecitare è la partecipazione, la socializzazione, la curiosità degli alunni ed il loro inserimento nel gruppo.
Ed i risultati finora ottenuti, a detta non di bridgisti ma di operatori del mondo della Scuola, sono stati esaltanti: l'introduzione del Bridge ha fornito a tutti gli studenti un apprezzabile contributo alla loro equilibrata crescita ed al loro armonioso sviluppo.
Il Bridge insegna ad imparare!
Gli Istituti interessati all'iniziativa Bridge/Scuola possono contattare il Dott. Ugo Saibante, coordinatore della Commissione Bridge e Scuola presso il Comitato Regionale Lazio della F.I.G.B. (tel. 06/8604010) o l'estensore dell'articolo (tel. 06/52355907).
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