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IN  MEMORIAM
(Per la morte di mia cugina Maria Pia,7/feb./1884)

Dunque sei morta? Dunque si spensero
per sempre gli occhi giulivi? E il candido
tuo viso e 'fatto terra?
E cupa urna ti serra?

Ma quanti strazi ti consumarono!
Quanto soffristi nel lungo attendere
sul letto verginale
l'estrema ora fatale!

Mettea la febbre spasimi,incendii
ne le tue scarne membra;mescevansi
con improvvisi schianti
gorghi di sangue a'pianti;

e con le pallide ombre domestiche,
raccolte intorno,tristi colloqui
tu delirando avevi
e il tuo destin chiedevi.

Ahi qual destino! Non come folgore
piombo' la morte su di te,stringendosi
nel sanguinoso artiglio
del tuo bel frale il giglio;

ma quasi un filtro di lene tossico
la trista maga ti pose a suggere:
e un febbrile languore,un incerto dolore

ti si diffuse ratto ne l'intime
fibre...Oh quel bacio salso di lacrime
che fu l' ultimo addio,
nol rapira'l' oblio!

Potro'pensarti senza che l' anima
scoter mi senta con lungo fremito?
No,no,mia dolce suora;
ricordo ed amo ancora.



                     II


Ricordati di me.Se ti fu caro
un di' l' affetto mio,
se i cari estinti non sommerge amaro
flutto d'eterno oblio,

se ti sovviene de la prima vita
qualche sereno istante,
se ti giova di luce e fior vestita
qua giu' volger le piante,

o tu del mio pensier vera beatrice,
vieni a veder che duolo
mi strazia l' alma,vieni...Ah! L' infelice
che t' amo' tanto,e' solo!

E' solo,e geme,e non sa piu' sperare.
E' come arida fronda
ne la pugna de'venti;e'nave in mare,
che senza vele affonda.

Da la tua stella accennami,d' amore
verro'su l' ali a te.
O pia,del mio deserto unico fiore,
non ti scordar di me!
Francesco Saverio Tozzi
          (1863-1887)
            sacerdote
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