RAPIDE MUTAZIONI
1 Giugno
Sono ormai tre giorni che mi trovo su questisola ed i suoi paesaggi stanno diventando sempre più familiari.
Banani altissimi e palme dal fusto esile sono il riparo quotidiano dei miei pensieri, che si perdono nella calura estiva soffocante. Le mie ore solitarie si lasciano andare su spiagge tropicali imbiancate da una luce surreale.
Haiti mi sembrava il posto giusto per dimenticare.
Troppi eventi si erano succeduti a ritmo incalzante ed era duro digerirli di fronte al mio vecchio panorama. Troppe cose mi avrebbero rammentato inesorabilmente il passato.
Adesso invece sono bellissime donne mulatte che fanno da contorno ai miei sguardi meravigliati, per le strade di uninossidabile estate.
Rimpianti non ne ho perché non può esserci niente da rimpiangere. Tutto è accaduto così in fretta. Sono rimasto solo, ma libero. Il quotidiano, se solo lo voglio, può trasformarsi in eccezionale, perché lunico artefice dei miei giorni adesso sono io.
Soltanto un anno fa credevo di non poter vivere senza la presenza di mia moglie o di mio figlio, che cresceva, studiava, mi dava motivo di preoccuparmi e di sentirmi vivo. Adesso finalmente comprendo che non ho bisogno di attaccarmi a nessuno per riuscire a sentirmi importante.
La libertà e la semplicità di questi luoghi, limmenso tepore tropicale che rallenta ogni mia azione, mi sono compagni insostituibili. Certo, rammento le liti e i dissapori. Ricordo il giorno in cui Raffaella ha sbattuto la porta e non è più tornata. Rivedo lo sguardo triste ed interrogativo di Giacomo che laccompagnava. Adesso so solo che non vedrò più nessuno e comprendo di non avere mai avuto niente in comune con loro. La fuga, tanto a lungo meditata, adesso rappresenta la mia vita.
Nessuno mi impedisce di lavorare anche da questi luoghi. Anzi, cambiando angolo di osservazione ai miei personaggi, lintreccio non potrà che guadagnarne e le mie storie acquisteranno la novità di uno scenario tropicale.
Non mi resta che pensare a godere di questa ritrovata libertà. Non voluta, questo è certo, conseguenza di fatti imprevisti ed imprevedibili, ma portatrice di una nuova ventata di realtà. I sorrisi stupendi di queste bellissime donne sono il panorama più dolce, capace di rincuorare ancora una volta i miei occhi stupefatti.
3 Giugno
Ho sentito leditore. Lho tranquillizzato su tutto. Il libro sta procedendo bene ed i racconti per la rivista non tarderanno ad arrivare. Mi trovo ad Haiti, a circa novemila chilometri di aereo dai miei soliti interessi, ma esiste solo una cosa che devo dimenticare. So benissimo che devo lavorare per continuare a vivere. Anzi, ora più che mai sento il bisogno di scrivere e le parole rincorrono rapide altre parole. I tasti del mio computer portatile sembrano impazziti. La crisi dello scrittore è totalmente scongiurata e la vena scorre nuovamente prolifica. Si sente anche da questo che la mia vita è cambiata in meglio.
Lincapacità creativa è solo un ricordo. Quanto soffrivo anche di questo dopo le incomprensioni in famiglia! Mi chiudevo in un silenzio inspiegabile e non riuscivo a far niente. Adesso tutto è passato. Non devo più pensarci.
La tranquillità non mi manca e le ore passate in spiaggia, sorseggiando liquori fortissimi, mitigati da ghiaccio e miscele di frutta, non sono mai momenti perduti.
Mi è sufficiente spingere lo sguardo nel mar del Caribe, dopo aver toccato altissimi banani e prorompenti palme ricche di noci di cocco, per avere lispirazione a costruire nuove storie, composte su ricordi di lotte tra pirati ed amori incompresi. Il mio nuovo panorama mi porta a veleggiare lontano sulle ali della fantasia e gli appunti si susseguono ad altre annotazioni. Tutto è utile per i miei lavori futuri, tutto mi può dare una nuova spinta creativa.
Ma la cosa più importante che devo annotare su questo diario telematico è che ieri ho conosciuto Karin. Una bellissima creola dagli occhi castani ed i capelli neri, che le scendono in movimenti sinuosi fin sulle spalle.
Mi ha sorriso. Eravamo distesi al sole sulla spiaggia vicino alla mia abitazione, una piccola casupola che condivido con un abitante del luogo per poche lire di affitto. Suo padre scaricava il pesce catturato dopo una giornata di mare. Abbiamo bevuto assieme del pessimo rum con ghiaccio ed io ho comprato due aragoste per la cena, che mi farò cucinare dal padrone di casa.
Poche parole pronunciate nel mio francese stentato e scolastico, mentre lei rispondeva con la musicalità del suo dialetto, ricco di influenze indigene. Molti sguardi di reciproca ricerca lanciati in un territorio inesplorato. Il sole tramontava e noi eravamo ancora su quella rena bianca, adombrata da palmizi giganteschi. Io a farmi bruciare dal sole la pelle bianca, Karin ad assaporare il tipico salmastro della sua terra, con i profumi intensi, ma consueti delle piante tropicali. Il suo corpo perfetto sprofondava nella rena ed io sentivo la sua pelle ambrata emanare odori sconosciuti.
Raffaella era sempre più lontana dai miei pensieri.
E come poteva essere diversamente?
Mio figlio resisteva come un ricordo labile.
Karin poco a poco stava impadronendosi di me.
Inutile dire che spero proprio di riuscire a rivederla presto.
5 Giugno
Sono due giorni che non vedo Karin. Due lunghissimi giorni di attesa, passati a spiare tra le palme i movimenti di bellissime creole e sinuose mulatte. Lei non cera e non riuscivo a pensare ad altro.
Il libro ristagna e non sono più capace di scrivere niente. Eppure so che debbo consegnare qualche capitolo alleditore nel più breve tempo possibile. Karin ha avuto leffetto di un tornado nei miei già confusi pensieri, facendo piazza pulita del mio passato e permeando di sé ogni passo futuro.
E adesso che è sparita non posso fare a meno di pensare a lei. Suo padre mi ha detto che è impegnata con il lavoro. Ma quale lavoro? Non mi aveva parlato di alcun lavoro. Sento solo che ho un bisogno estremo di rivederla, anche se siamo stati insieme così poco e credo di non sapere niente di lei.
Mi lascio cullare dal rumore delle onde del mare e dai suoni tipici della musica haitiana. Alcuni negri vicino al bar della spiaggia stanno intonando ritmi, accompagnati da danze tribali. Mi avvicino e guardo quei corpi perfetti che si muovono con una dolcezza ed elasticità a noi ignote.
Vorrei essere tanto come loro per non sentirmi inadeguato di fronte a Karin. Lei è giovane e bella ed i suoi ventanni sono così lontani dalla mia realtà di quasi quarantenne, in preda al ricordo di troppe sconfitte.
Rimango ad ascoltare il suono di quella musica ed acquieto i miei sensi nel tiepido tramontare dun sole che riscalda da sempre giorni troppo uguali.
7 Giugno
La mia permanenza ad Haiti è sempre più importante per guarire dalle angosce della mia vita. Ho trovato il modo di lasciarmi andare, dando poco spazio ai pensieri tristi e tuffandomi sempre più nelle abitudini di questo popolo.
Adesso sono anche più tranquillo perché so che presto rivedrò Karin. Suo padre infatti mi ha invitato ad una festa e mi ha detto che sarà una cosa molto particolare, incredibilmente nuova per i miei occhi di europeo.
Potrò assistere a dei riti magici fatti da stregoni e per uno straniero essere ammesso non è facile. Per me faranno uneccezione. Dovrei sentirmi un privilegiato, ma la cosa mi preoccupa un poco, perché non cè mai stata buona letteratura su queste pratiche. Magia nera, riti vudù, zombie sono le parole che si associano ad Haiti.
Ma ci sarà Karin ed io voglio rivederla. Questa è veramente lunica cosa che mi interessa e per lei sarei disposto ad affrontare qualsiasi stranezza o pericolo. La mia curiosità di scrittore si è sempre abbeverata di queste cose dal sapore sovrannaturale, ma adesso lunica molla che mi spinge ad affrontare il rischio è Karin. Un sogno ad occhi aperti. Un sorriso lanciato nelle onde del mare. Un corpo perfetto come da tempo non sognavo di poter accarezzare. Preparo la mia mente ad una serata particolare, sicuramente diversa da quelle a cui sono abituato. Non posso mancare. Devo assolutamente rivederla.
Il vento comincia a soffiare ed a disperdere sensazioni strane, mentre un vortice di rena alle mie spalle ci fa presagire larrivo del maltempo. Ad Haiti i cambiamenti sono repentini. La pioggia ci raggiunge torrenziale, come un rapido estremo tentativo per non far pensare più di tanto la mia mente già sconvolta da troppe novità.
9 Giugno
Cosa mi sta succedendo? Dal giorno della festa mi sento strano. Ricordo quella che chiamavano la "sacerdotessa", mentre si contorceva in un ballo stranissimo, poi quegli animali sgozzati ed un fiume di sangue che scorreva intorno. Su tutto lo sguardo di Karin ed un suo bacio sulle labbra, dolcissimo ricordo di una serata terribile da dimenticare.
E stata lunica cosa che mi ha fatto restare, altrimenti sarei fuggito via lontano da quei negri assurdi che cantavano e gridavano lugubri frasi di morte. Erano strani suoni gutturali, che parevano provenire dalloltretomba, sembrava che evocassero spiriti lontani e anime perdute. Sacrifici di animali e preghiere rituali, poi un pupazzo levato in area e trafitto da lunghissimi spilloni. Su tutto questorrore la sacerdotessa che pregava con le mani rivolte al cielo, madida di sudore, come in preda a inspiegabili convulsioni.
Karin che mi si avvicinava e mi baciava. Non fosse stato per lei me ne sarei andato al primo rivolo di sangue, al primo animale sgozzato. Ma come potevo? Erano giorni che non pensavo che ai suoi occhi castani ed alle frasi che le avrei sussurrato accarezzandola con dolcezza.
Karin che mi si avvicinava e mi offriva una bevanda.
"E il liquido dellamore mi diceva se lo beviamo niente potrà più separarci." Come potevo rifiutare una simile proposta? Come potevo dire di no ad un sogno ad occhi aperti? Quella ragazza creola così bella, conosciuta appena sulla riva di un mare ignoto, scenario dei miei nuovi giorni, mi offriva il suo amore in un calice proteso. Non desideravo altro. Trangugiai il liquido avidamente. Lo stomaco parve bruciarmi a fondo sino alle viscere e tutto mi ribolliva dentro, come dopo aver ingerito un alimento troppo caldo. La sacerdotessa mi guardava da lontano e sorrideva. Ma non era un sorriso normale, era un ghigno beffardo. Poi non rammento altro. Solo che mi parve di svenire e qualcuno mi raccolse da terra premurosamente. Al risveglio ero nel mio letto e tutto era finito. Ma adesso, perché sto così male?
10 Giugno
Karin era sulla spiaggia questa mattina. Mi ha salutato e mi è corsa incontro sorridente, come sempre. Le ho detto che dalla sera del rito magico non sono stato molto bene. Le ho raccontato di come mi sento strano, sempre in preda a dei dolori lancinanti allo stomaco. Lei mi ha rassicurato, dicendomi che mi sono spaventato per linsolito spettacolo e che anche il filtro damore deve essere assimilato bene dal mio delicato organismo di europeo. Poi siamo finiti abbracciati sotto una palma gigantesca, fronte a fronte, baciandoci come due amanti appassionati sulla riva di un mare eternamente uguale.
Resta qualcosa che non capisco nella quiete del mio rifugio. Intanto non riesco più a scrivere ed i miei sogni sono sempre incubi disperati. Vedo mostri che cavalcano le mie notti, parole di fuoco che escono da antichi libri, stregoni che recitano frasi magiche piene di terrore. Mi agito e non riesco a dormire. Incubi strani affollano i miei risvegli. Il corpo mi si sta coprendo di peluria ed io non ne ho mai avuta di così abbondante. Le parole mi escono lentamente dalle labbra e mi riesce molto difficile articolare frasi e comporre discorsi sensati. Sudo moltissimo, ma è un sudore freddo e innaturale, in ogni momento del giorno, anche mentre soffia un po di vento, che solitamente porta refrigerio.
Non comprendo cosa mi sta accadendo, ma non è vero che non sta succedendo niente.
11 Giugno
Stamani al mio risveglio il padrone di casa si è spaventato e quando mi ha visto scendere per colazione è fuggito via gridando. Le mie mani si sono ricoperte di peli e così gran parte del corpo. A stento riesco a tenere la penna in mano ed a scrivere queste poche righe. Dovè Karin? Vorrei uscire sulla spiaggia a cercarla ma non posso. Qualcosa mi tiene fermo in casa, come bloccato. Tutto mi ruota attorno e la luce del sole mi reca un enorme fastidio. Mi pare di vedere il suo volto in un gioco della memoria. Prima lo intuisco bellissimo e suadente, come sempre lho immaginata e come credo di averla vista sin dal primo giorno. Poi mi appare come in realtà è sempre stata: vecchia e deforme, nelle sue reali sembianze di strega.
E davanti a me proprio mentre traccio queste ultime righe della mia esistenza di uomo normale. La vedo che si avvicina e che non mi fa concludere il diario. E lei stessa che chiude le pagine vergate di getto in questi ultimi giorni. Nessuno saprà più niente di me. Adesso comprendo tutto. Mia moglie dovè? Dovè la mia terra? Dove posso fuggire? In nessun luogo ormai. Il mio destino è davanti ai miei occhi e mi guarda con raccapriccio. Ma non posso sfuggirgli. Adesso i miei peli termineranno di crescere e i miei denti si faranno più aguzzi. Nel cielo del primo mattino si intuisce lo spettacolo notturno del plenilunio ed in questa spettrale atmosfera si leverà un grido straziante nella notte di Haiti. Ho un dovere da compiere, lo sento. Mi getterò nelle tenebre come una belva braccata e scoprirò passo dopo passo il mio nuovo destino di vendicatore. Un popolo di schiavi ha bisogno di un eroe disumano, che dovrà sfamarsi con il sangue dei nuovi conquistatori. Io, che ero uno di loro, punirò la mia stessa stirpe di ricchi borghesi, che recitano la parte dei protettori con semplici indigeni bisognosi di tutto.
In un ultimo doloroso sforzo del pensiero riesco a comprendere il piano di Karin e della sua gente, poi solo un sinistro ululato echeggia nel silenzio del mattino.
In una spiaggia dimenticata di Haiti si prepara la prima notte di terrore.