Sottolineate il testo! (sono troppo buono...)
ANGER
Anger diradava la sua luce nella valle. Sterminati prati verticali si ergevano da tutti i lati. La vita era tranquilla, quel mattino. Non si udiva nell'aria che lo svolazzare del pollame delle fattorie. Mi portai al pozzo e mi lavai il viso. Specchiatomi nel secchio, ricordai chi ero, o meglio chi non ero. Mi girai desolato dalla paranoia, e Anger mi guardava, con le sue casette di mattone e i tetti di vetro, mi guardava come se non mi avesse mai visto. Mi ricordai di racconti surreali, forse io ne ero protagonista. Che stavo pensando? O chi stava pensandomi? La retorica insegna che la vita è il sogno di un folle, ma io ero il folle, la vita o il sogno? Presi la mia sacca di pezza, vuota, come prevedendo che non sarei mai morto, almeno fino alla conclusione del racconto. Non salutai nessuno, perché nessuno conoscevo, in quel buco verde di duecento spiriti. La salita discese sotto i miei sandali. Non incontrai nessuno per chilometri, ed era sempre pendenza, sempre salita. Mi voltai, e Anger era ancora lì, e mi guardava come prima, col suo dolce occhio morto. Urlai, strillai la fuga da quell'astio represso, gridai il mio desiderio di uccidere me stesso, uccidere tutto il buio che nasce intorno quando si chiudono gli occhi. Cominciai a camminare a ritroso, come gli stupidi salmoni di quel fiume così lontano di cui, a pensarci bene, non ricordavo nemmeno il nome. Ora funziona, ora Anger si allontana, fino a diventare un pozzo senz'acqua e senza speranze. Voltatomi, mi vidi e non caddi. Forse è un sogno, o forse tutto il sogno è finito. Io ero il protagonista, e tutto questo è il mio sogno, e quella gente sconosciuta e il pozzo delle utopie e il fiume e la retorica, ho creato tutto io. Tu sei me. Tu sei l'autore di me stesso. Anger e tutto il mondo e le stelle e l'aria scomparvero. Io mi guardò, sorrise e disse: "Io sono l'autore. Ma tu non sei che un personaggio di secondo piano." Così sparimmo. 1