Il
completamento della tangenziale sud-est offre una grande occasione,
quella di governare la mobilità con l'obiettivo di togliere traffico
dalla citta': l'amministrazione non la perda.
Ecco le proposte di legambiente
Il
completamento della tangenziale sud est è stato realizzato, e
indubbiamente produrrà un momentaneo sollievo per la viabilità
cittadina, sgravando alcune aree della città attanagliate da
traffico e inquinamento.
Ma è proprio in questa fase che diventa necessario governare
la mobilità, superando la fiducia taumaturgica che un po' tutti
i nostri politici nutrono verso i benefici delle grandi opere.
"Si tratta di scongiurare" afferma Lucio Passi, Coordinatore
di Legambiente di Padova, "la cosiddetta sindrome di Los Angeles":
l'inedita facilità di circolazione che l'apertura di nuove strade
provoca, puntualmente richiama nuovi volumi di traffico, vanificando
in poco tempo gli iniziali benefici e riproponendo, di qui a poco, il
problema di costruire nuove bretelle e tangenziali (fenomeno noto a
sociologi, urbanisti e trasportisti come sindrome di Los Angeles perché
se ne ebbe la prima prova empirica proprio in quella metropoli alcune
decine di anni fa).
"Non bisogna assolutamente perdere l'occasione", continua
Passi, di mettere in atto provvedimenti di eliminazione del traffico
di attraversamento della città che proprio l'apertura della tangenziale
sud est rende oggi un obiettivo non solo attuabile ma non più
procrastinabile".
Cosa
propone Legambiente? In pratica di gerarchizzare l'uso delle strade
(come per altro prevede la Direttiva 30 aprile 1992, n. 285, che obbliga
i Comuni a dotarsi dei Piani urbani del Traffico) e cioè:
· Utilizzare l'anello tangenziale per convogliare tutti gli attraversamenti.
· Destinare l'anello delle circonvallazioni interne (mura cinquecentesche),
raggiungibile con direttrici radiali, solo a coloro che devono raggiungere
delle mete interne alla città.
· Non consentire l'attraversamento del centro prevedendo percorsi
a "U", che consentono di raggiungere per scopi operativi il
centro, ma senza poterlo attraversare. E' necessario quindi chiudere
il varchi che permettono ancora gli attraversamenti: (e sono proprio
quelli delle c.d. "strade dello smog": via S. Francesco, via
Umberto, via Cavazzana
).
· Nei quartieri distinguere tra strade di collegamento e strade
ad uso residenziale.
· Infine è necessario ampliare le aree pedonali, non limitandosi
al centro storico, dove comunque ci sono aree di pregio da salvaguardare,
ma individuandole anche nei quartieri come elementi di riqualificazione.
· Diminuzione dell'inquinamento acustico e aumento della sicurezza
stradale di pedoni e ciclisti possono convivere con la circolazione
automobilistica attraverso l'utilizzo delle tecniche innovative di "moderazione
del traffico" che costringono le auto a velocità moderata,
con successo sperimentate in molte città europee, (valga per
tutte l'esempio di Chambery che ha ridotto di 4 volte gli incidenti
stradali). E' ora di iniziare a restituire agli spazi urbani, attuando
una politica di contenimento delle auto, quelle funzioni di socializzazione,
e di luogo delle relazioni sempre più necessario alla qualità
della vita di tutti.
Occorrebbe
insomma che il PUM in approvazione avesse alla base un obiettivo di
fondo: togliere traffico dalla città.
Purtroppo il Piano Urbano della Mobilità del Comune, fin qui
approvato solo dalla Giunta, non se ne fa carico: che ci possa essere
un ripensamento dei nostri amministratori prima della sua approvazione
in Consiglio Comunale?
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