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Il Piano Provinciale per i rifuti Solidi urbani - 20/11/2000

La giunta provinciale di Padova ha recentemente approvato il Piano Territoriale Provinciale per i rifiuti urbani (PTP), lasciandolo a disposizione per 60 giorni per eventuali osservazioni. Si tratta dello strumento che deve definire in che modo la Provincia di Padova e in particolare il capoluogo, intendono fare fronte alle prescrizioni del decreto Ronchi, l'ormai famosa legge che dovrebbe portarci entro pochi anni alla pari con gli altri paesi europei in materia di riciclo e smaltimento dei rifiuti. Purtroppo le notizie che vengono dal PTP non sono buone, tutt'altro. Legambiente da anni osserva come nel bacino Pd 2, gestito da APS-Amniup, (che corrisponde più o meno al comune di Pd e pochi comuni limitrofi) la raccolta differenziata sia molto limitata e, in prospettiva, il sistema di raccolta differenzaita per cassonetti che viene utilizzato in città, sia assolutamente inadeguato a raggiungere gli obiettivi previsti dall'ormai famoso Decreto Ronchi (35% di rifiuti differenziati entro il 2003). L'intenzione è quella di passare da un sistema di raccolta differenziata che funziona male (siamo attualmente attorno al 20% solo grazie alle grandi quantità di sfalcio verde urbano e di recupero degli scarti organici dei mercati delle piazze e di quello ortofrutticolo) ad un sistema a raccolta indifferenziata, nel quale i cittadini non sono chiamati a fare nessuna differenziazione dei rifiuti perché tale operazione verrà svolta da un sistema automatico situato nei pressi della discarica.
A prima vista questa soluzione potrebbe sembrare l'uovo di colombo: niente più doppi bidoncini in casa, niente puzze ecc. Ma non è così. Tale differenziazione meccanica è ben lontana da produrre una reale separazione dei rifiuti tale da renderli riciclabili con successo (anche economico): in particolare molto difficile è la separazione con questo sistema della frazione secca da quella umida (scarti di cucina e sfalcio del giardino). E dal luglio dell'anno prossimo solo quella secca potrà andare in discarica.
Dove finirà la frazione umida dei nostri rifiuti, che in peso supera il 50% della quantità che produciamo quotidianamente?
La frazione umida correttamente differenziata e trattata avrebbe il suo naturale sbocco nel compost, quella sostanza che viene utilizzata, ad esempio, come terriccio per i fiori, ma l'umido ricavato dalla separazione meccanica è di bassa qualità e può essere utilizzato solo per ricoprire la discarica.
In questa maniera se ne impiegherà il 20%. E il rimanente? Non rimarrà altra soluzione che ributtarlo in discarica, aumentando i costi di smaltimento (più rifiuti si mandano in discarica e più costa al kg il loro smaltimento al comune).
Avremo ottenuto a questo punto almeno tre splendidi risultati:

1) Rinunciare anche a quel poco di raccolta differenziata che si fa a Padova, con l'enorme danno culturale rappresentato dalla perdita di quel patrimonio di sensibilità verso il problema che si era costruito negli anni.
2) Mandare comunque in discarica o all'inceneritore una grande quantità di rifiuto riciclabile, con il doppio danno verso l'ambiente e verso le nostre tasche di contribuenti.
3) Investire decine di miliardi in un sistema che ha il solo scopo di trasformare il rifiuto da umido in pseudo-secco in maniera da aggirare le prescrizioni legislative e permettere il conferimento in discarica.
Il tutto in un contesto provinciale in cui preoccupa l'ampliamento abnorme della discarica di Sant'Urbano d'Este, che verrà ad essere una discarica di livello regionale -dove eventualemente confluiranno le emergenze rifiuti delle altre aree- e la costruzione della terza linea dell' inceneritore di San Lazzaro (preoccupante quest'ultimo non in sé, ma nel quadro generale di disincentivazione della differenziata) Va detto che, al contrario, brillano per efficacia i bacini Pd 1,3 e 4 che, chi da anni, chi da mesi, hanno imboccato la strada del porta a porta raggiungendo anche risultati di raccolta differenziata da primato e comunque ampiamente superiori agli obiettivi minimi previsti dalla legge.
Legambiente quindi presenterà i suoi commenti e le sue proposte per una revisione in chiave di sostenibilità di questo PTP, che porti la città ai livelli di eccellenza della provincia e non agisca, come invece intende, nella direzione opposta.

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