La
giunta provinciale di Padova ha recentemente approvato il Piano Territoriale
Provinciale per i rifiuti urbani (PTP), lasciandolo a disposizione per
60 giorni per eventuali osservazioni. Si tratta dello strumento che
deve definire in che modo la Provincia di Padova e in particolare il
capoluogo, intendono fare fronte alle prescrizioni del decreto Ronchi,
l'ormai famosa legge che dovrebbe portarci entro pochi anni alla pari
con gli altri paesi europei in materia di riciclo e smaltimento dei
rifiuti. Purtroppo le notizie che vengono dal PTP non sono buone, tutt'altro.
Legambiente da anni osserva come nel bacino Pd 2, gestito da APS-Amniup,
(che corrisponde più o meno al comune di Pd e pochi comuni limitrofi)
la raccolta differenziata sia molto limitata e, in prospettiva, il sistema
di raccolta differenzaita per cassonetti che viene utilizzato in città,
sia assolutamente inadeguato a raggiungere gli obiettivi previsti dall'ormai
famoso Decreto Ronchi (35% di rifiuti differenziati entro il 2003).
L'intenzione è quella di passare da un sistema di raccolta differenziata
che funziona male (siamo attualmente attorno al 20% solo grazie alle
grandi quantità di sfalcio verde urbano e di recupero degli scarti organici
dei mercati delle piazze e di quello ortofrutticolo) ad un sistema a
raccolta indifferenziata, nel quale i cittadini non sono chiamati a
fare nessuna differenziazione dei rifiuti perché tale operazione verrà
svolta da un sistema automatico situato nei pressi della discarica.
A prima vista questa soluzione potrebbe sembrare l'uovo di colombo:
niente più doppi bidoncini in casa, niente puzze ecc. Ma non è così.
Tale differenziazione meccanica è ben lontana da produrre una reale
separazione dei rifiuti tale da renderli riciclabili con successo (anche
economico): in particolare molto difficile è la separazione con questo
sistema della frazione secca da quella umida (scarti di cucina e sfalcio
del giardino). E dal luglio dell'anno prossimo solo quella secca potrà
andare in discarica.
Dove finirà la frazione umida dei nostri rifiuti, che in peso supera
il 50% della quantità che produciamo quotidianamente?
La frazione umida correttamente differenziata e trattata avrebbe il
suo naturale sbocco nel compost, quella sostanza che viene utilizzata,
ad esempio, come terriccio per i fiori, ma l'umido ricavato dalla separazione
meccanica è di bassa qualità e può essere utilizzato solo per ricoprire
la discarica.
In questa maniera se ne impiegherà il 20%. E il rimanente? Non rimarrà
altra soluzione che ributtarlo in discarica, aumentando i costi di smaltimento
(più rifiuti si mandano in discarica e più costa al kg il loro smaltimento
al comune).
Avremo ottenuto a questo punto almeno tre splendidi risultati:
1) Rinunciare anche a quel poco di raccolta differenziata che si fa
a Padova, con l'enorme danno culturale rappresentato dalla perdita di
quel patrimonio di sensibilità verso il problema che si era costruito
negli anni.
2) Mandare comunque in discarica o all'inceneritore una grande quantità
di rifiuto riciclabile, con il doppio danno verso l'ambiente e verso
le nostre tasche di contribuenti.
3) Investire decine di miliardi in un sistema che ha il solo scopo di
trasformare il rifiuto da umido in pseudo-secco in maniera da aggirare
le prescrizioni legislative e permettere il conferimento in discarica.
Il tutto in un contesto provinciale in cui preoccupa l'ampliamento abnorme
della discarica di Sant'Urbano d'Este, che verrà ad essere una discarica
di livello regionale -dove eventualemente confluiranno le emergenze
rifiuti delle altre aree- e la costruzione della terza linea dell' inceneritore
di San Lazzaro (preoccupante quest'ultimo non in sé, ma nel quadro generale
di disincentivazione della differenziata) Va detto che, al contrario,
brillano per efficacia i bacini Pd 1,3 e 4 che, chi da anni, chi da
mesi, hanno imboccato la strada del porta a porta raggiungendo anche
risultati di raccolta differenziata da primato e comunque ampiamente
superiori agli obiettivi minimi previsti dalla legge.
Legambiente quindi presenterà i suoi commenti e le sue proposte per
una revisione in chiave di sostenibilità di questo PTP, che porti la
città ai livelli di eccellenza della provincia e non agisca, come invece
intende, nella direzione opposta.
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