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Documento sulla ZIP

a cura di Gabriele Righetto

Il modello della Zip costituisce un punto di riferimento e un elemento di valutazione problematica.
Certamente è positivo che
- negli anni 60 si sia deciso di dislocare le attività produttive fuori dei luoghi residenziali
- si sia optato per dare funzionalità chiare alle aree produttive
- si sia cercato di dislocare in contesti in cui la ventosità favorisse la dispersione degli inquinanti
- si sia optato per frapporre un'area di separazione tra la zona produttiva e la zona insediativa con l'individuazione del setto territoriale costituto dall'isola di Terranegra
- si sia assegnato alla Società Zip un ruolo non solo di insediamento produttivo, ma anche di promozione di interventi migliorativi, compresi quelli di carattere territoriale
E' problematico che
- sia prevalso un modello monofunzionale, per cui la zona industriale presenti un carattere rigidamente solo industriale
- non si sia previsto un accordo più lungimirante con i comuni contermini, per gestire un modello produttivo più diluito e aperto a sviluppi diversificati
- la viabilistica non sia stata pensata come elemento di riduzione della concentrazione del traffico, non facendo riferimento solo alla territorialità del comune di Padova
- il casello autostradale sia stato immesso troppo interno all'area e non in grado di servire ad accessi ed uscite più fluidi e aperti in un territorio più esteso e meno precondizionato all'intaso di traffico
- la ferrovia non sia stata impostata in modo più deciso come trasporto alternativo e di sostegno alla produzione con collegamenti chiari e incentivati mediante le infrastrutture portuali e aeroportuali a scala regionale
- si sia sprecata l'opportunità del trasporto su acqua con un'idrovia meno faraonica. Ma più realizzabile e utilizzabile
- non si sia pensato ad una logica territoriale a sistema che comprendesse Venezia, Chioggia ad est e Vicenza e il medio Veneto ad ovest.
- la politica energetica sia dipendente solo da elettrodotti, potenti e ambientalmente problematici e non sia stato impostato un serio problema di cogenerazione.
- L'acquedotto sia ancora concepito come elemento connesso all'acquedotto civico e non preveda un uso che sia meno causa di spreco delle acque industriali, trattate con propri impianti di depurazione e con un proprio acquedotto industriale.

METTERE A SISTEMA LE AREE PRODUTTIVE
Considerare solo l'area industriale del Comune di Padova ormai è diventato un approccio topico e poco realistico.
Tutto il territorio padovano (e veneto) è disseminato di aree produttive e continua la dinamica dell'insediamento parcellizzato e frammentato.
Questa tendenza è sommamente negativa in quanto:
- consuma porzioni importanti di suolo e inutilmente
- favorisce l'instaurarsi di zone produttive dequalificate, proprie di modelli di sviluppo arretrati in cui s'insediano tecnologia modesta, operatori produttivi di basso profilo e una propensione al magazzinaggio di merci poco vantaggioso e destinato ad avere limitato futuro.


La prospettiva da incentivare va invece individuata in:
- poche zone scelte con accuratezza tali da valorizzare l'economia del padovano e non distruggere inutilmente aree di territorio e ambiente importanti per altri aspetti e scopi;
- inserire nelle zone scelte (secondo logica di equilibrio del territorio padovano) le strutture e infrastrutture adeguate ad un sistema infoindustriale avanzato.
- infoporti,
- sistema cablato,
- torri telematiche per interazioni su rete a connessione planetaria e satellitare, calibrate nel controllo dell'elettrosmog,
- collegamenti autostradali efficaci e non impattanti sugli insediamenti,
- collegamenti con il sistema di metropolitana regionale,
- buona connessione con aeroporti e porti,
- sistemi di depurazione industriale ad elevata tecnologia
- sistemi energetici alternativi
- cogenerazione
- sistema non monofunzionale per povertà di concezione di sistema

POLIFUNZIONALITA' INFOINDUSTRIALE
Un sistema non monofunzionale significa che anche all'interno delle zone produttive vanno incentivate:
- aree verdi e ambientalmente qualificate per rendere sostenibile e vivibile l'attività lavorativa degli addetti
- terziarizzazione di cospicue zone con tipologie edilizie elevate non solo per funzioni amministrative e impiegatizie, ma anche per forme di commercializzazione
- progressivo recupero delle tipologie dagli scarni capannoni ad una qualificata architettura da insediamento produttivo ed aziendale, compresa un'urbanistica che valorizzi complessivamente i contesti
- inserimento di aree di servizio rivolte agli addetti operanti in zona, comprese anche attività di tipo ricreativo nelle pause o comunque attraenti utenza non solo fra gli addetti operanti nella zona infoindustriale
- inserimento di quote anche di residenza come garanzia per un rapporto non complesso tra attività produttiva e luogo di possibile vivibilità e quindi come condizione orientante perché le zone produttive non si conformino come deserti tecnologici ma si muovano verso una ristrutturazione a profilo socioambientale più aperto alla sociodiversità.

URBANISTICA PER UN SISTEMA INTEGRATO
E' allora indispensabile un'urbanistica che pensi alla produttività non come un settore territoriale a parte, ma come sistema integrato in cui tutte le componenti attive interagiscano in modo coerente e sostenibile in ottica socioambientale.
Un'urbanistica insomma che governi insieme e in forma equilibrata e sostenibile:
- produzione
- decisionalità e direzionalità
- energia
- ambiente
- gestione delle risorse
- residenza degli addetti e non
- parchi, giardini e verde
- acque fluviali e produttive
- sistemi informativi e comunicativi
- trasportistica a basso inquinamento e forte efficienza di connettività territoriale
- trasportistica umana con un'opzione preferenziale per il trasporto organizzato secondo spostamenti non individualistici e privatistici


POLI INFOINDUSTRIALI: NO ALLA PERIFERIA DELLA GLOBALIZZAZIONE E INCENTIVO AI PARCHI AGRARI
Problemi così complessi non possono più essere gestiti con sistemi e organismi troppo settoriali.
Occorre che vi sia una razionale urbanistica provinciale rapportata a strategie complessive di tipo regionale.
L'urbanistica della produzione provinciale deve esprimere
- criteri calibrati di collocazione delle zone produttive secondo un piano argomentato e largamente condiviso con i comuni provinciali.
L'area metropolitana va governata in una logica coordinata che contemperi
- la densità storica
- e le neoespansioni della conurbazione.
- Per Padova va perseguita una decisa politica di Padova Diffusa.

Per le altre parti del territorio provinciale vanno previste poche organizzazioni polifunzionali in cui organizzare poli infoindustriali di qualità.
I poli infoindustriali devono garantire l'insediamento e lo sviluppo di
- modelli tecnologicamente evoluti
- occupazione di addetti ad alto profilo professionale
- ridotto uso di territorio per funzioni non qualificate come il magazzinaggio e stoccaggio esteso
- ridotta o esigua produzione esecutiva di know how fortemente dislocato e quindi caratterizzante la zona produttiva come periferia della globalizzazione e come subalternità infoindustriale
- insediamenti agrari compatibili ed evoluti, più orientati sul modello del parco agrario, ossia atti a favorire non solo la tutela del territorio, ma anche produzioni qualificate di nicchia e usi alternativi per un'economia identitaria (prodotti tipici, agriturismi, percorsi naturalistici collegati ad attività agricole di qualità, recuperi ambientali, ripristini di architetture rurali a nuove funzionalità compatibili, ecc.)

LA ZIP E IL COMUNE DI PADOVA
Per quanto riguarda la Zip, in particolare si deve evidenziare:
- l'importanza di mantenere integra l'isola di Terranegra e la sua funzione di Parco separatore e tutelatore del rapporto tra città e zona industriale
- la necessità di aprire accordi di programma con i comuni contermini per attuare un modello produttivo più diluito e più partecipato nel territorio non solo con attività produttive, ma anche con economie orientate alla terziarizzazione, alla gestione dell'ambiente, alla valorizzazione delle risorse, al superamento di un rigida monofunzionalità
- la realizzazione di un casello autostradale dislocato in modo da ridurre l'impatto di traffico concentrato, ma anche in grado di favorire una riconversione polifunzionale dell'area industriale
- il collegamento ferroviario con Chioggia e con le connessioni marittime in funzione di sviluppi equilibrati anche per altre attività territoriali come Agripolis, il turismo e le attività orticole e ittiche
- collegamento con il sistema della metropolitana regionale per un'integrazione intermodale ferrovia - aeroporto - fluvialità - porto

Per quanto riguarda strettamente Padova:
- salvaguardia dei corsi d'acqua con un risanamento radicale del Roncajette, restituendolo al suo ruolo ecosistemico nel parco omonimo
- ponti e percorsi di collegamento e di attraversamento tra l'isola di Terranegra, la zona industriale e la città di Padova.
- salvaguardia del cuneo verde che ancora può collegare l'isola di Terranegra con il centro della città attraverso l'area rimasta che dall'affaccio sul S. Gregorio prosegue nell'area verde del parco Iris e giunge, attraverso una lingua ambientale (ex sedime della Veneta), fino a via Sografi per connettersi facilmente con il possibile Parco delle mura e dei Bastioni.


L'attenzione al ruolo della Zip e degli insediamenti produttivi esprime pertanto una logica integrata di
- riqualificazione produttiva e
- di rilancio di modello economico e produttivo su impianto infoindustriale
- un modello di qualità socioambientale che coniuga insieme evoluzione socioeconomica e qualità socioambientale,
- una visione non parcellizzata della gestione del territorio, ma almeno consapevole del ruolo del Medio Veneto.

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