Cristiano Vergani
Responsabile R & D
Deparia Engineering S.r.l.
I valori di umidità relativa ideali per gli ambienti chiusi
si trovano in numerose raccomandazioni, in particolare negli standards
ASHRAE 55-1992 e 62-1989. Nonostante tutto, numerosi aspetti del
rapporto tra umidità relativa ed Indoor Air Quality non
vengono normalmente esaminati con la dovuta attenzione. Ciò
comporta una elevata diffusione di situazioni a rischio. Molti
agenti infettanti hanno la possibilità di moltiplicarsi
e diffondersi facilmente in condizioni di elevata umidità
ambientale. Il tasso di diffusione ed il livello di reattività
di alcuni inquinanti di tipo chimico come la formaldeide e l'ozono
possono variare significativamente al variare della umidità
relativa. Anche la reattività degli individui agli inquinanti
può variare in relazione all'umidità relativa: ad
esempio l'aria troppo secca può disidratare le mucose dell'apparato
respiratorio, rendendole più irritabili e vulnerabili agli
agenti patogeni.
Nella tabella 1 troviamo elencata una serie di patologie e di
relativi agenti. Si tratta di infezioni e fenomeni allergici causati
dall'inalazione di contaminanti biologici in sospensione nell'aria.
Virus e batteri si trasmettono da persona a persona soprattutto
attraverso starnuti e colpi di tosse che provocano l'emissione
di aerosol infetto. Alcuni micro-organismi, ad esempio la Legionella
pneumophila, si moltiplicano abbondantemente nelle zone più
umide dell'ambiente, riuscendo poi a diffondersi con la movimentazione
dell'aria. Altri agenti determinano conseguenze non infettive,
ma allergiche, tossiche, immunologiche. La fonte principale del
danno non è in questo caso tanto rappresentata dai micro-organismi
in sè, quanto da sottoprodotti del loro metabolismo o da
veri e propri rifiuti o parti strutturali. Queste sostanze possono
facilmente scatenare gravi fenomeni allergici. Il termine "allergia"
sta a significare un malessere provocato dalla formazione nell'organismo
di un particolare gruppo di anticorpi, le immunoglobuline IgE.
Tutti possediamo immunoglobuline IgE, ma solo un certo numero
di persone predisposte ne produce in quantità tale da scatenare
sintomi allergici. Queste persone, se esposte ripetutamente all'azione
di sostanze allergeniche, possono sviluppare reazioni allergiche
più o meno violente. Per rendersi conto della vastità
del fenomeno, basti pensare che circa un quarto della popolazione
soffre di fenomeni allergici. Alcuni di questi fenomeni sono strettamente
correlati con l'Indoor Air Quality, ad esempio la rinite allergica,
l'asma allergico e l'aspergillosi bronco-polmonare. La maggior
parte delle persone affette da asma è allergica agli acari
della polvere, al pulviscolo, alla forfora degli animali domestici.
Altre forme allergiche di tipo simil-influenzale (come ad esempio
la cosidetta "febbre del deumidificatore") sembra coinvolgere
altri meccanismi, come l'immunità cellulo mediata: derivano
comunque da ripetute e prolungate esposizioni ad agenti inquinanti.
Una importante fonte di problemi è rappresentata dai funghi
(muffe), che producono micotossine, alcune delle quali sono fortemente
irritanti e cancerogene per i polmoni. Molte specie fungine sono
anche produttrici di sostanze organiche volatili (SOV) ad azione
irritante. Alcuni Autori attribuiscono a questi metaboliti fungini
molti sintomi correlati con la sindrome dell'edificio malato (sick
building syndrome). Le mucose respiratorie subiscono anche l'azione
irritante di tipo chimico degli inquinanti non biologici, come
la formaldeide, l'ozono, gli ossidi di azoto e le anidridi solforose.
La formaldeide viene rilasciata in ambiente da diversi materiali
da costruzione, in modo dipendente dalle condizioni di umidità.
Anche l'azione degli ossidi di azoto e delle anidridi solforose
è influenzata dal tasso di umidità. Ad ogni modo,
l'umidità condiziona la tossicità di queste sostanze
in misura minore di altri parametri, come ad esempio il tasso
di ricambio dell'aria o la concentrazione dell'inquinante. Ad
esempio, l'utilizzo di sistemi refrigeranti ad evaporazione diretta
può incrementare il livello di umidità ambientale,
riducendo di conseguenza la concentrazione di ozono (perché
viene "consumato" più rapidamente nelle reazioni
chimiche di superficie, favorite dall'aumento di umidità):
tuttavia questo effetto è quantitativamente insignificante
rispetto all'incremento della concentrazione di ozono provocata
dall'immissione di aria esterna urbana.
Nelle regioni caratterizzate da clima temperato e da alti livelli
di umidità, gli acari della polvere sono considerati i
maggiori responsabili delle allergie respiratorie. Il genere di
reperimento più comune in Europa è il Dermatophagoides,
suddiviso in due specie, D. pteronyssinus e D. farinae.
Responsabili delle allergie sono in realtà i detriti corporei
e le feci di questi microscopici insetti. L'insetto adulto misura
circa 1/3 di millimetro, mentre i suoi detriti sono particelle
che possono avere diametri inferiori a 5 m: ciò significa
che esse possono essere inalate in profondità nei polmoni,
determinando facilmente la produzione di IgE e quindi lo scatenarsi
dell'allergia. La sensibilizzazione agli acari della polvere può
essere facilmente evidenziata da un test cutaneo, permettendo
di individuare rapidamente la causa degli attacchi asmatici. Diversi
lavori sperimentali hanno dimostrato un effetto peggiorativo dell'umidità
ambientale (superiore al 50% di U.R. per almeno 2 mesi all'anno)
sulle allergie da acari della polvere. Inoltre, i soggetti che
soffrono di asma allergica da acari sono predisposti ad un'altra
malattia, la dermatite atopica, caratterizzata da pelle ruvida
ed irritata.
Il corpo degli acari è composto per il 70% di acqua, percentuale
che essi devono mantenere per vivere e riprodursi. La loro unica
fonte d'acqua è rapprentata dal vapore acqueo atmosferico,
che sono in grado di assorbire direttamente per mezzo di una secrezione
salina soprasatura. Le condizioni ambientali ideali per il loro
sviluppo sono rappresentate da un intervallo di umidità
relativa compreso tra il 70% e l'80% e da un intervallo di temperatura
tra 17° e 32°C. Tuttavia, livelli di U.R. maggiori del
55% (a 15°C) ne permettono comunque lo sviluppo. I metaboliti
ed i rifiuti responsabili delle allergie sono comunque prodotti
in quantità durante il massimo sviluppo degli acari, oltre
il 70% di U.R.. Gli acari per sopravvivere si nutrono dei residui
cornei rilasciati dalla cute dell'uomo e degli animali: essi non
sarebbero comunque in grado di assimilarne direttamente i principi
nutritivi, ma necessiterebbero dell'aiuto di alcune muffe del
genere Aspergillus, che proliferano nelle stesse condizioni ambientali.
Gli acari si trovano in notevole quantità in cuscini e
materassi, grazie all'abbondanza di cibo e al livello ideale di
umidità presente in un letto occupato rispetto all'ambiente
circostante. Anche i tappeti folti sono un luogo ideale per lo
sviluppo degli acari, visto anche che in media la temperatura
dei pavimenti è in media di 3,7°C inferiore a quella
dell'aria ambiente: in questo modo, l'umidità relativa
a livello dei tappeti è in genere più alta del 9,6%
rispetto a quella ambientale. La contaminazione da acari è
tipica delle abitazioni e solo raramente colpisce gli altri tipi
di edifici: nelle case esistono molte tipiche fonti localizzate
di umidità (la cottura dei cibi, la doccia, i panni stesi
ad asciugare), mentre non sono ancora abbastanza diffusi condizionatori
d'aria e deumidificatori che possano controllare l'umidità
relativa durante i picchi stagionali.
Esistono numerosi interventi che possono limitare la difffusione
e la riproduzione degli acari. Tra questi possiamo citare la pulizia
con aspirapolvere particolari, la rimozione dei tappeti a pelo
lungo, il regolare lavaggio di lenzuola, federe e cuscini con
acqua calda a 55°C, l'uso di coprimaterassi semi-permeabili,
l'uso di sostanze acaricide. Il momento migliore per intervenire
è in primavera, quando il numero di acari è minore.
L'uso dell'aspirapolvere è efficace solo impiegando sistemi
di aspirazione centralizzata, oppure dotati di filtri ad alta
efficienza o di sistemi di abbattimento delle polveri ad umido.
Gli aspirapolvere convenzionali non solo sono del tutto inefficaci,
ma possono peggiorare la situazione, in quanto lasciano passare
agevolmente dai loro filtri le particelle allergeniche, distribuendole
nell'aria durante la pulizia. In commercio esistono alcuni preparati
acaricidi, tutti a base di benzil-benzoato, da applicare ogni
sei mesi: si tratta di prodotti efficaci, anche se non è
consigliabile ricorrere a mezzi chimici per un problema di qualità
dell'aria (respirare benzil-benzoato invece di detriti di acaro
non migliora il quadro globale della situazione). Soluzioni efficaci
per combattere gli acari consistono nell'impiego di termocoperte
e deumidificatori. Le termocoperte possono essere impiegate anche
quando il letto non è occupato, in modo da ridurre l'umidità
relativa. Riscaldare il materasso quando il letto non è
in uso permette di ridurre la popolazione di acari fino all'84%.
Un deumidificatore può ridurre la concentrazione degli
allergeni del 50%. Un impianto di ventilazione efficace può
essere molto utile per disperdere l'umidità causata dalla
cucina e dalla doccia, nei climi dove l'umidità esterna
non sia molto elevata.
Le muffe sono responsabili di allergie, anche se percentualmente in un numero inferiore di persone (sono causa di non più del 3% dei casi). Possono però indurre altre forme patologiche pericolose come la micotossicosi (intossicazione da tossine) oppure infezioni vere e proprie a carico di vari organi. Le muffe emettono sostanze organiche volatili come metaboliti: queste sostanze, in forma gassosa, sono responsabili tra l'altro del tipico "odore di muffa", nochè di molti dei sintomi tipici della sindrome dell'edificio malato (irritazione di naso, occhi, gola, cefalea, affaticamento). Le specie fungine più diffuse negli edifici sono quelle appartenenti ai generi Aspergillus e Penicillium.
Le muffe traggono alimento da una grande varietà di materiali: legno, cellullosa, fibre vegetali, colle e vernici contenenti sostanze proteiche. Paradossalmente, proprio i prodotti di origine naturale impiegati nell'edilizia "ecologica" sono i più idonei allo sviluppo delle muffe. Per questo motivo, il controllo dei parametri di umidità relativa, ventilazione e temperatura è importante quanto la scelta dei materiali di costruzione e rivestimento degli ambienti, ai fini di una soddisfacente qualità dell'aria indoor. Le muffe possono comunque attecchire anche su superfici metalliche o plastiche, in presenza di depositi nutrienti: un esempio tipico è la proliferazione di colonie fungine sui rivestimenti isolanti e fonoassorbenti all'interno delle condotte dell'aria condizionata, con relativa diffusione di spore direttamente in ambiente. La crescita delle colonie è fortemente condizionata dalla umidità superficiale, più che dall'umidità relativa in ambiente. Le condizioni ideali per lo sviluppo delle muffe sono quelle caratterizzate dalla formazione di condensa. Per quanto riguarda la temperatura, le muffe possono riprodursi agevolmente in un intervallo che si estende da 0° a 40°C, con valori ideali tra i 20° e i 30°C. L'idoneità allo sviluppo delle muffe in un dato materiale di rivestimento è in relazione al parametro di attività (aw) dell'acqua contenuta nel substrato, indice definito dal rapporto tra la pressione di vapore acqueo in superficie rispetto alla pressione di vapore esistente su un film d'acqua alle stesse condizioni di temperatura e pressione atmosferica. Espresso in forma di percentuale, si identifica nell'indice di umidità relativa equivalente. Nelle condizioni tipiche degli ambienti chiusi, l'umidità relativa ambientale ha una influenza relativamente scarsa sull'indice di attività, che dipende invece molto dalle caratteristiche strutturali del materiale. Come accorgimento pratico al fine di limitare la crescita di colonie fungine, si dovrebbero utilizzare come rivestimento materiali con indice aw non superiore a 0,8 (UR equivalente < 80%). Naturalmente è necessario evitare fenomeni di condensazione o di accumulo di umidità dovuta a stillicidio di acqua da sanitari o da infissi.
In generale, i materiali igroscopici porosi dovrebbero permettere
alle muffe di accedere all'acqua con valori di umidità
relativa ambientale più bassi di quanto non permettano
i materiali a superficie liscia: tuttavia, il legno comune allo
stato asciutto si comporta in modo differente. L'acqua assorbita
dai pori del legno viene "sequestrata" dalla cellulosa
delle pareti cellulari, divenendo inaccessibile alle muffe. Ciò
può avvenire anche con umidità relative ambientali
molto alte, almeno finché non venga raggiunto il livello
di saturazione del legno, con relativa perdita di igroscopicità.
In un ambiente normale, caratterizzato da condizioni variabili
nell'arco della giornata, è molto difficile raggiungere
lo stato di saturazione: in questo modo, pannelli di legno poroso
alle pareti possono funzionare come una spugna, in grado di assorbire
e di cedere grandi quantità d'acqua durante il ciclo climatico
delle 24 ore, evitando la formazione di condensa superficiale.
Per questo motivo, purchè l'umidità relativa ambientale
non sia così alta da saturare il substrato, l'impiego di
ampie pannellature di legno poroso può impedire lo sviluppo
di muffe anche a livelli di U.R. medio-alti. Naturalmente l'uso
di vernici sulle superfici di rivestimento degli ambienti può
infuenzare in senso positivo o negativo lo sviluppo delle muffe.
Prescindendo dal contenuto di eventuali sostanze antimuffa, sono
da preferire le vernici a base inorganica, permeabili al vapore
acqueo (traspiranti).
Gli interventi da effettuare dipendono dalle fonti di contaminazione e dalle condizioni climatiche tipiche della zona geografica. Nelle regioni caldo-umide il controllo dell'umidità ambientale è molto importante. In altri climi è importante controllare le fonti interne di umidità, o le infiltrazioni d'acqua attraverso la struttura dell'edificio. Un fattore da considerare con attenzione è la manutenzione degli impianti di condizionamento, specialmente negli edifici non residenziali. Una volta in presenza di materiali contaminati da muffe, è pressoché impossibile tornare ad una situazione accettabile, se non con il rinnovo delle strutture. L'eliminazione dell'umidità non consente di eliminare le spore, mentre l'uso di sostanze biocide non è consigliabile per la natura tossica e corrosiva di questi preparati: inoltre si rischierebbe di selezionare dei ceppi resistenti (è bene segnalare che la sostanza antimuffa maggiormente venduta, con nomi, marchi e costi differenti, altro non è che la comune candeggina). Per questo motivo gli interventi correttivi possono solo avere un effetto preventivo per scongiurare la contaminazione dei rivestimenti sostituiti.
La maggior parte delle malattie respiratorie batteriche e virali
si trasmettono da soggetto a soggetto, attraverso l'inalazione
di aerosol infetto emesso con starnuti e colpi di tosse. La maggioranza
di queste particelle possiede una massa tale da provocarne la
precipitazione nel raggio di un metro. Le particelle più
piccole invece, possono formare per disidratazione dei nuclei
di condensazione di diametro molto piccolo (da 0,5 a 5m), che
possono rimanere in sospensione nell'aria per molto tempo. L'umidità
relativa può influenzare il processo di disidratazione,
che a sua volta determina la grandezza delle particelle e di conseguenza
il tempo di decadimento.
L'umidità relativa può determinare effetti complessi sulla trasmissibilità e sulla virulenza di molti agenti patogeni batterici e virali. Alcuni batteri sopravvivono a stento in particolari intervalli di umidità: ad esempio, la Legionella pneumophila ha una trasmissibilità molto bassa tra il 50% ed il 60% di umidità relativa. Alcuni ceppi virali sono instabili nell'aerosol atmosferico a diversi livelli di U.R., a seconda delle loro diverse caratteristiche strutturali. Generalmente parlando, si può dire che livelli di umidità relativa medio-alti diminuiscono la trasmissibilità aerogena della maggioranza delle malattie respiratorie batteriche e virali.
Sono pochissimi i batteri patogeni per l'uomo in grado di moltiplicarsi
in ambiente, al di fuori del corpo umano: la Legionella
pneumophila è uno di questi, batterio responsabile
di una grave forma di polmonite, il morbo del Legionario. Il morbo
del Legionario è attualmente l'unica forma patologica di
importante rilevanza clinica causata da sviluppo di cariche infettanti
in ambiente. L'instaurarsi di colonie di Legionella è
in correlazione alla presenza di acqua stagnante di condensa all'interno
degli impianti di condizionamento: si tratta comunque di casi
numericamente limitati. E' da sottolineare in proposito il concetto
di carica infettante: ovvero, la presenza di un determinato
agente patogeno nell'aria non è sufficiente di per sè
a causare la malattia, ma è necessario inalare una adeguata
quantità minima di micro-organismi per scatenare l'infezione.
Per questo motivo è assolutamente importante una adeguata
ventilazione degli ambienti (vedi raccomandazioni ASHRAE 62-1989),
in modo da ridurre la concentrazione di eventuali batteri o virus
infettanti presenti in sospensione.
La formaldeide si trova comunemente in numerosi materiali da costruzione
e rivestimento, particolarmente nei derivati del legno, come il
compensato ed il truciolare: è inoltre il componente pricipale
della schiuma isolante all'urea-formaldeide. La formaldeide è
altamente solubile in acqua, irritante per le mucose oculari e
del primo tratto dell'apparato respiratorio già alla concentrazione
di 0,1 ppm. E' una delle sostanze con accertata azione mutagena
e cancerogena. Per questo l' Organizzazione Mondiale per la Sanità
(OMS) ha stabilito un livello massimo ammissibile di 0,1 mg/m3
negli ambienti chiusi. Il rilascio di formaldeide da parte dei
substrati è in funzione della temperatura e dell'umidità
ambientali. Un aumento dell'umidità relativa dal 30% al
70% può causare un raddoppio della concentrazione in aria
di formaldeide; lo stesso incremento lo si può osservare
innalzando la temperatura da 14° a 35°C.
L'ozono è un noto irritante delle vie respiratorie, conosciuto anche come il maggior componente del cosidetto "smog fotochimico", che rende irrespirabile l'aria delle nostre città nelle giornate di sole senza vento. In tali condizioni l'ozono si forma in abbondanza da reazioni tra idrocarburi incombusti ed ossidi di azoto, catalizzate dalla luce solare. A causa del fortissimo potere ossidante e dell'elevata solubilità in acqua, l'ozono può arrivare in profondità negli alveoli polmonari, compromettendo la funzionalità respiratoria. Irrita fortemente anche le mucose oculari. La principale fonte di contaminazione indoor è rappresentata dall'immissione di aria esterna urbana. Le fonti interne sono rappresentate da apparecchiature funzionanti ad alta tensione o per mezzo di raggi ultravioletti, come fotocopiatrici, stampanti laser o macchine per la riproduzione dei disegni con procedimento diazo. La concentrazione di ozono nei locali chiusi è variabile dal 10% all' 80% del valore esterno, ma poichè la maggior parte di noi passa il 90% del proprio tempo all'interno, i livelli di esposizione (concentrazione x tempo) possono essere comunque elevati.
Come nel caso dell'ozono, anche gli ossidi di azoto e le anidridi
solforose trovano le loro fonti più importanti nell'ambiente
esterno. Gli ossidi di azoto sono comunque prodotti in abbondanza
anche da fornelli e bruciatori a gas per usi di cucina e riscaldamento.
Questi composti dell'azoto e dello zolfo reagiscono con l'umidità
dell'aria formando aerosol acidi che vengono spesso reperiti nell'atmosfera
indoor. Questi aerosol possiedono una forte azione irritante sulle
membrane mucose dell'occhio e dell'apparato respiratorio. Rivestono
anche una azione corrosiva per le superfici metalliche e rappresentano
una delle cause più comuni di malfunzionamento di apparati
elettrici ed elettronici, danneggiando le superfici di contatto
all'interno dei connettori.
Gli agenti patogeni infettivi trasmessi in sospensione nell'aria
ambientale sono una realtà da considerare attentamente:
le fonti sono rappresentate dal tratto terminale dell'apparato
respiratorio, a volte anche dalla pelle, delle persone ammalate.
Le cariche infettanti possono essere disperse nell'aria attraverso
diversi meccanismi, ma esse sono comunque veicolate da particelle
di aerosol o polveri. L'umidità ambientale può influenzare
il diametro ed il tempo di decadimento al suolo di queste particelle.
Elevati livelli di U.R. determinano particelle più "pesanti",
che precipitano in minor tempo, diminuendo la probabilità
di trasmissione aerogena. Questo fatto suggerisce di mantenere
una umidità relativa maggiore del 50% nelle situazioni
a rischio di contagio.
Implicazioni per la salute | Requisiti ambientali per lo sviluppo | Siti contaminati | Procedure raccomandate di contenimento | |
Acari della polvere | Reazioni allergiche: asma, rinite, dermatite
Allergeni degli acari: detriti corporei e feci sono la causa più comune delle reazioni allergiche scatenate dalla polvere domestica Specie comunemente correlate con le patologie: Dermatophago-ides D. pteronissimus (più comune nei climi umidi) D. farinae (tipico dei climi asciutti) | Fonti nutritive: micro scaglie di pelle umana ed animale.
Fonti di acqua:
Umidità relativa critica: dal 55% a 15°C al 75% a 35°C |
(gli acari sono tipici degli ambienti residenziali più che dei commerciali) |
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Muffe | Reazioni allergiche: asma, rinite, dermatite (Alternaria, Aspergillus, Clodosporium, Penicillium)
Polmonite da sensibilizzazione (Clodosporium, Sepula) Micotossicosi (Aspergillus, Penicillium, Stachybotris atra, Trichoderma virde) Infezioni (Aspergillus fumigatus, A. fumigatus histoplasma, Cryptococcus) | Fonti nutritive:
detriti organici, sporco, rivestimenti di origine organica Fonti d'acqua: condensa superficiale
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Batteri e virus | Malattie infettive : trasmissibili facilmente da persona a persona (raffreddore, influenza, morbillo, TBC)
Malattie infettive: correlate con l'edificio (Legionella) |
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