1 - Sulle scale del vento
2 - Notturni
3 - &&&&
4 - Terzine
5 - Epigrammi
Ti ho veduta volare
con ali leggere
fra le fronde dei giorni
e la notte cantava con te.
Qui la bellezza cede
dei colpi del vento
dove sfugge in asciutti sentieri
il giorno piu' atteso.
Chiuse le porte del mondo
che amo
il solitario gelo,
dove imprimesti la traccia di fuoco.
Sara' come stare supini
nel mare, sdraiati
in un cielo di suoni
leggeri,
respirare la vita dagli occhi
tuoi e del vento,
nascondendo un istante
la nostra paura
lontani dall'eco dei morti
voraci.
Quando anch'io avro' imparato a strisciare
sul ripido vetro della morte
e avro' gli occhi pesanti
dei non-viventi,
quando il tuo sguardo appeso
ad un filo di vento
si spegnera' nel manto del silenzio,
solo allora sapro' guardare i morti
e sentirmi, con loro, sconfitto.
Sei un vento solenne, adagiato
dove indugia il torpore
della prossima notte
e accarezza le foglie del tempo
Sei la paura che ho in mano
e addomestico giorno per giorno,
come un gatto raccolto per strada.
Non piu',
fanciulle dalla sacra
voce di miele
reggon le mie ginocchia.
Fossi,
fossi un cerilo
che vola sull'onda fiorita
libero con le alcionio,
sacro uccello del mare.
Se la mia arma fosse
il tuo limpido sguardo
e se il mio cielo fosse
il tuo alone di lucciola
vorrei andare ogni notte
a pescare le stelle, e tante
ne prenderei all'amo
dei tuoi occhi profondi.
Parlo al mio amore
che spunta con la luna
parlo alle stelle dei tuoi occhi scuri.
Vorrei baciare il cielo
Neanche tu sei felice
che ti innamori al volo come il fiore
s'invaghisce dell'aria.
Neanche tu sei felice
tu che non hai paura di sognare
ma la notte non dormi
e inseguito dai sogni ti nascondi;
forse per te ha cantato
questa notte il tuo mare
e da lontano ne hai sentita l'eco
mentre ascoltavi al buio la paura
Ancora ti avvicini
quando il mare ti porta,
e la tua voce brilla
dentro il silenzio dei miei muri asciutti;
sotto il mio cuore il nido
che ti apprestai sognando le tue estati
e' un altare di fuoco senza fiori.
Forse ti sogno ancora e di lontano
forse tu mi saluti
con il profumo delle sere spese
ascoltando la vita
che mi donavi, ignara.
Sotto la notte il lampo
della tua luce fioca
e' un assaggio di sole e di tristezza.
Tu dici:e' notte, e ti si spegne il labbro
sulla parola lieve
che hai regalato a me sotto la nebbia
di un tramonto pesante.
Tu dici: e' notte, e mi mostri lo sguardo
delle foglie d'autunno
che ti cadono attorno, come stanche.
Tu dici: e' notte, e svanisci col giorno.
Quando saranno morti
i profeti dell'alba nel mio cuore
e ascoltero' in silenzio
gli ultimi echi delle loro voci,
voglio essere cieco, perche' allora
non ci sara' gia' piu' una stella in cielo,
non il chiaro respiro della luna
e le luci lontane.
Ho abbandonato un sogno e una canzone
sul prato della notte
per non vedere l'alba insieme a loro,
ed ho aspettato il sole
col mio amore lontano
tra i viali di un giardino di pensieri
dove passavi, chiara.
Le tue parole e il tuo divieto, bianco
come la cera delle tue candele,
tra le mani gelate;
e' tornato il mio sogno, e la canzone
mi e' scivolata accanto.
&
Ho incontrato la morte
negli occhi di una donna
lucidi di vino
e di stanchezza
.
.
.
e il suo velo leggero
era un muro di pianto.
Li' mi sono specchiato
e ho visto il buio che mi stava accanto.
Anche i miei occhi al soffio
della brezza d'inverno
si appoggeranno al cuore della sera
e poserai, serena
come il tuo canto di strumenti antichi,
sulla mia mano ansiosa;
quando il tuo cuore in volo con la notte
riscaldera' la luna
troverai nei tuoi sogni il mio respiro.
Il giorno soffocava di paura;
non e' bastato certo
illuminarsi un attimo a vicenda.
Aspetterai il tramonto
seduto all'orizzonte
con i tuoi fogli ancora bianchi in mano
e tenderai attento,
con mille amanti infreddoliti e muti
un agguato alla luna.
EPIGRAMMA
Anche gli angeli affondano
nel caldo di una pietra al sole
e non li piange il vento
ne' una risacca li riporta al cielo.
Basta una pioggia e cadono
gualcite le ali divine.
Ascolta, e' il tuo silenzio
che ti richiama ansioso dalla notte
ovattata dei boschi, e la tua stella
che ti vuole scaldare con un raggio
- l'ultimo, forse - che ti abbracci il volto;
e' la paura
che t'invita dal gorgo dei tuoi pianti
dove hai nuotato accanto alle sirene
e non ti sei schermito;
e' la tua morte
che dirige l'orchestra,
e i tuoi giorni ti danzano nel cuore
come cigni lontani.
Rimani, ascolta
e se hai voce rispondi
al silenzio alla stella alla paura
alla morte, e alla vita
che vola avanti a te senza conoscerti
e ti saluta, stanca.
avevi eluso il vento
avevi
eluso
Pallido si nasconde
sotto il respiro lento di chi aspetta
si nasconde tra i rami e tra le pietre
Sono liberi i morti e pochi pazzi
e innamorarsi o fabbricare arte
e' un surrogato astuto
non e' libero il mondo di non essere
o di essere morto chi non vive
non e' libero il giorno di durare
oltre la sera e non e' libero
di avere un mazzo nuovo
chi ha sbagliato a giocare le sue carte
(e' un solitario a volte appassionante)
Liberi tutti
se morisse il tempo
e mi fermasse il cuore per la strada.
Avevi le parole della notte
e ho provato a inseguirle tra le dita
delle mie mani mentre
gia' mi sfuggivo ed ero assente
o passato remoto nel presente.
Tutti gli angeli muti della notte
in processione lenta
guardano il suolo e il cielo, ed in silenzio
alzano un inno di farfalle scure
verso il tramonto, e piangono.
Tutti gli angeli muti della notte
quando la luna illumina i giardini
calano tristi aterra
ed ognuno di loro, con pazienza,
spolvera la sua lapide in silenzio.
I - MARGHERITA
Strade uguali, noiose
appendici di noia
parole che ammazzano senza
parlare
un fiore
in un prato impensato
in un angolo mai esplorato.
(gennaio 1997)
II
Forse curioso
forse morto
forse piu' vivo
forse lontano
da me.
Forse soltanto
noioso
forse e' una bella parola.
(gennaio 1997)
III
Spesso, le cose fanno
piu' delle persone.
Spesso, un odore vale
piu' di una parola.
Spesso, un fiore e' ricco
piu' del giardino.
Spesso, mi chiedo
dove sono.
(gennaio 1997)
IV
Dolce dea dell'amore,
due parole
se posso disturbarti.
L'hai visto il sole di oggi
in quel sorriso?
Io l'ho visto e non so come parlarne.
Tu hai parole?
(gennaio 1997)
V - LA POESIA DELLE MARGHERITE
Margherite, pallidi giorni
di un rincorrere eterno,
umide luci di quel prato grigio
che conosciamo,
margherite, fiori del girno breve
che sfiorisce.
Margherite, un odore
di erba tagliata
e' cio' che potremo raccogliere
e godere
prima che questo inverno
ci trasformi.
Ci chiniamo sul prato,
su questo prato dai tanti profumi,
come ci fosse il sole
sotto queste ginocchia
a ricordarci il tempo,
che c'e'
e si mostra, ed ammicca,
feroce.
I rami secchi di quel magro albero
lo dicono,
lo dicono anche i tuoni dietro al muro
che non vedi.
Ogni volta e' un silenzio
dopo il frastuono,
una lunga canzone
di luci.
Uno stecco si spezza
tra i piedi.
Una parola, un niente,
la margherita.
Un desiderio di cui non parlare,
una mano che stringe,
una voce
e un respiro.
Margherite,
arriverete un giorno.
Forse saro' sul prato ad aspettarvi
o forse altrove.
Ma sentiro' la vostra
musica
sottile.
(febbraio 1997)
VI
Non e' il momento
di scrivere.
Prima o poi la saggezza
ci uccidera'.
(febbraio 1997)
VII
C'e' qualcosa di bello
in questa notte?
C'e' un silenzio piu' forte
delle parole?
C'e' un gesto?
Vi prego, tutti,
non fatemi domande.
Qui sto e qui resto
e tradurro' Catullo.
(febbraio 1997)
VIII - Da CATULLO
Viviamo, Lesbia mia, ed amiamo,
i vecchi bigotti
non valgono un soldo.
Vengono e vanno i giorni:
ecco, una volta, una breve luce;
una notte sola, perpetua,
dovremo dormire.
Dammi mille baci poi cento,
poi mille ancora e poi ancora cento
poi ancora mille, e cento.
Poi,
dopo tante migliaia,
imbroglieremo i conti
per non sapere,
e che nessun malvagio possa
volerci male,
per tanti baci.
(febbraio 1997)
IX - LETTERA
Ti scrivo, e intanto scrivo a me, se posso
perche' e' una notte lunga
e a parlare da solo
mi stanco.
I tuoi giardini, pare, sono chiusi
fino a quando non so, ne' me lo dici.
Ma non per questo sono meno allegro,
visti da fuori i prati sono belli
come sempre e di piu',
e non sta scritto in alcun luogo, sai,
che per godere di un bel parco occorra
calpestare le aiuole.
(marzo 1997)
X
Aspetto, mi va bene,
anche se non so cosa.
Passo notti ad attendere,
e giorni silenziosi.
Aspetto, sto seduto
a un tavolo del bar.
Mentre dormo ti abbraccio,
e aspetto un po' lontano.
Tutt'intorno mi scappa
il resto dei miei giorni.
Poche cose, normali
conseguenze.
E io aspetto, da sempre,
non che io non ci provi
a andare incontro al resto,
ma, da sempre, ho visto
che aspettare ristora,
che aspettare e' piu' lieve
che non rincorrere i fantasmi in casa.
Ti aspetto, qui seduto.
E quando vuoi, vieni.
(marzo 1997)
XI - MISER CATULLE
Mio povero Catullo,
smetti di far cazzate,
quello che e' morto e' morto.
Ci sono stati i giorni luminosi
quando facevi quello che voleva
lei,
da noi amata come mai nessuna,
molte cose giocose facevamo,
che tu volevi e lei non ti negava.
Davvero erano giorni luminosi.
Ma lei non vuole piu':
e tu, impotente,
non inseguire chi ti sfugge e non
soffrire,
ma, ostinato, tieni duro.
Stammi bene, bellezza,
Catullo tiene duro,
e non ti cerca e non ti prega invano:
ma soffrirai, a non esser cercata.
Che ti rimane della vita, sciocca?
Chi verra' a te? A chi parrai bella?
Chi amerai ora?
Di chi diran che sei?
Chi bacerai? Che labbra morderai?
Ma Catullo, davvero, tieni duro.
(marzo 1997)
XII
Tutto finisce, e tutto continua,
non c'e' equilibrio che duri un istante,
si sta fermi la' dove tutto corre
poi si vola nell'aria non turbata.
Tutto finisce, e tutto continua,
la parola si ferma nel momento
che piu' la chiama a dare una risposta
poi corre, senza senso, impazzita
quando serve silenzio.
Tutto finisce, e tutto continua,
muoiono i fiori e vivono, incongrui,
al tempo stesso, pur senza saperlo,
un'ora vivi e l'altra ancora vivi
o morti, se li guarda il giardiniere
nella luce sbagliata.
Ma continua o finisce il giardiniere,
seduto ad aspettare chissa' cosa,
quando il sole tramonta?
Tutto finisce, e tutto continua,
finisce il soffio di un respiro amico
ma lo senti vicino ogni momento,
finisce il vento e te ne fai portare.
Finisce un tempo di canzoni lievi
ma canto ancora, perche' e' notte e suono,
finisce tutto, ma ci sei ancora
dolce dea dell'amore, ti ricordi?
Tutto finisce, tutto ricomincia.
(marzo 1997)
Carlo Bergonzoni - 1997